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Il Sole 24 Ore

«Troppe proroghe per i vigneti» ... Di proroga in proroga si finisce per erigere degli steccati all'interno del settore vitivinicolo, con compartimenti differenziati tra loro in serie A, B e C: esattamente ciò di cui il settore del vino oggi non ha bisogno, mentre è vitale che vi siano regole certe e uguali per tutti. Fa discutere la nuova proroga relativa alla sanatoria dei vigneti abusivi piantati prima del '93 chiesta dall'Italia e che la Commissione Ue ha concesso (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri), spostando il termine ultimo per le dichiarazioni dal 30 novembre 2002 al 31 marzo dell'anno prossimo. Fa discutere, perché se è vero che da un lato si cerca di dare maggiori opportunità per sanare le posizioni irregolari (Confagricoltura stima che i vigneti senza nome oscillino tra 100mila e 150mila ettari), dall'altro c'è il timore che questa questione rischi di trascinarsi ben oltre i tempi stabiliti, «e far perdere all'Italia le opportunità previste dalla riforma dell'Ocm-vino». È parecchio critico il presidente di Confagricoltura, Augusto Bocchini che, intervenuto al Salone del vino aperto ieri a Torino (resterà aperto fino a lunedì 25), ha osservato come «il provvedimento risponde a una necessità degli operatori che intendono mettere le loro posizioni a posto, ma non vorrei che dietro a questi ritardi si nascondano altri problemi: vale a dire la difficoltà se non proprio incapacità dell'amministrazione di liberarsi di modelli operativi vecchi e coperti dalla polvere della burocrazia». Gli ha fatto eco Gianni Zonin, dell'omonimo gruppo vitivinicolo, il quale ha dato atto al ministero delle Politiche agricole dell'impegno che sta dando per sbrogliare la matassa dei vigneti abusivi, tuttavia «è arrivato il tempo - ha detto - in cui non è più ammesso giocare sugli equivoci: tutti debbono essere in regola e tutti debbono avere le stesse regole da osservare, altrimenti si finisce fuori gioco, prestando il fianco alla competizione internazionale sempre più capace, competitiva e agguerrita». Già, quella stessa competitività di cui le imprese vinicole italiane sentono il bisogno di avere e cercano andando a bussare al mondo della finanza. O viceversa. E sì, perché, mai come ora vignaioli e finanzieri si sono trovati così vicini nella ricerca di nuove vie di sviluppo; solo che la strada che si presenta davanti è tutta in salita. Ora, può essere che le posizioni degli uni non siano le stesse degli altri - lo hanno fatto capire gli interventi al convegno sul merger & acquisition dei finanzieri (Stefano Romiti di Deloitte Touche corporate finance e Renato Preti del fondo d'investimenti Opera) e imprenditori del vino (Giovani Geddes della marchesi Frescobaldi, Vittorio Moretti di Bellavista, Emilio Pedron del Giv, Bruno Muratori dell'omonima casa vinicola, Gianni Zonin) - ma non per questo bisogna spaventarsi e rinunciare. Anzi, proprio ora è necessario non rinunciare alla sfida, solo che bisogna puntare a una maggiore qualità e le imprese debbono potere contare su dimensioni più strutturare e ampie. E qui il rapporto tra vignaioli e mondo della finanza diventa essenziale. Ben sapendo che né le operazioni di future del vino né la Borsa sono, per ora, strade consigliabili.

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