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Il Sole 24 Ore

I nuovi ricchi globali e il tesoro in cantina ... Dall’inizio dell’anno l’indice Liv-ex 100, che misura le quotazioni medie dei migliori 100 vini acquistabili, è salito del 42%, portandosi al massimo storico dalla nascita avvenuta nel 2000. Lo ha riferito il “Financial Times” dello scorso week-end, evidenziando come questo notevole incremento sia stato dovuto agli acquisti da parte dei nuovi ricchi delle piazze finanziarie dei Paesi sviluppati e di quelle emergenti. Gli imprenditori, i banker e i gestori di private equity che conseguono rilevanti discontinuità positive della loro ricchezza seguono un cliché diffuso in tutto il mondo.
In primis, quello di dotarsi di una casa più grande e più lussuosa, ma anche di dedicarsi ad attività che possono sintetizzarsi in investimenti-piaceri-status symbol. Tipicamente i due campi che rispondono a queste tre definizioni sono appunto i vini rari e i beni d’arte. Non è un caso che anche le quotazioni di questi ultimi, così come quelli delle residenze di pregio, siano protagonisti di una ascesa che pare inarrestabile. Milionari russi, cinesi, indiani, investment banker e altri professionisti di Londra, Parigi, New York e Milano comprano bottiglie di Chateau Petrus e di Chateau Lafite a mani basse. Prelibatezze che possono costare anche 5-10mila euro per ogni cassa, a seconda di annata, vitigno e prestigio della casa. Forse anche qui presto o tardi si parlerà di bolla speculativa, al pari di quanto accade per certi immobili e per certi artisti. Stiamo parlando di mercati fortemente emozionali, poco trasparenti e manipolati, dove gli eccessi sono forse ancora più frequenti che sui listini azionari.
Periodicamente, quando si verificano queste fasi di boom, ricorrono i tentativi di creare con questi vini delle vere e proprie asset class, tramite veicoli di investimento collettivi. Ma al momento non risultano solide esperienze di successo al riguardo. In fin dei conti, la logica di questi mercati è proprio quella di non consentire una gestione organizzata e professionale degli acquisti e delle vendite, e di lasciare gli scambi parcellizzati, con pochi bene informati che non hanno alcuna intenzione di condividere con altri i propri profitti Anche questa bolla prima o poi si sgonfierà, e le quotazioni dei Chateau Latour e simili torneranno a scendere. A chi non avrà la necessità di liquidare questi pseudo-investimenti rimarrà l’ottima consolazione di farsi delle bevute memorabili.

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