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Il Sole 24 Ore

In Cina 200 imprese ... A Shanghai Vinitaly e Cibus uniscono le forze. Espansione in oriente, De Castro: “Cresce l’interesse dei cinesi per tutto ciò che è espressione della tavola italiana”. Forti richieste per il vino... Come funziona la normativa delle denominazioni di origine protette o di tutela delle indicazioni geografiche? Perché mai i cinesi debbano essere invogliati a consumare vini e cibi made in Italy? Che caratteristiche hanno questi prodotti per essere preferiti a quelli di altri Paesi? Le domande di operatori e media cinesi presenti al salone delle conferenze dello Shanghai exhibition centre non lasciano spazio a equivoci, dimostrando un’attenzione che ha meravigliato gli stessi componenti della delegazione commerciale italiana guidata dal ministro delle Politiche agricole, Paolo De Castro. Non per caso è lo stesso ministro che, nell’inaugurare la fiera VinItaly-Cibus-China 2006 alla quale partecipano 199 espositori italiani, definisce questa attenzione come “la prova tangibile del grande interesse che i cinesi hanno in questo particolare momento per tutto ciò che è made in Italy”.
Un interesse peraltro confermato politicamente dal Governo di Pechino che ha deciso di sbloccare l’import di prosciutto crudo (sì veda Il Sole-24 Ore di ieri) cui ha fatto seguito la sottoscrizione del protoco1l d’intesa tra De Castro e il suo omologo cinese, Du Qin-glin, in materia di sviluppo agricolo e rurale. A questo ha poi fatto seguito l’invito che Pechino ha rivolto all’Italia a “mettere a disposizione del partner cinese - ha spiegato De Castro - l’esperienza maturata nella mappatura dei prodotti agroalimentari della tradizione. Tenuto conto delle trattative Ue-Cina che dovrebbe portare quanto prima al riconoscimento reciproco di 9 prodotti Dop per ciascuna delle parti, tra cui il prosciutto crudo di Parma e i grana Parmigiano Reggiano e Padano”. E se da un lato questo approccio avvicina le posizioni Ue-Cina in fatto di denominazioni che potrebbero venire utili in ambito Wto, dall’altra per l’Italia si traduce già in un salto di qualità e rafforzamento delle relazioni commerciali. Che per quanto riguarda l’offerta alimentare made in Italy vede i valori del primo semestre 2006 balzare del 134% per sfiorare i 22 milioni di euro (26 milioni nell’intero 2005). “Con un particolare non da poco per il vino, che - spiega il direttore di Fiera Verona, Giovanni Mantovani - con3,7milioni (123%) del prodotto che da solo incide per il 17% sul valore totale delle esportazioni e per di più fa da traino a tutta l’immagine della tavola italiana nel mondo”.
Certo i valori totali come si può ben intuire sono in termini assoluti piuttosto modesti se rapportati ai flussi di vendita che la Penisola indirizza verso altri Paesi, ma anche rispetto allo stesso valore di prodotti cinesi importati (70 milioni di euro: in linea con quanto fatto nello stesso periodo dell’anno prima). Tuttavia “la tendenza - condensa il presidente della Federalimentare, Luigi Rossi di Montelera - presenta un cambio di marcia significativo rispetto al passato che lascia ben sperare per il futuro delle relazioni tra Italia e Cina: due Paesi che vantano tradizioni alimentari diverse e di altissimo profilo e proprio per questo potenzialmente portate a trovare integrazioni utili reciprocamente. L’apertura di credito che questo grande Paese sta dando al nostro vino ne è la prova”.

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