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Il Sole 24 Ore

Vino, il prezzo fa la differenza ... Competizione sempre più serrata, in tre anni le importazioni sono triplicate. Vinitaly. Gli intenditori spendono in media 8,50 euro a bottiglia, ma la pressione dall’estero impone una sfida sui listini... Quando a dicembre la rivista americana “Wine Spectator” decretò il Brunello di Montalcino 2001 della Tenuta Nuova di Giacomo Neri il vino numero uno al mondo per il 2006, i rivenditori non persero tempo a ritoccare il prezzo di quelle bottiglie. Un ritocco che per qualcuno significò anche triplicare la cifra di 40-50 euro a bottiglia esposta in vetrina solo il giorno prima. Lo stesso produttore Neri, avendo esaurito da mesi la scorta di bottiglie a disposizione, per far fronte alle incombenze pubbliche di produttore di successo dovette ricomprare delle casse da alcuni grossisti, pagandole o euro a bottiglia: il doppio di quanto egli stesso le aveva vendute. A ricordare l’accaduto è stato lo stesso Giacomo Neri al convengo sui vini della Toscana promosso ieri dalla Provincia di Siena e dall’Enoteca Italiana al VinItaly di Verona.
Neri, al pari degli altri cinque colleghi toscani entrati nella speciale classifica di WS (Siro Pacenti, Castelgiocondo di Frescobaldi, Ettore Falvo, Baldassarre Fanti e Barbara Widmer di Branchia) non si è detto meravigliato del fatto che accadano simili episodi. Ha però escluso che queste scelte le possa fare il produttore, “il quale, invece, deve agire con logiche del tutto diverse e comunque tenendo ben presente che il suo prodotto lo deve vendere tutti gli anni. Sempre confrontandosi con i concorrenti”. Già, la concorrenza, il sale del mercato. Che nel caso del vino e con la globalizzazione produttiva sempre più marcata e la qualità che nessuno discute, è un aspetto con cui tutti devono confrontarsi. “Dire che il fattore prezzo è importante è poco”, Sostiene il direttore generale di Banfi, Enrico Viglierchio.
“Ovviamente nella formulazione dell’offerta di vendita - aggiunge - si tengono presenti molti altri elementi, che vanno dal tipo di prodotto che si vende al target cui l’azienda fa riferimento. Tutti aspetti che hanno un loro peso, ma poi è il prezzo il fattore che si rivela determinante per conquistare nuovi mercati”. Opportunità che i produttori italiani negli ultimi tempi hanno saputo cogliere, come dimostra l’ottima performance delle esportazioni in volume (18,5 milioni di ettolitri nel 2006, con un aumento del 15% sull’anno prima) avvenuta a scapito dei valori. Che sono aumentati in termini assoluti a 3,2 miliardi, ma con il valore medio delle bottiglie salito della metà rispetto ai volumi. Sul fronte delle importazioni, invece, negli ultimi tre anni si sono triplicate. Da una ricerca realizzata da Eta Media Research e presentata ieri a Verona è poi emerso che in Italia c’è un “popolo” di circa 2 milioni di appassionati del vino, che per il consumo domestico spendono in media 8,5 euro a bottiglia. E che nell’1,6% dei casi, per una bottiglia speciale, sono pronti a superare 500 euro.
E se l’impegno sulla qualità da parte dei produttori resta molto importante, anche la politica dei prezzi pesa. Il presidente dell’Enoteca regionale dell’Abruzzo, Rocco Pasetti, ricorda che il successo del Montepulciano d’Abruzzo, che nel 2006 stato il rosso italiano più venduto con 13 milioni di bottiglie, è stato conseguito dai produttori che hanno accelerato sulla qualità, ma con una certa cautela nel definire i listini. Un dato per tutti: il 50% degli 80 milioni di bottiglie vendute dall’Abruzzo nel 2006 sono state cedute a un prezzo medio intorno a 3 euro”. Che si debba fare attenzione al rapporto qualità-prezzo lo dicono tutti. Don St. Pierre, distributore in Cina di alcuni grandi vini made in Italy, ha osservato che la competizione in Cina si gioca anche con una politica di prezzo accorta. E grazie a questo i vini italiani sono cresciuti del 170% in due anni. Mentre Takefumi Tanaka, direttore generale di Isetan, una delle più grandi catene commerciali giapponesi ieri ha firmato un accordo con Fiera Verona.

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