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Il Sole 24 Ore / Casa&case

Case e terreni ma di alta qualità ... Quali sono gli investimenti immobiliari più appetibili nell’immediato futuro? E quali le nicchie di mercato che hanno garantito, negli ultimi anni, i migliori ritorni per quegli investitori con i requisiti da clientela private banking? Scelta sempre valida e sicura si conferma il residenziale di pregio: ha tenuto a livello di quotazioni ed è appena stato sfiorato dalla crisi in fatto di appeal sul mercato, in virtù di un’offerta limitata per quantità e qualità, soprattutto se si parla di location centrali di grandi città (Milano e Roma, in testa). Fin qui niente di nuovo, quindi. Passando invece dalla città alla campagna, i veri “outsider” sono i terreni agricoli. Secondo l’Istituto nazionale di economia agraria, il valore fondiario medio per un ettaro di terreno, dopo anni di prezzi fermi, è tornato a crescere, raggiungendo una media di 17mila euro. Senz’altro con forti differenze tra regione e regione, dove alcune aree pregiate di Toscana e Veneto vantano i prezzi più alti. Quotazioni più alte compensate per da utili all’altezza. “Negli ultimi sei anni - conferma Leo De Rosa, presidente della Commissione real estate di Aipb (Associazione italiana private banking) - i migliori terreni italiani, coltivati per lo più a vigneti, hanno garantito rendimenti medi lordi del 9 per cento”. Quanto all’affidabilità, un’indagine promossa da Coldiretti/Swg ha collocato questo tipo di investimento al terzo posto (con il 12% delle preferenze e subito dopo gli immobili residenziali e i Bot) fra quelli considerati dagli italiani tra i meno soggetti a fluttuazioni di valore, così frequenti, invece, in altri asset. E le chance di fare un buon affare vanno ben oltre la superficie fondiaria. “Case history” da manuale, rinomata anche a livello internazionale, è l’area del Chianti in Toscana. Ad aver comprato casa e terreno qui sono soprattutto stranieri (33,9% degli acquirenti sono europei, a cui si aggiunge un 8,3 di extra europei), segue un 27% di toscani e un 30,8% dal resto d’Italia. Le motivazioni dietro l’acquisto sono soprattutto investimento e seconda casa (rispettivamente il 28,7% e il 29% delle compravendite), seguite da acquisto di prima casa (17,5%) o acquisto in sostituzione di un’abitazione già posseduta (24,5%). “Attenzione però - sottolinea De Rosa - delle tante operazioni viste in zona dagli anni novanta in poi di acquisto per mettere in affitto, oppure di acquisto, ristrutturazione e rivendita, oppure ancora di acquisto per trasformare in bed&breakfast o in una struttura ricettiva, le sole che hanno funzionato sono state quelle di alta e altissima qualità”. In linea con il resto del mercato nazionale, anche per il “Chiantishire” il 2009 è stato un anno fiacco (e il trend vale qui, come per la macro area che include Toscana, Umbria e Marche) con diminuzione delle compravendite e dei contatti di affitto, che tradotto in cifre significa prezzi in calo intorno all’8% e canoni di locazione in calo del 5,8 per cento. Previsioni, però, più ottimistiche in vista del 2010: gli aggiustamenti di prezzo verso il basso potrebbero riaprire il mercato, rilanciando una domanda a caccia di opportunità.

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