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Il Mondo

Quali etichette nel salotto di Campari ... “L’obiettivo? Essere un player di riferimento sul mercato del vino di qualità”. Il piano di Andrea Montorfano managing director della business unit wines del gruppo Campari, la multinazionale del beverage, poggia prima di tutto sulla crescita organica delle quattro aziende di proprietà: Sella e Mosca in Sardegna, Enrico Serafino in Piemonte, Teruzzi e Puthod in Toscana e Château Lamargue nel Sud della Francia. Queste hanno remato forte nel 2010, registrando un incremento brillante (13,7%), alimentato soprattutto dall’export (+18%), in particolare in Germania, Usa, Canada, Regno Unito, Giappone e Belgio. Ma c’è di più. Seconda gamba della strategia di sviluppo è l’aggregazione di cantine coerenti con la filosofia operativa e il livello produttivo del polo vini di Campari. In pratica accordi di distribuzione, in esclusiva per Italia ed estero, con aziende legate al loro territorio. È nata su queste basi, nel 2010, la prima intesa con la famiglia Cecchetti proprietaria di Icario in Toscana, seguita da tre nuovi accordi, ancora freschi di stampa: con la lombarda Le Fracce nell’Oltrepò, di proprietà della Fondazione Bussolera Branca, con l’altoatesina Fr. Kupelwieser della famiglia Zemmer, con la tenuta Capraia nel Chianti classico. Finito? Macché. “Contiamo di portare a bordo altre aziende in regioni come Sicilia, Campania, Puglia”, rivela Montorfano. Funzionerà il modello di business? “In questi primi mesi abbiamo evidenze positive e ci piacerebbe che a fine 2011 i quattro accordi riuscissero a rappresentare il 5% del nostro fatturato”.

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