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Il Sole 24 Ore

Nord - È il momento dei bianchi, in crescita costante ... È l’export a trainare il settore... I produttori del Nord Italia guardano con fiducia a un mercato che sta premiando i vini bianchi (in crescita del 2-3% sia in volumi che in valore) e in particolare gli spumanti. Questi ultimi vantano addirittura incrementi a due cifre, che per il Prosecco raggiungono il 20 per cento.
Penalizzati i vini rossi di moda e troppo “spinti” come gradazione, si salvano solo Teroldego, Marzemino, Sangiovese e il più popolare Lambrusco. Insomma, il vino tiene se si valorizzano la qualità e i prodotti autoctoni senza troppi eccessi. In totale, considerando le regioni a Nord dell’Emilia-Romagna (inclusa), la vendemmia 2006 ha portato in botte almeno 20 dei 55 milioni di ettolitri prodotti in Italia. Con la peculiarità, però, che dal Piemonte al Veneto e dall’Emilia-Romagna al Trentino-Alto Adige, si realizza quasi la metà della produzione Doc (circa un milione di bottiglie) e un terzo del vino da tavola italiano.
In questo contesto, è l’export il vero motore del mondo vinicolo dell’area il cui trend, sulla scia di quanto accade nel resto d’Italia, è in continua ascesa. Basti pensare che se nel 1990 l’export medio non superava il 7% dei volumi, a fine 2006 questa quota sarà abbondantemente sopra il 21 per cento. «Si tratta - spiega Gianpietro Comolli, direttore Forum spumanti d’Italia di Valdobbiadene -di una vittoria importante per il vino italiano che deve insistere con maggiore decisione sulla valorizzazione delle tipicità e dei territori».
Una valutazione che spiega le difficoltà di alcune tipologie di vino, specialmente tra i rossi, che incontrano crescenti difficoltà di mercato. «La verità - spiega Sandro Cavicchioli alla guida di una cantina che lavora 17 milioni di bottiglie di Lambrusco per un giro d’affari complessivo che per il 2006 si aggira intorno ai 27 milioni - è che sono in crisi solo le produzioni dal “sapore” poco locale o troppo spinto, le gradazioni troppo spinte e i vitigni improbabili in zone non vocate». «I vini tipici, piacevoli e poco impegnativi stanno riconquistando posizioni e il caso del Lambrusco lo dimostra appieno con un successo sui mercati mondiali che solo un decennio fa sembrava impossibile».
Punta tutto sulla tipicità una piccola ma aggressiva realtà piemontese come La Scolca, della famiglia Soldati, che a Gavi, nell’Alessandrino, produce tutta la gamma di vini ma ha nei bianchi (che hanno allietato anche le nozze romane di Tom Cruise) il suo punto di forza. «La nostra crescita - spiega Luisa Soldati, che gestisce circa 350mila bottiglie di prodotto - è tra il 10 e il 15% e premia soprattutto gli spumanti e i vini più facilmente bevibili. Perché alla fine il business si fa con i prodotti di uso frequente». E, in tema di spumanti, business in piena corsa per il Ferrari (Trento) che fa “girare” 4,5 milioni di bottiglie.

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