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VISIONI DI FUTURO

Il “Pacchetto vino” alla sfida della Pac, in uno scenario che cambia, sul tavolo della filiera

Gestione dell’offerta, ruolo dei Consorzi, distinzione tra vini no e low alcol al centro del confronto, firmato, nei giorni scorsi, da Ugivi
ASCOVILO, CONSORZIO DOC DELLE VENEZIE, CONSORZIO GARDA, CONSORZIO VALTENESI, COOPERATIVE, EFOW, LUCA RIGOTTI, PACCHETTO VINO, RICCI CURBASTRO, UE, UGIVI, vino, Italia
Il “Pacchetto vino” alla sfida della Pac, in uno scenario che cambia

“Il Pacchetto vino è stato un successo politico della filiera vitivinicola europea e frutto di una nuova positiva stagione di dialogo tra politica, istituzioni e rappresentanti delle imprese, ma il percorso non è ancora concluso. Dobbiamo lavorare agli atti delegati e, soprattutto, vanno difese le conquiste ottenute per favorire la competitività delle imprese nelle trattative per la Pac: abbiamo vinto una battaglia, ma solo dopo la definizione della nuova Politica Agricola Comunitaria (Pac) potremo dire di aver vinto la guerra”. Ignacio Sánchez Recarte, segretario generale Cevv, è stato molto netto nel tracciare i prossimi obiettivi del confronto europeo sulle misure approvate lo scorso febbraio con il pacchetto vino (Reg. UE 2026/471) nel suo saluto al convegno “Il vino cambia: sfide e opportunità. Il Pacchetto Vino e le sue prime applicazioni”, organizzato nei giorni scorsi da Ugivi-Unione Giuristi della Vite e del Vino, in collaborazione con Cantina Sociale di Quistello, Camera Civile di Mantova e Legal Hackers Mantova, nella cooperativa vitivinicola mantovana.
Anticipando l’avvio della road map politica verso la Pac - che ha visto, in questi giorni l’importante tappa organizzata dal Ceev a Taranto con il Commissario Europeo Christoph Hansen - Recarte ha sottolineato due aspetti del provvedimento su cui la filiera europea del vino deve far leva per affrontare il delicato momento di difficoltà del mercato e la battaglia che porterà a disegnare la nuova Pac: il positivo clima di dialogo con la politica e le istituzioni Ue, inaugurato con l’approvazione del wine package e portato avanti dal Commissario Hansen, e le misure per la competitività delle imprese vitivinicole europee. Tra queste, in prima battuta, quelle per regolare l’offerta e gestire il potenziale che hanno attraversato tutto il confronto svoltosi a Quistello tra i rappresentanti del comparto intervenuti: Luca Rigotti (presidente delle Confcooperative Vino e del Gruppo di Lavoro Vino di Copa Cogeca), Riccardo Ricci Curbastro (presidente Efow - European Federation of Origin Wines), Mario Danesi (vice presidente AsCoViLo - Associazione dei Consorzi di tutela dei Vini Lombardi), Carlo Alberto Panont (direttore del Consorzio Garda Doc e della Valtenesi) e Stefano Sequino (Direttore Consorzio Doc delle Venezie). Misure oggi al centro di un animato confronto tra le associazioni del comparto e nei territori in vista di una vendemmia, ormai vicina, che impatterà su una Cantina Italia già “piena” - con 50 milioni di ettolitri di giacenze (49,1 al 30 maggio, più di una vendemmia media) - complicando ulteriormente una difficile situazione del mercato. Ma al centro del dibattito, è stata proprio l’Analisi del Pacchetto vino ed il suo percorso.
“Dall’11 settembre 2024, con la prima riunione del Gruppo di Alto Livello sulla politica vitivinicola - ha ricordato il giornalista Giulio Somma, che ha moderato l’incontro - sono stati necessari circa 18 mesi di confronto serrato per arrivare a votare un pacchetto di misure molto ampio che, modificando i quattro pilastri del settore - il regolamento sull’organizzazione comune dei mercati (Ocm) per il settore vino, sui piani strategici della Pac, sulle Indicazioni Geografiche dei vini e dei prodotti agricoli e sui prodotti aromatizzati a base di vino - tocca tutti i temi principali del comparto: dalla gestione del potenziale alla regolazione dell’offerta, dalla promozione all’internazionalizzazione, dall’etichettatura ai dealcolati, con importanti novità in tema di enoturismo, gestione delle conseguenze del cambiamento climatico, fino alla sostenibilità”. Un confronto costruttivo reso possibile dal nuovo clima di disponibilità all’ascolto da parte di istituzioni e politica europea, hanno voluto ricordare insieme Riccardo Ricci Curbastro (che ha parlato di “cambio di paradigma” da parte della politica europea) e Luca Rigotti, rimarcando quanto sottolineato dal Segretario del Ceev, Recarte, sul produttivo rapporto di dialogo imprese-politica-istituzioni che apre sotto i migliori auspici il percorso verso la nuova Pac (“dobbiamo trasferire le misure del “Pacchetto vino” nella Pac per renderle stabili”, ha sottolineato Rigotti) dove però nessuno si nasconde o sottovaluta i rischi di un confronto che rimetterà al centro la necessità di difendere la specificità del settore vitivinicolo.
L’analisi giuridica delle normative sui principali temi del “Wine package” è stata al centro degli interventi degli esperti Ugivi, Filippo Moreschi, Dino Tedeschi, Elisa Pradella, Alessandra Zuccato e Gloria Trombini, che hanno illustrato le nuove norme in tema di gestione del potenziale e regolazione dell’offerta, competenze nell’enoturismo, riforma della disciplina dei vini dealcolati con un focus sull’istituto della società tra professionisti, una moderna forma di collaborazione tra agronomi e avvocati in grado di offrire un servizio integrato alle imprese vitivinicole. “Un insieme integrato di norme - ha voluto sottolineare Filippo Moreschi, vicepresidente Ugivi - che, al di là del valore dei contenuti specifici, introduce preziose disposizioni di armonizzazione delle normative, favorisce e incrementa l’azione regolatoria degli Stati membri, il contributo delle organizzazioni interprofessionali e dei gruppi di produttori, anche sotto il profilo dell’orientamento sui prezzi delle uve/mosti/vini sfusi destinati alle Do o alle Ig, introducendo disposizioni di maggior tutela dei consumatori”.
Come detto, molto del dibattito attuale si concentra su temi come governo dell’offerta, progetti di sviluppo dei territori, ruolo dei consorzi, enoturismo e vini a basso grado alcolico. Luca Rigotti, dopo aver evidenziato la necessità di riproporre nella Pac la misura, non inserita nel Wine Package, del “carry over” (cioè la possibilità di trattenere in un apposito fondo dello Stato Membro le risorse non spese nell’esercizio precedente per destinarle alla gestione delle crisi), ha voluto leggere la nuova normativa europea come uno stimolo alla elaborazione, sul piano locale, di progetti e programmi di lungo periodo sui territori viticoli. “Il settore deve fare un salto di qualità culturale diventando protagonista di una nuova visione di sviluppo - ha detto Rigotti - costruendo progetti di crescita tarati sui diversi territori nell’ambito dei quali adottare gli strumenti di gestione del potenziale che il pacchetto vino ci mette a disposizione”. Progetti portati avanti dai Consorzi di tutela, insieme alle Organizzazioni interprofessionali e agli enti locali (le regioni in particolare) “che devono anche rispondere alle esigenze di aggregazione e coordinamento delle realtà produttive e territoriali medio-piccole o dotate di minori risorse”, ha rappresentato il presidente della cooperazione vinicola. Che ha aggiunto: “le misure emergenziali approvate ed incrementate dal Regolamento Europeo, come la distillazione, la vendemmia verde e l’estirpazione, infatti, se applicate secondo un approccio lineare ed omogeneo a livello nazionale, non possono rappresentare la soluzione della crisi per quei territori, e sono molti in Italia, che in termini economici, culturali, paesaggistici non hanno valide alternative alla viticoltura” (concetto già espresso nei giorni scorsi anche a WineNews).
L’esplicito, seppur non citato, richiamo alle ipotesi avanzate nei giorni scorsi di taglio orizzontale e generalizzato delle rese e blocco delle autorizzazioni, avanzate da una parte della filiera (Unione Italiana Vini), è stato ripreso anche da Riccardo Ricci Curbastro, che, prendendo le distanze da posizioni generalizzanti, ha ricordato la necessità di calibrare le misure adottate a livello locale, in quanto ogni territorio ha le proprie peculiarità e deve rispondere alle difficoltà ed alle sfide del momento in modo differente, con strategie diverse da area ad area. Riprendendo, poi, l’altro spunto lanciato da Rigotti a proposito della necessità di riorganizzare e aggregare le realtà produttive sui territori, il presidente dei consorzi europei è tornato sulla necessità di razionalizzare i servizi delle realtà consortili più piccole favorendone l’accorpamento (lavorando però in parallelo anche ad una revisione del sistema delle Do) per migliorarne l’efficacia e l’impatto, tanto più oggi che la crescita di responsabilità e competenze portata dalle recenti normative aggiunge nuova pressione organizzativa a queste strutture. Tra queste nuove competenze, Ricci Curbastro (richiamando la sua esperienza quale presidente di Equalitas) non poteva evitare il riferimento alla sostenibilità. “Per i Consorzi di tutela, dotarsi di certificazioni di sostenibilità, nelle loro diverse declinazioni Esg - ha detto - può essere la premessa indispensabile per una tutela collettiva ed integrata dell’ecosistema territoriale e di un nuovo rapporto con i consumatori di ogni età e livello, basato sulla buona reputazione e su vere pratiche di attenzione ambientale, sociale, di governance”. L’allarme sulle difficoltà crescenti di gestione dei Consorzi di tutela, anche alla luce dei nuovi compiti e funzioni attribuite a queste realtà, è stato ripreso da Carlo Alberto Panont, direttore del Consorzio Garda Doc e della Valtenesi, che si è soffermato sul ruolo centrale dei Consorzi nel campo tradizionale della gestione della produzione e dell’offerta, della promozione, ma anche nelle nuove aree di azione come i servizi turistici o la sostenibilità. “I Consorzi, su cui precipitano nuovi compiti, hanno bisogno di implementare le competenze, le capacità e le professionalità - ha sottolineato Panont - servono quindi maggiori risorse o strutture di servizi organizzate di supporto, perché solo così i Consorzi potranno essere messi in grado di affrontare le nuove sfide congiunte del cambiamento dei mercati, dell’aggiornamento dei disciplinari, anche per inserirvi eventuali norme di sostenibilità Esg, e l’evoluzione delle richieste da parte delle imprese”. Mario Danesi, vice presidente di AsCoViLo - Associazione dei Consorzi di Tutela dei Vini Lombardi, invece, ha sottolineato l’importanza del riconoscimento dell’enoturismo quale attività strategica, come risposta al calo dei consumi ed alle turbolenze del mercato. Il turismo del vino, ha ricordato, è un asset economico capace di portare valore anche ad altri operatori del territorio (ristoranti, ospitalità, ecc.) purché si abbiano gli strumenti e le risorse per operare ed investire. “Ben vengano le risorse che l’Ue ha deciso di mettere in campo” ha sottolineato, che potranno supportare lo sviluppo di attrezzature produttive ma anche di accoglienza, di organizzazione territoriale (segnaletica, mobilità, collegamenti, accessibilità e mobilità sostenibile) e per implementare i servizi. Richiamando il progetto di portale Italiancellardoor.wine portato avanti da AsCoViLo con la professoressa ed esperta di enoturismo, Roberta Garibaldi, Danesi ha ricordato come gestire l’ospitalità comporti l’acquisizione di competenze specifiche, turistiche, digitali, di promozione e comunicazione che consentano, ad esempio, di monitorare i flussi, capire qual è la clientela e registrare le impressioni delle esperienze.
Last but not least, non poteva mancare l’approfondimento sul tema dei vini no-low, sia dealcolati (oggetto dell’intervento di analisi normativa di Alessandra Zuccato, Uiv) sia “a basso grado naturale” trattati da Stefano Sequino, direttore del Consorzio Doc delle Venezie. “La crescita costante del segmento no-low sui mercati mondiali e la pressione del cambiamento climatico sul potenziale alcolico delle uve - ha detto Sequino - rendono sempre più necessario individuare strumenti agronomici capaci di preservare l’equilibrio qualitativo e sensoriale dei vini e ottenere prodotti a bassa gradazione alcolica naturale attraverso specifiche pratiche colturali ed agronomiche, e non mediante processi meccanici di dealcolazione in cantina”.
Il percorso di ricerca avviato dal Consorzio Doc delle Venezie con l’obiettivo di fornire ai produttori strumenti tecnici e scientifici che consentano di tutelare l’identità varietale e la tipicità territoriale del Pinot Grigio Doc delle Venezie, ma nel contempo ottenere vini di qualità a ridotto contenuto alcolico, “presenta un valore strategico in termini di opportunità di posizionamento e ulteriori margini di competitività in un mercato in costante evoluzione - ha sottolineato il direttore del Consorzio - ma oggi è diventato urgente arrivare a riconoscere, sotto il profilo normativo e merceologico, la specificità dei vini a bassa gradazione alcolica naturale, distinguendoli in modo chiaro dai vini dealcolati e parzialmente dealcolati. Si tratta infatti di una tipologia produttiva profondamente diversa, in cui la riduzione del contenuto alcolico deriva da scelte agronomiche e gestionali effettuate in vigneto, e non dall’impiego di successivi interventi tecnologici in cantina. Una distinzione sostanziale - ha concluso Sequino - che può aprire nuove opportunità per le imprese e che merita di essere adeguatamente valorizzata e comunicata anche nei confronti del consumatore”.

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