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Il Sole 24 Ore / Plus

Caccia al leader del made in Italy. Acquisti con Charme. Moda e lusso i settori guida. Più difficoltà su vino e food ... “Alcune aziende di fronte alla concorrenza asiatica – aggiunge Pambianco di "Strategie di Impresa" – possono intraprendere un’unica via: abbandonare la fascia media e puntare alla fascia alta. Ma per fare questo c’è bisogno di investimenti, di cultura e di una strategia a medio-lungo termine”. Se il settore del lusso necessita di aggregazione, quello alimentare (si pensi al prodotto vino caratterizzato da un universo di piccolissime aziende) non è da meno. Ma qui l’intervento del private equity si limita a pochissimi casi. “Nel settore agroalimentare – precisa Luigi Sala, presidente di BS Private Equity che nel 2002 ha rilevato la Carapelli – l’intervento del private equity non è semplicissimo. Si tratta di aziende familiari che, avendo spesso a valle un mercato stabile, rinunciano al mercato globale e quindi ad aprirsi a un fondo. Dall’altro (un esempio può essere la Yomo) quando c’è di mezzo un marchio forte (nell’alimentare vale un volta e mezzo il fatturato) tra operatori un accordo sulla valutazione dell’azienda si raggiunge prima. Più semplice, invece, il riacquisto da parte di un fondo di private equity da una multinazionale che vende perché vuole dismettere un ramo”. (arretrato de "Il Sole 24 Ore" del 18 ottobre 2003)

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