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Il Sole 24 Ore

L’ingegnere-vignaiolo che fabbrica qualità assoluta ... Vinitaly. La storia di Cosimo Maria Masini, produttore di ultima generazione.
“È importante trasmettere emozioni a chi alza il calice”... Per ora ha solo tre vini: un bianco, che porta il nome della moglie Annick, e due rossi: Nicole e Nicolò. Tre Igt toscani per un totale di 40mila bottiglie. Ma una volta a regime non si andrà oltre le 100mila bottiglie. E non perché a Cosimo Maria Masini, vignaiolo trentenne toscano di ultima generazione, manchino le risorse. Tutt’altro. Ma per scelta. “L’anima dei nostri vini e le emozioni che trasmettono in chi li beve - racconta Masini al Sole-24 Ore - provengono direttamente dalla vigna, dalla terra. Siamo convinti che il miglior modo per essere rispettosi di questa naturalità e produrre qualità sia quello di attuare la coltura biodinamica”. Altro che Ogm o wine kit, l’ultima aberrazione denunciata al Vinitaly sul come sia possibile, grazie a internet, mistificare il vino (si veda “Il Sole-24 Ore” di ieri).
Il giovane Masini ovviamente di prodotti modificati non ne vuole sentir parlare. E non da oggi. Era ancora fresco di “bachelor” in ingegneria chimica ambientale, conseguito all’Imperial College di Londra, quando è rientrato in Italia per affiancare la sorella Maria Camilla nell’azienda paterna Teseco di Pisa. Un’azienda che ha a che fare proprio con problematiche relative a salvaguardia territoriale e lavorazione di acque sporche. Porta la firma Teseco, per esempio, la bonifica dell’ex stabilimento dell’Alfa Romeo di Arese, la riconversione della raffineria di Trieste Muggia e la rinascita in approdo turistico del vecchio porto di Rosignano Solvay (Livorno). Il ritorno in Toscana e la vita in campagna con i genitori, il papà Gualtiero e la mamma Maria Paletti esperta di arte, ha spinto il giovane Masini ad allargare l’orizzonte della propria attività anche al vino. Ha così convinto i genitori ad acquistare una tenuta di una cinquantina di ettari a San Miniato i cui vigneti (13 ettari, ma dovrebbero salire a 20 entro qualche anno) erano affidati alla conduzione di terzi.
“Il nostro investimento nella vigna e nell’olivicoltura - spiega l’ingegnere-vignaiolo - aveva e ha senso se quello che si fa risponde a una progetto di agricoltura biologica e prodotti di assoluta qualità”. Per attuare questo programma s’è dovuto prima rientrare in possesso dei terreni, quindi si è passati alla fase successiva del reimpianto di nuove vigne, con scelte clonali che hanno privilegiato vitigni autoctoni di Sangiovese, Colorino, Trebbiano ma anche varietà internazionali come Sauvignon e Cabernet. La cui lavorazione è affidata all’estro dell’enologo Cipriano Barsanti che si è fatto le ossa a Castello d’Ama e che ora ha portato nuova linfa alla già vivace attività di Masini. Attività peraltro esplicata con un approccio innovativo anche per quanto riguarda il rapporto con i dipendenti: cinque fissi, cui si aggiunge a rotazione un gruppo di giovani aderenti all’organizzazione internazionale Woofs specializzata nella coltura biologica e biodinamica.

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