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Il Sole 24 Ore

È Gaja la cantina più ambita ... Niente sito internet. Nessuna vendita al pubblico, ma solo a esercenti e importatori. Mai una manifestazione organizzata. Sembra il decalogo di un pessimo imprenditore. Invece Angelo Gaja, proprietario dell’omonima cantina piemontese fondata nel 1859, secondo il sondaggio di Winenews (rivista specializzata online) è il datore di lavoro che la maggior parte degli appassionati di vino vorrebbe.
“Ah, dimenticavo. Alle richieste di inviare campioni di vino in omaggio per degustazioni, rispondiamo picche” dice. Angelo Gaja parla a nome dell’azienda: 65 dipendenti che lavorano in tre cantine, tra Piemonte e Toscana.
“Ci è spesso venuto il dubbio che a forza di fare le cose come piace a noi, non seguendo le regole della corretta comunicazione, prima o poi saremmo stati puniti”. E invece il mercato apprezza. La produzione media annuale è di 300mila bottiglie, esportate in 50 Paesi.
“Ma il fatturato non lo comunichiamo. Assolutamente”. L’azienda non acquista uve da altri vigneti, fa un lavoro rigorosamente artigianale. La nonna di Gaja, Clotilde Rey, nei primi anni del ‘900 dettò la rotta: qualità e autarchia. Da allora, tanta strada è stata fatta: “Dopo il mio ingresso in azienda nel 1961 - racconta - mio padre mi spronò a raggiungere i mercati esteri”. Erano gli anni d’oro del vino. “Non ci siamo mai sognati di vendere con la formula del prendi 3 paghi 2, neanche nei momenti più neri” spiega. E neanche si è mai sognato di chiedere sconti. Anzi, quando molti produttori chiesero l’Iva al 10%, Angelo prese carta e penna e scrisse alle riviste specializzate.
“La proposta nasce da un equivoco - protestò -, quello di considerare il vino un alimento come pane, olio, frutta e verdura. Il vino da qualche decennio non è più un alimento: è una bevanda voluttuaria”. Per lavorare nella sua azienda, Angelo Gaja esige pochi requisiti: capacità di fare bene non un lavoro soltanto, sorridere alla vita ed essere leali. Molti degli appassionati confessano di essere disposti a ricevere lo stipendio in bottiglie, pur di lavorare nella sua cantina. Con prezzi che vanno dai 170 dollari di un “Barbaresco” del 1989 ai 1.349 dollari per un “Sorì San Lorenzo” del 1982, non sarebbe poi così male.

I datori di lavoro ideali:
1 - Gaja
2 - Antinori
3 - Biondi-Santi
4 - Ornellaia
5 - Castello Banfi
6 - Bellavista
7 - Tenuta San Guido
8 - Planeta
9 - Cà del Bosco
10 - Marchesi dè Frescobaldi
Fonte: sondaggio di Winenews.it, in collaborazione con Vinitaly (inviato a 9.500 persone) Autore: F. Lu.

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