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Il Sole 24 Ore

Intervista - Campagna acquisti anche all'estero. Parla Enzo Visone, a.d. del gruppo Cinzano ... L'ultima operazione risale all'autunno 2003, quando con 150 milioni rilevò il gruppo piemontese Barbero 1891, al cui interno oltre a spumanti e liquori c'era il marchio Aperol, cioè uno dei nomi protagonisti del mercato degli aperitivi made in Italy. Con questa acquisizione, la Campari (714 milioni di fatturato nel 2003 e una semestrale 2004 pari a 367 milioni, in crescita del 10%) ha consolidato definitivamente la leadership nazionale nel proprio core business, appunto quello degli aperitivi, da cui aveva preso origine più di 140 anni fa. Un'operazione che - spiega l'amministratore delegato Enzo Visone, che da maggio ha preso le redini dell'azienda, lasciategli in eredità da Marco Perelli Cippo - ha anche un particolare significato per l'Italia. Quale? «Quello di avere riportato nel nostro Paese la proprietà di un gruppo che è tra i leader nella produzione di spumanti e Asti spumanti doc, e che vuole dire anche vini piemontesi a marchio Enrico Serafino e, appunto, gli aperitivi Aperol. Tutti prodotti e marchi italiani». Non è comunque l'unica operazione che ha permesso questo rientro. Prima ancora c'è stata Cinzano. La vostra è una vocazione? Non spetta a me dire se si tratta di una vocazione, certo può suggerire questa idea il fatto di aver rilevato Barbero 1891 dagli irlandesi, Cinzano dagli inglesi di Diageo e, prima ancora, Cynar, Crodo, Biancosarti, Lemonsoda e Oransoda dagli olandesi della Bols. Sì, forse si può pensare a una vocazione, ma alla base di tutto c'è un interesse della proprietà e del management che risponde a un progetto strategico. Vale a dire? Permettere al gruppo Campari di perseguire una politica di sviluppo a livello internazionale, sia attraverso acquisizioni nei settori di nostra pertinenza, sia attraverso una crescita organica che ha il suo punto di forza nello sviluppo del portafoglio esistente. Avete portato a compimento acquisizioni anche fuori dall'Italia, anzi fuori dall'Europa. Certo il made in Italy è una leva fondamentale per chi opera nell'alimentare, ma per un gruppo come il nostro non può essere considerato di per sé una priorità nelle scelte da fare al momento di un'acquisizione. E Campari dal 1995 a oggi di acquisizioni di marchi esteri ne ha fatte, eccome. In Grecia abbiamo preso Ouzo 12, poi siamo approdati in Brasile e Uruguay con Dreher, Old Eight, Liebfraumilch e Gregson's, quindi nel 2001 negli Usa abbiamo rilevato il gruppo Skyy vodka. E probabilmente non è finita.

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