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Il Sole 24 Ore

Arriva al capolinea l’esperienza di “Buonitalia” ... Nel decreto “Milleproroghe” il trasferimento a Isa della società di promozione alimentare... Proprio in questi giorni una delegazione di Buonitalia, guidata dal presidente, Emilio De Piazza, è negli Stati Uniti per presentare una guida dei ristoranti italiani di eccellenza dislocati in 53 città nordamericane; una vetrina privilegiata del made in Italy alimentare. Per la società di promozione, costituita nel 2003 dall’allora ministro delle Politiche agricole Gianni Alemanno, potrebbe essere una delle sue ultime missioni. Tra le tante pieghe del decreto “milleproroghe”, infatti, è spuntato l’articolo 28 che prevede che Buonitalia sia acquisita per incorporazione da Isa, Istituto per lo sviluppo agroalimentare, altro satellite del ministero delle Politiche agricole e alimentari.
Giunge così al traguardo il destino di una società che finora, in realtà, aveva fatto parlare molto di sè per l’incidente di omonimia tra il suo portale-vetrina dei prodotti e dell’italian style alimentare, mai decollato, e quello commerciale, molto più funzionale, registrato a New York da una società di trading. Molto meno, invece, per la sua attività di sostegno delle aziende italiane all’estero: i contratti di internazionalizzazione per le Pmi alimentari, finalizzati ad espugnare i mercati emergenti, sono rimasti nel cassetto. Stesso discorso per quel ruolo di regia della promozione all’estero, che gli era stato affidato per coordinare i tanti rivoli delle iniziative promozionali. Difficoltà che non possono essere addossate tutte a Buonitalia, viste le resistenze che i diversi istituti ed enti regionali mostrano nei confronti di un più grande e coordinato progetto. Tanto comunque da convincere il ministro delle Politiche agricole, Paolo De Castro, a sancire la fine dell’esperienza Buonitalia.
Riferendosi al passaggio a Isa, De Piazza si limita ad augurarsi “che da questa incorporazione esca una società più reattiva sul mercato. L’operazione infatti non significa che questo tipo di attività cesserà”. In effetti, il testo del “milleproroghe”, prevede che Isa dovrà introdurre le necessarie modifiche al proprio statuto per poter svolgere anche questo nuovo compito. Come dire che Buonitalia finirà come società, ma potrebbe svolgere la sua missione come divisione dell’istituto per lo sviluppo agroalimentare.
Ma per L’Istituto per lo sviluppo agroalimentare, alla cui presidenza è di recente approdato un uomo vicino a De Castro, il leccese Pier Nicola Tondo, le novità del “milleproroghe” non finiscono qui. Allo stesso articolo, infatti, è previsto che alla finanziaria per l’agroalimentare controllata dal Mipaaf (attiva sia con finanziamenti a tasso agevolato, sia con operazioni di investimento a condizioni di mercato) siano trasferiti altri 10 milioni dall’Agenzia per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa (ex Sviluppo Italia).
Completando un travaso dei fondi per l’agroindustria (provenienti dalla ex-Ribs) e poi transitati a Sviluppo Italia, poi girati a fine 2005 a Isa.
Una partita di giro finanziaria molto complessa, che ha scatenato una dura reazione da parte dell’amministratore delegato dell’Agenzia per l’attrazione degli investimenti, Domenico Arcuri, secondo il quale il travaso dei fondi a Isa, disposto dalla Finanziaria 2004, era stata già concluso, con il trasferimento di 350 milioni, di cui 250 di liquidità e il resto in crediti e partecipazioni. Cifre contestate dai vertici, secondo cui oltre 200 milioni destinati all’agroindustria erano rimasti in Sviluppo Italia. Precisa l’amministratore delegato, Walter Bellantonio: “Oggi tornano all’agroindustria risorse già destinate allo sviluppo di questo stesso settore. La gradualità di questo trasferimento, deciso dal Parlamento, mi sembra ragionevole, anche perché ha tenuto conto dell’impatto su Sviluppo Italia”.

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