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Il Sole 24 Ore

Vendemmia da dimenticare ... Indipendentemente dalla cifra finale (45 piuttosto che 47 milioni di ettolitri), la vendemmia 2002 ha già conquistato il trofeo di raccolta più scarsa degli ultimi 45 anni. Per trovare qualcosa di peggio bisogna andare dritto ai 52,8 milioni di ettolitri del 1957. Se la cifra finale sarà più vicina ai 47 milioni si registrerà un calo del 10% rispetto al 2001, ma non è affatto escluso che, alla luce di quanto è accaduto questa estate dal punto di vista meteorologico, la perdita possa essere ancora più ampia. A pagare il fio sono state tutte le regioni italiane. Chi per troppa pioggia, vento e grandine, chi per siccità, dalla Lombardia alla Sicilia tutti hanno sofferto con percentuali che oscillano da un meno cinque a un meno 40 per cento. Quella che segue è una carrellata di dichiarazioni che danno il quadro della situazione da cui emerge il dato incontrovertibile del calo, ma dove si apre anche uno spiraglio sul fronte dellla qualità. Nel senso che, se è accertato che la vendemmia 2002 non sarà al massimo livello, vi sono comunque buoni recuperi in zone dove la natura è stata più clemente.
Ezio Rivella, presidente dell'Uiv, dice: «Il 2002 sarà ricordato come l'annata più magra degli ultimi decenni. A determinare questo risultato negativo, che per il momento stimiamo intorno al 5%, sono state sia le avverse condizioni meteorologiche, maltempo al Nord e siccità al Sud, sia problemi di malattie nei vigneti». Un risultato negativo, questo, che dalla Puglia all'Emilia-Romagna va ricondotto ad attacchi di peronospera e a cattiva legagione. Percentuali maggiori di calo, vicine al 10% stima invece Michele Bernetti, che con il padre Massimo guida la Umani Ronchi, una delle cantine più importanti delle Marche. Dice Bernetti: «A livello regionale la diminuzione si aggira sul 10% rispetto al 2001. Ma abbiamo dato maggiore importanza alla selezione delle uve e questo ci permette di arrivare a risultati sorprendenti per l'annata». Un tema che riprende l'umbro Marco Caprai, "inventore" del Sagrantino di Montefalco. «La «vendemmia di quest'anno - dice - è stata di quelle difficili, ma non disperata: vuol dire che ci adopreremo nella maniera più opportuna in cantina».
Non mancano, appunto, note di grande auspicio. Franco Giacosa, enologo del gruppo Zonin spiega che in Sicilia è andato tutto molto bene; un po' diversa la situazione altrove. «In Veneto abbiamo finito di raccogliere quasi tutte le uve - aggiunge - e posso dire che la qualità è stata di buon livello, con una riduzione consistente per quanto riguarda la quantità, fino al 20% in meno sul 2001. In Friuli la qualità si presenta molto buona e nell'Oltrepo pavese siamo nella norma, in particolare per Bonarda e per le basi spumanti».
Dal Nord al Centro. In Toscana, anche il direttore del Consorzio del Brunello di Montalcino, Stefano Campatelli, è convinto che questa sarà un'annata «nella quale le conoscenze e la preparazione del produttore faranno la differenza. Chi avrà saputo fare un buon lavoro nel vigneto e avrà applicato le esperienze migliori sarà in grado di presentare buone bottiglie».
Nella terra del Morellino di Scansano, Jacopo Biondi Santi evita di rilasciare giudizi definitivi. «Qui nei vigneti del Castello di Montepò dobbiamo ancora cominciare a raccogliere le uve, contiamo di farlo nei prossimi giorni. Nonostante le condizioni climatiche non certo ottimali degli ultimi mesi, le uve si presentano, tranne una minima parte, in buone condizioni».
E persino in Piemonte, dove il clima è stato micidiale - osserva Gianni Martini delle Tenute Villae Lanata -, vi sono delle isole che sono state risparmiate, sicchè ora i malumori di qualche mese fa stanno rientrando. «E non disperiamo di fare anche buoni prodotti».

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