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Il Sole 24 Ore

E la segatura entra nelle bottiglie figlie di nessuno ... Trucioli & polemiche... Nuntio vobis gaudium magnum: habemus trucioli autorizzati. Si sapeva che alla fine la segatura (“chips”, in inglese) sarebbe entrata nei nostri vini nonostante le apparenti prese di posizione di uno sparuto gruppo di produttori, di qualche organizzazione per dovere d’ufficio, qualche voce isolata alla ricerca di visibilità.
Era già tutto scritto soprattutto perché i trucioli già da tempo sono in uso nelle cantine, lo erano in clandestinità, c’erano, eccome. Mancava il suggello “governativo” ma alla fine ecco la liberatoria ministeriale per i bianchi e i rossi, con esclusione di Doc e Docg. Viene da chiedersi se i vini Igt siano figli minori o minoranze vinicola. È davvero sconcertante, perché se i trucioli hanno conseguenze “salutistiche” tuttora inesplorate, viene da chiedersi perché alcuni vini possono essere truciolati e altri no. Sarebbe come proibire l’utilizzo di materia prima Ogm in alcuni formaggi o salumi Dop e Igp e permetterla sul resto della produzione. Quello che sembrava un semplice “trucco” per l’invecchiamento artificioso del vino, altro non è che un tentativo tutto europeo per respingere la concorrenza del nuovo mondo.
Non un banale regalo di Bruxelles, ma un vero e proprio provvedimento sostenuto dalla stessa Italia (Comitato gestione del vino, funzionari, organizzazioni di produttori) a favore dell’industria enologica nazionale, in crisi insieme a quella francese, per il proliferare di etichette australiane, cilene, argentine e californiane. Gli addetti ai lavori sostengono che lo svantaggio competitivo delle nostre produzioni dipenda soprattutto da un problema di prezzo, che grazie all’impiego dei trucioli, si risolverebbe in breve tempo, considerando che una “barrique” costa sui 700 euro, mentre i “chips” soltanto 3. Dunque il consenso ai trucioli fungerebbe da equilibratore di mercato, senza però tener presente il livello di qualità che comunque contraddistingue le produzioni europee da quelle straniere. In questo caso, oltre a minare la qualità della nostra produzione, il sì ai trucioli apre la breccia alla naturalità di fronte a alle nuove pratiche enologiche non ammesse nell’Ue usate altrove, con interventi mirati su mosti e vini finalizzati a “creare” concentrati volatili floreali e fruttati. Per non parlare dell’uso della gomma arabica, già diffusa nonostante smentite e dinieghi.
Ma chi si è preso la briga di esplorare l’aspetto salutistico? Questo corpo estraneo nel vino è negativo o no per il nostro corpo? Lo scenario che si prospetta è tutto fuorché roseo se si pensa che, a oggi, l’Europa si sta adeguando alle regole imposte dal nuovo mondo e non viceversa. Pare proprio che la legge del marketing e quella dei numeri abbiano svalutato l’importanza dei vitigni autoctoni, nonché quella del “terroir” e della tradizione. C’è chi sostiene l’impossibilità di bloccare il progresso scientifico, chi invece predica un ritorno alla naturalità. Due modi diversi di gustare il vino ai trucioli.


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