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Il Sole 24 Ore

Ecco il petrolio d’Italia ... Ma la leadership mondiale non può fare a meno di qualità e di marketing innovativo. Secondo Mediobanca il settore, con nove miliardi di euro di fatturato, può essere la maggiore delle nostre risorse... Bastano nove miliardi di euro, come ci ricorda Mediobanca, per fare del vino il petrolio d’Italia? Sono sufficienti 700mila ettari di vigneto, 650mila aziende viticole, 32mila imprese vinicole, 50 milioni di ettolitri prodotti, quattro milioni di persone di ogni censo e colore coinvolte più o meno in modo diretto per fare del vino un bene che è parecchio di più di un alimento? È infatti socializzazione, sfizio, godibilità, saper vivere, cultura, storia e, come l’oro nero, nasce dalle viscere della terra e fa reddito.
Che il vino dello Stivale incida per un quinto sul totale prodotto nel mondo e per più di un terzo sui volumi Ue non può essere venduta come una novità. Come non lo è il fatto che 16 milioni di ettolitri esportati e tre miliardi di ricavi fanno dell’Italia il principale player (almeno sulla carta) degli scambi commerciali internazionali. Per certo costituisce la prima voce attiva nel commercio agroalimentare con l’estero.
Dunque, un bene davvero prezioso e per questo da proteggere, sostenere, promuovere. Ma non a parole, come spesso fanno coloro che volendo dimostrare attaccamento non pongono limiti all’elogio, autoesaltandosi e arrivando a sostenere la superiorità assoluta della qualità enologica nazionale. Il che può fare piacere se a dirlo sono gli altri che il vino lo importano, ma certo non aiuta a dire le cose come stanno.
Soprattutto quando non sfugge a nessuno il fatto che sono tante le cantine della Penisola (e non solo) ad avere cisterne divino che non si vende, nonostante i listini tendano inesorabilmente a scendere sul mercato interno e giunti ormai sotto l’euro al litro. Qualcosa di più si spunta all’esportazione, con l’Europa che fissa il prezzo medio a 1,5 euro e con i Paesi terzi che si arriva a 3 euro. Compreso di bottiglia e trasporto.
È questo il vino più buono del mondo? Certo, l’Italia da Nord a Sud è ricca di eccellenze vinicole che non temono il confronto con chicchessia. Ma non bisogna confondere l’eccellenza, che si impone da sola su tutti i mercati, con la normalità. Anche questo vino “normale”, che certamente è una spanna - questo sì - sopra gli altri, ha tutto il diritto di meritare la stessa attenzione e il massimo rispetto da parte di tutti. A Cominciare dall’alto delle istituzioni e giù fino al più umile dei contadini. Perché è questa viticoltura dei mille campanili, delle quattrocento denominazioni, dei milioni di ettolitri di prodotto da tavola che danno spessore ai settore e fanno la cultura di Enotria.
Che c’entra tutto questo?, si dirà. C’entra, c’entra come ben sa chi è al corrente che l’Italia non è il solo Paese produttore di vino. Non lo è mai stato in passato, quando a prevalere era il modello vitivinicolo europeo, con un gruppetto di protagonisti trainati dalla Francia che dettava la linea. Non lo è ancora di più ora che nuovi protagonisti si sono affacciati e affermati con determinazione ed estro creativo tanto da sparigliare gli equilibri precostituiti. A cominciare dall’entità dell’offerta mondiale di vino che in soli quindici anni è lievitata da 14 a 35 miliardi di bottiglie.
Va da sé che quando ci sono gli altri che premono, e sono pure forti, non è come confrontarsi con il “fantasma dell’opera”. Tanto più che con il dibattito sulla riforma del mercato del vino sulla rampa di lancio nella Ue, il mare di vino invenduto che esiste dappertutto e l’arroganza dei competitori internazionali, c’è poco da stare allegri. Anche perché le premesse enunciate da Bruxelles sono fatte apposta per spingere a un forte e ulteriore ridimensionamento delle capacità viticole e produttive dell’Europa.
Ridimensionamento che passa dall’abbattimento dei sostegni alla distillazione fino a premi finalizzati a incentivare l’estirpazione di viti, con tagli 400mila ettari in tutta l’Unione europea. E dicendo Ue si dice di Paesi che finora sono stati i maggiori produttori e anche i maggiori beneficiati di questi aiuti - vale a dire Italia, Francia e Spagna - che dovranno vedersela prima con tutti gli altri Paesi partner e, successivamente, con il resto del mondo.
In gioco insomma c’è, sì, una leadership da difendere ma di certo nessuno regalerà nulla all’altro. Anzi è sicuro il contrario, per cui l’Italia, che dal 1990 a oggi ha bruciato 180mila ettari di vigneto, nei prossimi cinque anni rischia di doverne sacrificare altri 150mila ettari. E a quel punto tutto sarà desolatamente perduto. Sì, è la futura riforma del mercato la vera questione che l’Italia deve prepararsi ad affrontare. E dovrà farlo possibilmente unita; il che, per come si stanno mettendo le cose, non sembra proprio, visto che su un problema marginale, quali sono i trucioli, è parso di assistere al crollo del mondo. Per carità, non si vuole qui difendere i trucioli (anzi in queste pagine si leggeranno tesi tutt’altro che a favore), ma nemmeno demonizzarli. Non è corretto. Non perché i trucioli costituirebbero (forse) la risposta dell’enologia tradizionalista, qual è quella europea, all’aggressione dei vignaioli del nuovo mondo. No, semplicemente perché se - come qualcuno sostiene - i trucioli ricavati da barrique potrebbero essere nocivi alla salute, il che non è dimostrato, allora vuole dire che anche l’uso della stessa barrique sarebbe a rischio. Ma l’Italia, la Francia, la Spagna, l’Europa, il mondo intero di vino in barrique ne ha fatto una religione. Globalizzando gusti e valori. Se non è abuso questo. 16 milioni
Esportazione
Sono gli ettolitri esportati in tutto il mondo. È la prima voce attiva nel commercio agroalimentare con l’estero.

3 miliardi...
Ricavi - Fanno dello Stivale il principale player degli scambi commerciali internazionali.

1 euro...
Sovrapproduzione - Con le cantine piene di vino invenduto, i prezzi si sono abbassati fino sotto a un euro al litro sul mercato nazionale, Si arriva a 1,5 euro per il vino esportato nel resto d’Europa.

4 milioni...
Occupazione - Lo studio fatto a Piazzetta Cuccia afferma che sono sufficienti 700mila ettari di vigneto, 650mila aziende viticole, 32mila imprese vinicole, 50 milioni di ettolitri prodotti per dare lavoro a quattro milioni di persone, coinvolte in maniera diretta e indiretta.

3 euro...
Costo all’export - E' la cifra al litro che costa al resto del mondo, bottiglia e trasporto compreso.

L’ultimo film sul vino...
Russell Crowe sul grande schermo con “Un’ottima annata” di Ridley Scott

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