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Il Sole 24 Ore

Nord-Est, le difficili sinergie Veneto ... Giovanni Mantovani, direttore generate di VeronaFiere, vuote far salire il peso estero sul fatturato al 20%. Il caso mobile e arredamento: almeno una manifestazione in ogni provincia... Per ultimo è sceso in campo Francesco Giavazzi, pronto a imbastire sul Veneto una polemica fatta di tante cose, ma anche di un’accusa ben mirata: non è riuscito a fare squadra neppure nel delle Fiere. Superfluo dar conto della risposta sdegnata del governatore Galan e dei fiumi d’inchiostro che hanno ripreso a scorrere sul tema. In realtà chi sembra agitarsi meno sono proprio le Fiere. Vuoi perché, vedi Vicenza, sta combattendo ancora la battaglia della trasformazione in spa. Vuoi perché, vedi Padova, ora fa parte di un gruppo internazionale con le sue logiche. Vuoi perché, vedi Verona, sa bene che, oggi, paga più il lavoro che la polemica e il mercato non perdona certo alcuna distrazione.
Giovanni Mantovani, direttore generale di VeronaFiere, sfodera tutto il suo razionalismo pragmatico. «Capiamoci bene - dice - non so a chi o a cosa possa servire un unico ente o un unico polo espositivo. In realtà il Veneto è già una struttura, dal punto divista fieristico, efficiente e bene organizzata. Noi siamo la principale Fiera della regione, ma siamo anche i primi organizzatori fieristici diretti in Italia e occupiamo il dodicesimo posto in Europa. Il valore del gioco di squadra non lo abbiamo scoperto ieri, tant’è vero che abbiamo in atto accordi importanti con Parma piuttosto che con Milano e proprio nei giorni scorsi ne abbiamo sottoscritto uno di nicchia, ma importante per il settore dell’allevamento, con i bresciani di Montichiari. Abbiamo un’intesa recente anche con VicenzaFiere all’insegna del lusso e a Venezia deteniamo la maggioranza relativa in VeneziaFiere».
Tirare le conclusioni non è difficile: Verona la sua parte la sta già facendo, le basi per un “VenetoFiere” ci sono già, basterebbe solo tirare le fila. «Come strutture - precisa Mantovani - il Veneto è già un polo fieristico diffuso sull’intero territorio, bisogna solo governarlo con una logica razionale. Facciamo un esempio concreto: praticamente tutti gli enti del Veneto hanno una o più manifestazioni dedicate al mobile o all’arredamento. Perché non creare un’unica business unit? E se a Venezia si appresta a presentare un ambizioso piano industriale in linea con l’appeal della città, la “corazzata” VeronaFiere in casa ha robusti progetti di crescita. Ha chiuso l’anno con 70 milioni di fatturato, in crescita del 5% sul 2005 ma del 31% sul 2003, anno di riferimento per la ciclicità delle manifestazioni; ha investito negli ultimi due anni 80 milioni e si appresta a spenderne altri 68 da qui al 2011; ha superato gli 800 milioni di indotto sul territorio.
Ma è il mercato internazionale l’area che a VeronaFiere interessa di più. «Quest’anno abbiamo realizzato 4milioni di fatturato da manifestazioni organizzate all’estero -spiega Mantovani - noi pensiamo si possa salire fino al 20% del fatturato». Le carte su cui si punta sono un Vinitaly che ormai non ha confini, ma anche il Marmomacc che a marzo sbarca negli Usa, il Samoter che verrà portato in Polonia, Russia e Romania, la Fieragricola che farà un vero e proprio tour in autunno in tutto l’Est europeo. «Inutile dire che da tempo non siamo più un semplice polo espositivo ma piuttosto un “service” completo e di alto profilo per le aziende, il territorio e più in generale il made in Italy - conclude Mantovani - ma nel nostro futuro c’è anche spazio per il rilancio di quelle rassegne a uso dei consumatori che riscuotono un’attenzione crescente».

I visitatori in eventi aperti al pubblico e var.% sul 2005...
144.039 – Vinitaly (0%)
140mila – Fieracavalli (+7%)
136.901 – Fieragricola (-1% ma è durata un giorno in meno)
Le novità 2007 più attese: Agrifood (agroalimentare), Green building (architetture biosostenibili), Elettroexpo (tecnologie elettroniche).

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