Dal “no” ad un piano generale di estirpazione dei vigneti per riequilibrare offerta e domanda, ad un “sì”, dove c’è bisogno, ma con un “piano B” per salvaguardare gli agricoltori: è un cambio di rotta ed un’apertura ad una misura controversa, quella del finanziamento dell’espianto dei vigneti (ma già ampiamente adottata in Francia e in altri Paesi produttori, ndr), quella che arriva dalle parole di Lamberto Frescobaldi, presidente Unione Italiana Vini - Uiv (e produttore alla guida del gruppo Frescobaldi), che fino ad oggi, in un dibattito ancora apertissimo nella filiera su quali misure adottare per ridurre una produzione di vino che in parte non trova mercato (al 31 luglio nelle cantine italiane di sono ancora 42,6 milioni di ettolitri di vino, +6,9% sul 31 luglio 2025, secondo dati “Cantina Italia” by Icqrf), ha puntato soprattutto sulla riduzione delle rese per i vini generici (difficile da praticare e insostenibile in certe zone che vivono anche di quantità, secondo molti, ndr), oltre che sullo stop alle autorizzazioni ai nuovi impianti (che, però, anche in questo caso, fatto in maniera generalizzata, penalizzerebbe denominazioni e produttori che, comunque, anche in questa fase generale di contrazione, riescono a crescere, ndr). Mentre ora arriva anche questa apertura sugli espianti “a condizione di”.
Lamberto Frescobaldi, che, in una recente intervista al “Corriere della Sera” (Edizione Firenze, a firma Aldo Fiordelli), ha definito le estirpazioni “inevitabili, ma pericolose”, a WineNews, spiega: “sono sempre stato molto freddo sul tema degli espianti. Poi è vero che ci sono zone che negli anni sono salite un po’ così sul carro del vino, e ora non ce la fanno più. E allora espiantiamo se e dove c’è bisogno, ma con un “piano B” per salvaguardare gli agricoltori. Dobbiamo metterci a tavolino con le organizzazioni per capire cosa possono fare gli agricoltori se si toglie la vigna. Perchè in certe zone se sparisce la vigna, oggi, sparisce l’indotto, sparisce il bar, sparisce il presidio medico. E non è che chi oggi toglie la vigna in quel terreno, oggi si mette a fare grano, che ormai arriva da tutto il mondo, o suini, che ormai arrivano da tutto il mondo, e così via. Se noi arriviamo a togliere le vigne dobbiamo dare un’alternativa, sennò si rischia l’abbandono più totale. Già oggi vengono abbandonati 56.000 ettari di terreni agricoli ogni anno, sono 560.000 ettari in 10 anni. E, cosa fondamentale, non depauperiamo montagna e collina, perchè ci sarebbe il rischio di veder sparire proprio questi vigneti, che sono più “costosi” rispetto a quelli di pianura. E ricordiamoci - continua il presidente Unione Italiana Vini (Uiv) e produttore alla guida del gruppo Frescobaldi, Lamberto Frescobaldi - che c’è una parte in Italia dove il catasto vinicolo non è stato finito, e non è più ammissibile che ci sia uva da mensa che per qualche motivo, perchè non si riesce a venderla, diventa vino. Già regolando come si deve questo aspetto si migliorerebbero le cose”.
Elementi, anche questi evidenziati da Lamberto Frescobaldi, che saranno comunque discussi, tra gli altri, nel prossimo tavolo di filiera atteso dopo la pausa estiva dei lavori parlamentari. Quando l’Italia sarà realmente in piena vendemmia ...
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