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Il Sole 24 Ore

Vino, un business da studiare: destinazione Trieste o Bordeaux. In Italia e all'estero si moltiplicano le iniziative dedicate alla preparazione dei manager e dei produttori ... Business e vino, un binomio consolidato, con 800miIa aziende in Italia e 35mila etichette, poche di più in Francia, a fronte delle 1650 imprese vinicole sorte solo negli ultimi decenni in Australia. Saranno in grado i vini italiani ed europei di stare sul mercato, essere competitivi, mantenendo alti livelli di qualità, e il legame forte con il territorio?

Sono coinvolte in queste problematiche le tante iniziative di formazione sul vino nate negli ultimi anni. Percorsi che partono da diplomi in enologia, corsi universitari e post- universitari, per spingersi sino all’Mba, il Master in business administration di cultura anglosassone, che vuole costruire delle figure professionali precise: i manager del vino. Con esperienza nel settore, competenze nella finanza, nell’imprenditorialità, nelle risorse umane, nelle strategie manageriali, e soprattutto nel marketing, nella comunicazione del "prodotto vino".

L’Mba in Business del Mib School of Management di Trieste (info: info-wine@mib.edu, tel. 040/9188155), ha il suo quartier generale non lontano da Gorizia. II Castelletto di Russiz, si trova tra le colline di Capriva del Friuli, terra del "grand Cru" del Collio Goriziano, dimora ottocentesca dei Conti de La Tour dal 1869, in particolare del conte Teodoro che portò dalla Francia vitigni pregiati e nuove tecniche di coltivazione della vite, fornitore ufficiale della casa Asburgica e persino dello Zar. "Una collocazione nel territorio, oltre alla sede istituzionale di Trieste, necessaria per un corso in Wine business che deve vincere una scommessa: unire tradizione e modernità" afferma Vladimir Nanut, direttore del Mib. A Villa Russiz, studiano 25 giovani professionisti, una buona percentuale dei quali viene dal settore vitivinicolo, da aziende di famiglia oppure ha fatto esperienza in quest’ambito.

Il programma si svolge in 16 mesi, tra aula, seminani, formazione a distanza, progetti individuali e di gruppo e prevede momenti di contatto con l’Ecole de management di Bordeaux e il Campus di Eada a Barcellona. Da questa scuola usciranno, dei comunicatori, dei direttori marketing, dei capi delle Risorse Umane, direttori di reti commerciali, esperti in strategie organizzative. La sfida sembra stimolante: i manager del vino riusciranno a coniugare radici culturali e comportamento organizzativo? "La nostra è una formazione business che punta a preparare dei professionisti del settore, non mancano però i moduli sulla conoscenza del prodotto - sostiene Pierpaolo Penco, coordinatore del corso - i contatti con le aziende e i produttori, il legame con le associazioni di categoria, la rete delle enoteche italiane, il turismo enogastronomico. Siamo inoltre aperti al dialogo, dal livello locale a quello internazionale".

II dialogo sembra essere una chiave importante, il contatto con i maestri del vino, con chi sa che "il vino è sofferenza, rinuncia, attesa, pazienza, responsabilità nei confronti del territorio, etica, - avverte Sandro Sangiorgi, tra i fondatori di Slow Food e dei laboratori del Gusto, scrittore, responsabile del progetto didattico Porthos sulla degustazione e l’enologia - chi gestisce e gestirà gli investimenti in questo settore deve esserne consapevole". E un tema di grande attualità nella business education: il posto dell’etica, della questione morale, che ha travolto imperi finanziari, gestiti da manager, studenti di prestigiose business school. "Una formazione in questo settore — continua Sandro Sangiorgi — anche a livelli meno elevati, la scuola enologica o l’università, deve essere in grado di dare in partecipanti più responsabilità nei confronti del territorio, aumentare la conoscenza del vino, proprio ai fini della comunicazione e della vendita".

L’Mba sul vino potrebbe diventare un laboratorio di innovazione per fare business in un settore così delicato: stare sul mercato, con giusti profitti, e con il senso etico che dovrebbe far parte del dna culturale dei produttori. Va in controtendenza la direttrice del Wine Mba di Bordeaux, Isabelle Dartigues: "Qui vengono a studiare molti stranieri che guardano il nostro territorio - commenta - ma bisogna arrivare ad una presa di coscienza, non è detto che qui ci siano i migliori produttori del mondo. La nostra mission è creare un modello di management internazionale del vino, che faccia da stimolo anche ai produttori di Bordeaux o agli altri produttori europei. L’etica e il senso di responsabilità? I partecipanti vengono qui gia adulti e con esperienza, speriamo l’abbiano già". (arretrato del 23 agosto de "Il Sole 24 Ore"

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