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Il Sole 24 Ore

C’è entusiasmo dopo i successi del 2007 ... Francia. Il Paese è il primo produttore al mondo ma l’euro forte penalizza l’export verso gli Usa... Il 2007 è finito sulla scia dell’entusiasmo, con esportazioni record per il settore, ormai secondo - sul fronte delle vendite oltre confine - solo all’industria aeronautica. Ma adesso, con un euro sempre più forte e lo spettro della crisi economica, soprattutto su un mercato chiave come quello nordamericano, la Francia, primo produttore mondiale di vino, guarda con timore al 2008.
Facciamo un piccolo passo indietro. Dopo tre anni di calo dell’export e di estirpazioni di vigneti nelle principali regioni vitivinicole, la Francia ha chiuso il 2007 in maniera decisamente positiva. Le esportazioni di vini e liquori hanno raggiunto quota 9,485 miliardi di euro, una cifra storicamente record, in crescita del 6,3% rispetto al 2006. E non è stato il boom di prodotti come il cognac, già caratterizzati da un trend positivo da anni, a giustificare la performance del 2007: il vino, da solo, ha registrato un +7,7% (6,75 miliardi di euro). Ovviamente è andato molto bene lo champagne, ma soprattutto (e questa è la vera novità) hanno ricominciato a correre i “vini tranquilli”, in particolare quelli di regioni come la Bourgogne e il Bordelais, che hanno registrato l’anno scorso crescite, rispettivamente, del 31,5 e dell’8,8% delle proprie esportazioni di vini.
Da sottolineare poi un aspetto: un terzo della produzione vinicola francese è venduta all’estero, la metà se si guarda al valore. E, come sottolinea Renaud Gaillard, vicedirettore della Fevs, la Federazione degli esportatori di vini e liquori, “è sui mercati esteri che i produttori realizzano il grosso dei loro utili e, in particolare, negli Usa, in assoluto il nostro primo cliente fuori dai confini nazionali. Se l’export va male, è tutto il settore ad andare in crisi”.
L’anno scorso è andata molto bene. E ora? “Siamo preoccupati - osserva Gaillard -. L’euro, che diventa sempre più forte, è un vero problema. E poi il calo dei consumi, in particolare negli Stati Uniti. Era già chiaro dalla metà del 2007 che su questo e su altri mercati la situazione si stava deteriorando. Ma i nostri produttori hanno ridotto i margini, cercando di salvaguardare i prezzi competitivi. Ora, però, sono ai limiti: di più non è possibile fare”. È un problema soprattutto negli Usa dove, continua Gaillard, “le categorie di prezzo sono ben definite e basta saltare al di sopra di certe soglie come sette dollari e novantanove cents a bottiglia, nove e novantanove eccetera che subito si perde una percentuale di possibile clientela”. D’altra parte, proprio un dato negativo (l’unico) del 2007 aveva fatto suonare l’allarme: le vendite negli Usa che, pur raggiungendo la ragguardevole cifra di due miliardi di euro, sono calate del 3% rispetto al 2006.
Così i produttori francesi puntano a nuovi mercati, in primis la Cina. Qui le vendite di vino francese sono cresciute in valore del 145,6% nel 2007 rispetto all’anno precedente.
Il Paese asiatico è, ormai all’undicesima posizione nella classifica dei mercati di sbocco.
“Anche la Russia va benissimo e il Giappone si conferma come uno dei nuovi mercati chiave per il vino francese - conclude Gaillard -. Se pure le vendite in questi Paesi continueranno ad aumentare in modo sostenuto, non riusciranno a compensare la perdita di terreno negli Usa”.

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