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Il Sole 24 Ore

Vino: maxisequestro tra Puglia e Piemonte ... Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Bari ha scoperto un traffico di falso vino tra la Puglia e il Piemonte, ha sequestrato la prova del delitto – oltre 250.000 litri, di cui più di 100.000 in fase di fermentazione (incredibile in questo periodo per mancanza di vera materia prima) – ne ha identificato gli autori (7 persone) ma questi sono ancora a piede libero. Ne hanno evidentemente il diritto.
Il timore degli inquirenti, però, è che il falso vino sia stato ottenuto utilizzando additivi pericolosi alla salute umana. Sarà l’analisi a dirlo. Quel che si sa è che nello stabilimento clandestino vasto 3 ettari sono stati scoperti quantitativi industriali di fosfati di ammonio cristallizzato e di urea agricola, vale a dire concimi per piante che miscelati con acqua e zucchero e coloranti (pure sequestrati) sviluppano un processo fermentativo simile a quello del vino.

Grande, infatti, è stato lo stupore degli agenti quando, arrivati sul luogo del delitto (peraltro di proprietà di un signore insospettabile e imparentato con un banchiere della zona), hanno sentito il classico odore di mosto e trovato grandi cisterne invisibili dall’esterno con dentro del liquido in piena fase fermentativa.

La scoperta è stata possibile dopo una segnalazione dell’Agenzia delle dogane di Lecce, allertata da una serie di voci sospette sulla vera attività in uno stabilimento di Cutrofiano, una contrada nei pressi di Gallipoli.

Appostamenti e controllo aerofotografici hanno alla fine portato al blocco, in autostrada di una cisterna diretta in Piemonte. Da dove finora non è arrivata nessuna denuncia contro i fornitori del falso vino. Un particolare non da poco, perché avvalora il sospetto che il giro fosse noto anche al destinatario; per cui una volta giunto a Cuneo il prodotto sarebbe poi finito in bottiglia. Per essere venduto dove e a chi? Gli inquirenti stanno cercando di capire. Intanto non si può fare a meno di ricordare che in questa vicenda ci sono diversi particolari che ricordano un altro scandalo accanto tanti anni fa. Era marzo del 1986 e una semplice scoperta tra Taranto e Narzole (Cuneo) fece scoppiare lo scandalo del metanolo. Possibile che il passato non insegni nulla? (arretrato de "Il Sole 24 Ore" del 26 giugno 2004)

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