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Il Sole 24 Ore

Le quote rosé ... Si dice “salire sul carro del vincitore” quando si coglie l’opportunità di seguire un “gregge” di sicuro successo. E una metafora costruita a pennello per quanto sta verificandosi nel mercato del vino. Il vincitore è il rosé con bollicine o fermo. È ormai una moda travolgente che rischia di trascinare forse “troppo velocemente” i produttori. Non c’è infatti azienda vinicola di fama o outsider o sconosciuta che non abbia la sua quota (di vino) rosa. Non solo.
Non c’è territorio, al nord piuttosto che al sud o al centro dello stivale, che non abbia un suo produttore ansioso di saltare sul carro. Viene da chiedersi se tutti i territori italiani e tutti i vitigni siano adatti a questa tipologia divino. A dir il vero, fino a pochi anni fa, non sembrava essere; tanto è vero che sul mercato era presente il solo Rosatello Ruffino, da ricordare, se non altro, per la bottiglia davvero originale. Forse è il caso che regioni vocate da sempre (e non da ultima ora) come la Puglia (il Salento) o territori come il Garda (chiaretto), il Litorale maremmano, l’Abruzzo (con il suo cerasuolo), comincino a darsi delle regole per mostrare una qualità superiore. Attualmente la produzione viene ottenuta infatti attraverso diverse metodologie: mescolare in cantina un vino rosso e uno bianco oppure con vinificazioni particolari (in bianco) di uve rosse o il ricorso al salasso. Il rosé è una moda di consumo, imposta dalla domanda e non dall’offerta, come è stato il limoncello. Un caso davvero curioso perché mostra come sia inefficace la comunicazione in questo settore soprattutto se si pensa agli anni passati, durante i quali sono stati fatti notevoli sforzi pubblicitari da alcune industrie vinicole per lanciare il rosato, allora, con grami risultati.
È una moda che arriva dalla Francia, in particolare dalle bollicine rosa, sposate durante le sfilate, e gli eventi delle griffe di successo. Quel colore di gran moda (è un gioco di parole), forse perché ricorda il corpo, la rosa, forse perché è donna, ne ha decretato un grande risultato, sebbene in Francia lo champagne rosé abbia da sempre un grande prestigio a cominciare dallo straordinario Dom Perignon rosé millesimato, per passare ad altri campioni quali: Krug, Selosse, Gosset eccetera. Aveva già intuito negli anni 60-70 lo champagne rosé quello straordinario personaggio, Peppino Cantarelli, che soleva abbinarlo al suo culatello. Nel 1972 in Italia nacque il primo spumante rosé, firmato Mauro Lunelli (Ferrari), creato per il suo matrimonio, su ispirazione francese. La Francia, d’altronde, dispone anche di Rosé de Riceys, i soli vini tranquilli nello Champagne, nel Midi, Tavel (unica denominazione riservata in esclusiva al rosato), Bandol eccetera. Il boom in Italia può avere due facce: da un lato una crescita della qualità, attraverso la ricerca di uve specifiche e appunto di territori vocati; dall’altro invece produzioni che puntano solo a sfruttare la domanda, ma indifferenti al contenuto della bottiglia.
Fatto assai bizzarro nel mare magnum dei rosé hanno occupato un ruolo di primo piano i produttori di Lambrusco, a cominciare dall’azienda guida: la F. Bellei di Bomporto con il Brut extra cuvèe Rosso ottenuto da lambrusco di Sorbara, l’eccellente cuvèe extra brut rosé e ora l’azienda Cavicchioli con un inedito e sorprendente Rosé del Cristo, metodo tradizionale. Tra le sorprese: rosé tranquillo di nero di Troia dell’azienda Cocevola di Andria, il Rossano di Massa Vecchia, il Bardolino Chiaretto di Guerrieri Rizzardi, e lo spumante e il tranquillo di Costaripa. Sine qua non

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