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Il Sole 24 Ore

Gli enologi chiedono un taglio alle norme Ue ... Il congresso dell’Associazione... Un deciso taglio alla burocrazia. Deve essere questa la chiave della prossima riforma dell’Ocm vino. Ne sono convinti all’Associazione degli enologi ed enotecnici italiani (Assoenologi) che proprio in questi giorni sta tenendo il proprio 62° Congresso nazionale. A introdurre il discorso sugli ultimi indirizzi assunti dalla Commissione Ue (il varo dei testi giuridici è previsto per il 4 luglio) saranno i due rappresentanti della direzione generale Agricoltura di Bruxelles, Russel Mildon ed Ersilia Moliterno. “Noi siamo convinti che in vista della riforma la parola d’ordine debba essere sburocratizzazione - spiega il direttore di Assoenologi, Giuseppe Martelli -. Gli enologi e i tecnici di cantina sono oggi troppo impegnati a riempire moduli e redigere domande mentre la loro mission è quella di realizzare vini di qualità contenendo i costi.
Senza contare che, nonostante i tanti adempimenti, assistiamo al paradosso che non conosciamo la consistenza del vigneto Italia. Per questo è fondamentale avviare una profonda semplificazione”.
Nel merito delle proposte della Commissione, Assoenologi sottoscrive il proposito di Bruxelles di cancellare le distillazioni “che - aggiunge Martelli - hanno mantenuto in piedi una domanda artificiale per un prodotto che non ha mercato. Allo stesso modo sottoscriviamo l’obiettivo di cancellare la pratica, utilizzata soprattutto dai Paesi del Nord Europa, di arricchire il contenuto alcolico del vino aggiungendo zucchero. Diverso invece è il discorso della distillazione obbligatoria dei sottoprodotti. Un capitolo che la Commissione vorrebbe abolire ma che invece contribuisce a tenere alto lo standard qualitativo dei vini; un vaso di scolmo strategico per evitare che questi sottoprodotti possano essere riutilizzati nel processo produttivo”.
L’altro aspetto chiave è quello dell’export. Le vendite all’estero dei vini made in Italy continuano a macinare successi sopratutto su mercati come gli Usa (si veda Il Sole 24 Ore del 26 aprile).
Ma resta il tallone d’Achille di una eccessiva concentrazione su pochi mercati, visto che il 90% delle vendite sono oggi concentrate su ti mercati. L’apertura di nuovi sbocchi è quindi fondamentale. E a proposito di nuovi mercati, quest’anno Assoenologi si concentrerà sui Paesi dell’Est europeo. Un’area che nonostante i volumi ancora limitati ha fatto registrare una crescita negli acquisti di vini made in Italy del 31 per cento.
“Puntiamo ad approfondire la conoscenza di Ungheria e Polonia - spiega il direttore di Assoenologi -: due Paesi nei quali il reddito pro capite sta crescendo e parallelamente anche la propensione ad acquistare vini di qualità”. La Polonia in particolare ha mostrato un progresso nei consumi di vini italiani del 38 per cento. E anche l’Ungheria, al di là della querelle sulla titolarità del nome Tocai, ha finito per premiare i vini italiani le cui vendite nel 2006 sono aumentate del 30 per cento”.

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