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Il Sole 24 Ore

Quelle regine nei vigneti ... Tre imprenditrici che hanno portato i loro poderi a livelli di eccellenza... I romani alzavano tanti calici al cielo quante erano le lettere che componevano il nome della donna amata. Oggi, a secoli di distanza, il mondo del vino chiama ancora in causa l’universo femminile. Il legame è indissolubile. Toscana, Sicilia e Umbria tre tappe per andare alla scoperta delle «imprenditrici del vino», i cui nomi sono Donatella Cinelli Colombini, Josè Rallo, Chiara Lungarotti. Hanno in comune la passione per quello che gli antichi greci consideravano un dono degli dei. E un valore aggiunto: la sensibilità.
La prima, 53 anni, una figlia, dal 1998 dirige un agriturismo (una «Fattoria») nel Colle di Trequanda, nel senese, dove produce il Chianti. Ha 19 ettari di vigneto a Montalcino, da dove esce il famoso Brunello: è la cantina «Casato prime donne». Di nome e di fatto: «Sette anni fa cercavo dei cantinieri. Contattai una scuola di enologia, che mi propose un elenco di sole donne. Nessuno le assumeva. Mi accorsi della discriminazione e decisi di fare qualcosa» racconta. La famiglia Colombini è proprietaria della Fattoria dei Barbi, oltre 400 ettari di vigne tra Montalcino, Scansano e Chianti. Da qui ogni anno escono oltre 700mila bottiglie. Un giardino dell’Eden per chi sogna il Brunello, il Morellino, il Chianti.
Dalla Toscana del Brunello alla Sicilia del Marsala il passo è breve. Josè Rallo, anni, due figli, è titolare dell’azienda vitivinicola Donnafugata. Sovrintende al controllo di gestione e al sistema di qualità. Sottolinea come quello del vino sia un settore in cui la donna dà un valore aggiunto: «Con l’empatia intercetta i cambiamenti di gusto del consumatore». Nell’azienda, fondata dai genitori negli anni80 a partire dalle cantine di famiglia a Marsala e dalle vigne della contessa Entellina, il 45% del personale amministrativo, commerciale e marketing è donna. Vent’anni fa la madre di Josè, Gabriella, ha introdotto tecniche di viticoltura moderna in Sicilia. La figlia ne ha seguito l’esempio, e ha adottato il metodo della vendemmia notturna. E la tecnologia del freddo, già sviluppata dai produttori di vino californiani a temperatura controllata: «Il vino viene fermentato a temperatura controllata. In questo modo riusciamo a produrre in Sicilia, terra che nel periodo estivo raggiunge alte temperature, vini fruttati, freschi, meno ossidati». In termini forse meno tecnici ma più poetici, «la vendemmia notturna consente di raccogliere i profumi del sole al chiaro di luna: le uve vanno pestate a basse temperature».
Infine, l’ultima tappa di un percorso alla scoperta del rapporto che lega le donne al vino: l’Umbria, le colline di Torgiano, zona in cui si produce un vino e un olio rinomato. Qui Chiara Lungarotti, 35 anni, da sette e amministratore unico delle Cantine Giorgio Lungarotti, affiancata dalla sorella Teresa Severini. L’azienda è stata fondata dal padre, Giorgio: «Già nel secondo dopoguerra - racconta la figlia - aveva intuito che il futuro del mercato del vino sarebbe stato nella specializzazione. La qualità del prodotto finale non sta solo nella bottiglia, ma in tutto quello che c’è dietro: le tradizioni legate al territorio; la passione». È il consumatore che «deve toccare con mano la nostra realtà, visitare i vigneti e i nostri musei (del vino e dell’olio di Torgiano». L’enoturismo di qualità (Chiara è presidente del movimento turismo del vino fondato da Donatella Cinelli Colombini) si fa strumento per fidelizzare il cliente.

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