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Il Secolo Xix

Sfida tra bollicine: i big dell’economia brindano italiano ... Il mondo della finanza e dell’industria brinderà al nuovo anno con “bollicine” nazionali. Da un sondaggio de’ Il Secolo XIX, che ha chiesto ad alcuni nomi rappresentativi dell’economia italiana con quale vino festeggeranno la notte di San Silvestro, risulta infatti una spiccata preferenza per gli spumanti “metodo classico” del Trentino, del Piemonte o della Franciacorta, anche se non mancano gli affezionati dello Champagne. Alessandro Profumo, amministratore delegato di
Unicredito Italiano, per esempio, brinderà al nuovo anno con un Trento Doc, il Giulio Ferrari Riserva del Fondatore. «Sono buon amico - spiega - di Mauro Lunelli». “Bollicine” Ferrari anche in casa di Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni, manager di esperienza internazionale che ha sempre conservato una predilezione per i prodotti “made in Italy”. Carlo Pesenti, amministratore delegato di Italmobiliare, sceglierà invece un blasonato Franciacorta, Bellavista. Il forte legame con la terra d’origine orienterà le scelte degli imprenditori Luciano Benetton, a capo di una multinazionale dell’abbigliamento, e Flavio Repetto, titolare della Elah Dufour Novi, azienda leader del cioccolato made in Italy. Benetton, che è di Treviso, brinda con il Prosecco “1” Aneri, un vino che è sovente protagonista dei brindisi dei capi di stato. Repetto, invece, stapperà nella sua casa di campagna vicino a Novi una
bottiglia di Spumante Brut Riserva Giuseppe Contratto dell’omonima casa di Canelli: «Grande tradizione quella di Contratto - spiega - è stato un pioniere dello spumante di alta qualità, e, ora dopo un periodo in cui è stato un po’ in ombra, è tornato, con la nuova proprietà, Bocchino, a esprimere grandissimi vini». Berrà piemontese anche il “numero uno” del gruppo Fondiaria-Sai, Fausto Marchionni, che però non rivela l’etichetta. «Sicuramente - conferma -saranno “bollicine” della nobile tradizione piemontese». Diverse, invece, le preferenze di Alessandro Garrone, amministratore delegato del gruppo Erg. «Sono disponibile a bere in compagnia Spumante o Champagne - spiega - ma francamente preferirei avere nel calice un vino fermo, un
rosso della Toscana». Quale? «Un Chianti Castello di Nipozzano di Frescobaldi, per esempio». C’è infine chi resta fedele alla tradizione dello Champagne, ma predilige produzioni selezionate. Come l’imprenditore dolciario Orlando Grondona: «Sarà Champagne, sicuramente», premette. Quanto all’etichetta: «Non ho ancora deciso se Billecart Salmon o Jacques Selosse».

Gli italiani quest’anno, stando alle indagini di mercato, ridurranno la spesa per i regali natalizi, ma non rinunceranno
a mettere in frigorifero una buona bottiglia di Spumante o di Champagne per la notte di San Silvestro. Secondo l’Assoenologi in Italia si stapperanno fra Natale e l’Epifania 310 milioni di bottiglie, di cui 120 milioni di spumanti, per un giro d’affari di 1.450 milioni di euro, il 5% in più del 2004. La parte del leone spetterà alle “bollicine” italiane, la cui produzione è raddoppiata (da 150 a 300 milioni) nel giro di 15 anni. Il 60% dello spumante italiano viene consumato durante le feste natalizie, ma nel complesso gli italiani ne bevono
meno dei loro vicini europei: 3 bottiglie l’anno, contro le 5 dei francesi e le 6 dei tedeschi. Delle “bollicine” made in Italy
una parte rilevante va quindi sui mercati esteri. E’ il caso soprattutto dell’Asti, lo spumante dolce, 70 milioni di bottiglie
di cui il 70% va all’esportazione, e del Prosecco di Conegliano-Veldobbiadene, 40 milioni, di cui il 40% all’export. Il consumo di spumanti italiani, soprattutto secchi, è però aumentato anche sul mercato domestico. Ed è cresciuta soprattutto la qualità: oggi nelle zone più vocate (Franciacorta, Trentino, Astigiano, Oltrepò) emergono etichette in grado di confrontarsi con Champagne di rango. La Franciacorta (nel Bresciano) si è affermata ormai come un vero e proprio distretto delle “bollicine”: la strada aperta dai pionieri Berlucchi-Ziliani e confermata dal successo di Moretti (Bellavista) e Zanella (Ca’ del Bosco), ha fatto crescere produzioni di eccellenza: basterebbe ricordare i “3 bicchieri” della guida Slow Food Gambero Rosso, che oltre a Bellavista (Gran Cuvée Pas Opereé ’00, miglior spumante brut dell’anno) e Ca’ del Bosco (Cuvée Annamaria Clementi
’98), premiano Monterossa (Brut Cabochon ’00), Uberti (Brut Comaré del Salem ’00), Majolini (Electo Brut ’00), Ferghettina
(Extrabrut ’98), Enrico Gatti (Satèn ’01), mentre i “5 grappoli” dell’Ais incoronano anche La Montina (Brut ’00) e Ricci Curbastro (Satèn ’00). A lungo isolata è stata, invece, la performance della Ferrari (fratelli Lunelli) in Trentino, terra molto vocata per lo Chardonnay base spumante. Ma da un paio d’anni il prodotto di eccellenza della casa di Trento, quel Giulio Ferrari ormai habitué dell’Oscar delle “bollicine”, non
è più solo in vetta alle classifiche della regione: quest’anno, ad esempio, condivide i “3 bicchieri” con il Trento Alemasi
GraalBrut Ris. ’96 di Cavit, e “5 grappoli” con il Trento Brut Ris. ’00 di Maso Martis, mentre in ascesa sono Balter, Dorigati,
Zeni, Abate Nero. Da rilevare infine i “3 bicchieri” all’Op Brut Cuvée Ca’ del Tava di Monsupello, dell’Oltrepò Pavese, terra di ottimi Pinot e Riesling che ha potenzialità per esprimere grandi spumanti.

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