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Il Sole 24 Ore

Il vino cerca spazi in Oriente ... Investimenti per Monini e Tecnovite... La crescente attenzione dei consumatori internazionali alla tavola made in Italy non solo si traduce in un aumento delle esportazioni di vino, pasta, salumi e tutto quanto richiami la dieta mediterranea (+10% nel 2006 a 16,7 miliardi), ma sempre più di frequente apre la strada a operatori italiani che decidono di andare a produrre all’estero. Spesso attratti da bassi costi fissi, ma anche da agevolazioni di cui non v’è riscontro nella Penisola.
Poiché il focus è fatto di prodotti a forte richiamo agricolo, come possono essere il vino e l’olio di oliva, va da sé che gli investimenti coinvolgono prima l’area di competenza fondiaria e, in una seconda fase, anche quelli della trasformazione e commercializzazione dei prodotti derivati.
Esattamente quanto si propongono di fare due protagonisti della produzione olearia e viticola italiana le società Monini di Spoleto, che è andata a investire in Australia, e Tecnovite Toscana di Stefano Casadei, vignaiolo con tenuta a Suvereto che si è assicurato due progetti viticoli da realizzare a Baku, in Azerbaijan e a Smirne, in Turchia.
La società umbra, marchio noto e tra i più antichi della filiera dell’olio di oliva con 133 milioni di euro di fatturato, ha rilevato in joint venture con un operatore locale di origini italiane 700 ettari di terreni nella regione del New South Wales. “Il nostro progetto spiega il presidente della società Zeferino Monini, nipote del fondatore - comprende sia la piantagione e coltivazione di ulivi del tipo monovarietale (coratina, frantoio, leccino, moraiolo) importati dall’Italia, sia la realizzazione di un frantoio e di impianti per l’imbottigliamento. Il primo olio sarà disponibile fra tre anni e verrà commercializzato in tutta l’area del far-east, con notevole vantaggio competitivo rispetto all’olio proveniente dal Mediterraneo”.
Altrettanto innovativi sono i due contratti che Stefano Casadei di Tecnovite Toscana (200 dipendenti e 6,5 milioni di fatturato) ha acquisito in Azerbaijan e in Turchia. Due aree, cioè, dove la viticoltura non è certo di casa, ma che Casadei ha potuto verificare avere grandi potenzialità. Lo hanno capito alcuni imprenditori privati locali che hanno affidato alla società di Casadei i lavori relativi sia alla individuazione dei terreni più adatti alla vite, sia la successiva costruzione di cantine che dovranno essere ispirate a modelli produttivi di stile e gusto italiani.
Nè più nè meno di quanto accade alla tenuta di Tupungato, in Argentina, dove Sandro Boscaini del gruppo Masi di Verona ha reso fertili 150 ettari di terreno piantandoci viti che producono bianchi e rossi di grande personalità e dall’evidente “impronta veneta”.
Un po’ quello che hanno fatto Fantinel e Genagricola in Romania. “Si deve molto a queste due prestigiose aziende viticole nazionali se - osserva Irene Chiari di winenews.it - la Romania oggi è considerata un player vinicolo europeo di tutto rispetto”.

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