Il vino europeo vuol guardare oltre le difficoltà, disegnando un nuovo futuro che passa necessariamente dalla sinergia e della collaborazione tra imprese ed istituzioni nazionali ed europee, basata sulla consapevolezza del valore non solo economico, ma anche culturale, ambientale ed identitario che il vino riveste per l’Unione europea. Messaggio ribadito con forza, oggi, nello European Wine Summit, organizzato dal Comité Européen des Entreprises Vins (Ceev, che rappresenta 25 organizzazioni da 13 Stati Ue, oltre che da Svizzera, Regno Unito e Ucraina, ed il 90% delle esportazioni di vino Ue), guidato da Marzia Varvaglione, in collaborazione con i suoi membri italiani, Federvini e Unione Italiana Vini (Uiv), oggi a Taranto, in Puglia, con una grande presenza delle istituzioni (dal Commissario Ue all’Agricoltura, Christophe Hansen, al Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che è intervenuto in un videomessaggio, dal presidente Ice, Matteo Zoppas, a numerosi membri del Parlamento Ue e rappresentanti della filiera italiana (e preceduto, ieri, da una sessione tecnica ospitata nella storica cantina Leone De Castris, ndr).
Lo scenario è quello raccontato dai numeri: i consumi sono passati da 242 milioni di ettolitri nel 2016 ad una stima di 208 milioni di ettolitri nel 2025, con una diminuzione del 14% nell’ultimo decennio. Dopo aver raggiunto il valore record di 38 miliardi di euro nel 2022, gli scambi internazionali si stanno assestando intorno 33,8 miliardi di euro annui. Eppure, “in questo contesto, il modello vitivinicolo europeo - che collega la produzione locale ai mercati globali attraverso filiere integrate - rappresenta un elemento fondamentale di resilienza e competitività. Garantendo sbocchi commerciali alla produzione, assorbendo la volatilità dei mercati e sviluppando marchi capaci di affermarsi oltre i confini nazionali, le imprese del vino mettono in connessione i territori vitivinicoli europei con i consumatori di tutto il mondo, consentendo a migliaia di produttori di mantenere la propria competitività in un’economia globale sempre più sfidante. Questo sistema integrato, nel quale produzione, innovazione e domanda operano in modo sinergico, sostiene il contributo di 130 miliardi di euro che il settore del vino apporta all’economia europea”.
Il focus è stato sul rafforzamento della competitività del settore, sull’aumento dell’attrattività del vino presso i consumatori, sull’adeguamento degli strumenti politici alle attuali dinamiche di mercato e sulla necessità di un approccio basato su evidenze scientifiche nelle politiche relative alla salute. Ed è stato sottolineato come il riconoscimento del ruolo strategico delle imprese del vino nella filiera, il rafforzamento dell’accesso ai mercati internazionali, una regolamentazione proporzionata ed armonizzata e un migliore equilibrio tra obiettivi di sostenibilità e sostenibilità economica siano elementi essenziali per accompagnare la transizione del settore.
“Non siamo qui per lamentare le nostre difficoltà. Siamo qui perché crediamo nel vino. Il vino europeo rappresenta storia, cultura, territori, artigianalità e convivialità. Per garantirne il futuro dobbiamo riallacciare il rapporto con la società, attrarre nuovi consumatori adulti e riaffermare il valore della cultura del vino come pilastro essenziale della sostenibilità”, ha detto la presidente Ceev, Marzia Varvaglione. Due i temi al centro del dibattito: il futuro della Politica Agricola Comune (Pac) e l’adattamento delle misure di sostegno per il settore vitivinicolo, nonché il rapporto tra vino, scienza e politiche sanitarie. Dove tutti hanno ribadito “l’importanza di garantire che le future politiche europee sostengano investimenti, innovazione e competitività, preservando al contempo il contributo culturale ed economico del vino alle aree rurali e alle comunità europee”, e la necessità di “mantenere relazioni commerciali stabili e prevedibili e di rafforzare la capacità del settore di rispondere alle aspettative dei consumatori e alle dinamiche dei mercati globali in continua evoluzione”.
“Il vino europeo è molto più di un prodotto agricolo. Fa parte del nostro patrimonio culturale, delle nostre identità regionali e delle nostre economie rurali - ha ribadito, dal canto suo, il Commissario Europeo per l’Agricoltura e l’Alimentazione Christophe Hansen - e custodisce un know how tramandato da generazioni. Oggi a Taranto ho voluto soprattutto ascoltare direttamente i produttori e comprendere le difficoltà che stanno affrontando in una fase caratterizzata da importanti sfide di mercato, climatiche e legate ai consumatori. È proprio per questo che abbiamo presentato il “Wine Package” (pacchetto vino, ndr), per fornire agli Stati membri e al settore strumenti concreti a sostegno dell’adattamento e del rafforzamento della competitività. Un dialogo aperto e continuo tra decisori politici e il comparto è fondamentale per individuare soluzioni di lungo periodo per il settore vino europeo”.
“Le discussioni di oggi hanno confermato un ampio consenso lungo tutta la filiera vitivinicola e tra i decisori politici: l’Europa ha bisogno di una strategia coerente e orientata al futuro per il vino. Il settore sta affrontando profonde trasformazioni, ma dispone anche di solide risorse e importanti opportunità. La nostra responsabilità collettiva è garantire che le decisioni politiche sostengano resilienza, competitività e crescita sostenibile”, ha concluso il segretario generale Ceev, Ignacio Sánchez Recarte.
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