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Il Sole 24 Ore

Dazi sull’alcol, India alle strette ... Commercio. Protestano Ue e Usa... Una bottiglia di Chianti può vedersi imporre un dazio del 265%, ma per un whisky sorseggiato a Delhi si arriva addirittura a un balzello del 550 per cento. Sono vertiginosi i superdazi imposti dall’India su vini e superalcolici, finiti al centro di una scottante controversia in sede Wto aperta dalla Ue, seguita a ruota dagli Stati Uniti. Per ora sia la Commissione europea che Washington hanno chiesto semplici consultazioni bilaterali con l’India, ma se entro 60giorni non ci saranno progressi si potrà chiedere l’istituzione di un panel, un collegio giudicante. Una minaccia che il commissario Ue all’Agricoltura, Mariann Fischer Boel, in viaggio in India, ha evocato esplicitamente, dopo aver visto varare una Finanziaria indiana che non reca traccia delle misure promesse per abolire i superdazi.
«Preferisco i negoziati al confronto - ha commentato - ma sono delusa che la legge di bilancio non sia intervenuta per eliminare la discriminazione. Ora dobbiamo considerare varie possibilità, compreso un panel». Nel mirino è l’infernale meccanismo di dazi federali e aggiuntive statali che porta le aliquote ben al di sopra del 100% sui vini e del 150% sui superalcolici d’importazione che l’India si era impegnata a non oltrepassare. Proteggendo così un mercato del valore di 14 miliardi di dollari, in continua espansione. Per il vino il trend di crescita negli ultimi tre anni è stato del 20%, con l’Italia al secondo posto tra i Paesi importatori dopo la Francia.
«L’elevata tassazione - spiega Lamberto Vallarino Gancia, presidente della Gancia e del Ceev (Comité Européen des Entreprises Vins) - è un fattore discriminante per i vini europei. La potenzialità per il mercato indiano è molto elevata, ma occorre abbassare i dazi ed eliminare le distorsioni che esistono anche per le diverse tariffe doganali tra uno Stato e l’altro». Dopo i segnali di insofferenza della Fischer Boel e di Washington, il segretario indiano al Commercio, Gopal Pillai, si è affrettato ad assicurare che il suo Governo «eliminerà completamente i dazi addizionali» imposti dai 29 Stati indiani sugli alcolici. Si vedrà. Di certo disinnescare la tensione sarebbe un segnale importante anche in prospettiva del negoziato generale con la Ue per un accordo di libero scambio (Fta), che incontra ostacoli politici non da poco. Il Governo indiano insiste infatti perché l’accordo non contenga le clausole politiche standard su non proliferazione delle armi di distruzione di massa, lotta al terrorismo, rispetto dei diritti umani e immigrazione. E soprattutto la prima clausola a dare fastidio, in quanto rischia di interferire con le strategie di potenza nucleare dell’india, che non vuole oltretutto trovarsi sotto esame sul fronte dei diritti umani.
Il commissario Ue al Commercio, Peter Mandelson, sarebbe pronto ad accettare la delimitazione dell’intesa al campo economico. Ma in sede di Consiglio europeo alcuni Paesi, e in particolare Francia, Paesi Bassi e Gran Bretagna, non voglio saperne di spogliare l’accordo delle clausole politiche. E senza un’intesa unanime dei 27 non si può conferire un mandato negoziale a Mandelson, che per ora resta in stand-by.

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