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Il Sole 24 Ore

Brunello, un vertice per l’emergenza ... In quasi 200 anni di storia il celebre rosso toscano non aveva mai affrortato un esame così delicato... In quasi duecento anni di storia non aveva mai affrontato un passaggio così difficile. La reputazione internazionale del Brunello di Montalcino in questo momento è appesa ai risultati dell’inchiesta della Procura di Siena, che sta indagando sul grado di purezza del vino più blasonato d’Italia.
Niente a che vedere con le accuse di sofisticazione che in altre regioni hanno coinvolto produttori nazionali di vino offerto a prezzi stracciati. Per quanto riguarda il Brunello, c’è il sospetto che alcune imprese di Montalcino abbiano utilizzato non solo vitigni di Sangiovese, come impone la Docg, ma con percentuali modeste (dal 7 al 15%) anche Merlot, Cabernet, Sauvignon e Petit Verdot. Tutte uve presenti sul territorio perchè previste nei disciplinari di altre denominazioni del luogo (Moscadello, Sant’Antimo), che però non dovrebbero entrare neppure in minima quantità nelle bottiglie di Brunello.
Questa storia delle uve mescolate, allo scopo di attenuare la “durezza” del Sangiovese e andare incontro ai gusti del pubblico internazionale, se provata, rischia di compromettere l’immagine del marchio e di creare un danno economico non solo ai 247 produttori e ai 200 imbottigliatori di Brunello, raccolti nel Consorzio di tutela della Docg, ma anche al comprensorio di Montalcino che sulla fama del suo vino ha costruito una ricchezza invidiabile.
“E’ il motore della nostra economia”, conferma Maurizio Buffi, sindaco della cittadina toscana, 2mila abitanti e 2,5milioni di turisti, richiamati dalla bellezza dei luoghi e dalla qualità delle produzioni agricole, a cominciare dal vino.
Oggi una bottiglia di Brunello costa al pubblico dai 25 ai 35 euro, con punte fino a oltre cento. Un ettaro coltivato a Sangiovese, che nel 1967 poteva essere acquistato nel comprensorio di Montalcino per meno di 2 milioni di lire (mille euro), adesso ha un valore di mercato ufficiale di 350mila euro e realisticamente non è possibile pagarlo meno di 500mi1a. Pochi investimenti vantano performance altrettanto fortunate. Negli ultimi quarant’anni di soldi a Montalcino ne sono arrivati parecchi: dai produttori tradizionali, da gruppi italiani e internazionali e da singoli investitori. In tutto, secondo una stima prudenziale, oltre un miliardo di euro.
Il “genius loci.”, la molla che ha alimentato questo fenomeno è il Brunello, la cui fama viene annualmente confermata dalle classifiche internazionali di settore (per la rivista Wine Spectator, il miglior vino del mondo nel 2006 è stato il Brunello di Montalcino Tenuta Nuova, annata 2001). Tutto iniziò nelle cantine della fattoria del Greppo.
L’inventore del Brunello fu Clemente Santi che, dopo “lunghe ricerche e grandi investimenti, realizzò un vino durevole e tale da potersi esporre alla lunga navigazione senza guastarsi”. Il nome Brunello deriva dal colore scuro della varietà di uva selezionata, il cosiddetto Sangiovese grosso. Vincente fu l’idea dell’invecchiamento (tre anni all’origine, oggi quattro) e per questo Santi venne premiato all’esposizione di Montepulciano del 1869.
Ferruccio Biondi Santi, nipote di Clemente, consacrò definitivamente la formula del Brunello, sempre nell’azienda familiare del Greppo, dove ancora oggi si conservano due bottiglie della Riserva 1888. Sono gli anni in cui il barone Bettino Ricasoli, non lontano da Montalcino, elabora nel suo castello di Brolio il mix vincente di uve per il Chianti Classico (Sangiovese, Canaiolo, Trebbiano e Malvasia, formula poi cambiata negli anni con l’eliminazione di bianchi Trebbiano e Malvasia). Ma il Chianti era un vino leggero, pronto per essere bevuto la primavera successiva alla vendemmia. Il Brunello, al contrario, era corposo, richiedeva un invecchiamento maggiore e, soprattutto, costava di più. Per affermarsi presso il grande pubblico, infatti, dovrà aspettare almeno un secolo.
Nel 1967 nacque il Consorzio.
Un anno prima era arrivata la Doc e il primo disciplinare. Fu la svolta. A Montalcino cominciarono a entrare investitori esterni. Ai nomi storici (Biondi Santi, Costanti, Franceschi, Lisini, Lovatelli, Fuligni, Ciacci Colombini) si aggiunsero nuovi imprenditori, che portarono metodi moderni: Soldera, Consonno, Turone, Molinari, Mastroianni, cui seguirono Cinzano, Antinori, Frascobaldi, Gaja, Angelini. La prima Docg italiana, nel 1980, fu assegnata a Brunello. Ma l’arrivo che più di ogni altro ha caratterizzato la storia recente di Montalcino è quello dei fratelli Mariani, importatori e distributori di Lambrusco negli Stati Uniti, che nel 1978 investirono circa 200 miliardi di lire nel Castello Banfi.
A guidare il progetto c’era Ezio Rivella, enologo piemontese e manager di successo che sul suo rapporto personale con il Brunello ha scritto anche un libro. Oggi, all’età di 75 anni, da sei non più impegnato a Montalcino, davanti alla 600mila bottiglie annata 2003 di Villa Banfi messe sotto sequestro dalla magistratura, punta il dito contro il disciplinare. “E’ un errore creare troppe rigidità - dice Rivella - i francesi hanno regole elastiche e questo consente di realizzare vini più personalizzati. Rivedere il disciplinare del Brunello? - aggiunge-. Perché no?”.
Non è della stessa idea Jacopo Biondi Santi, 57 anni, sesta generazione della famiglia che dette inizio all’avventura: “Il Brunello è così da 200 anni e tale deve restare - sottolinea con forza
-. Modificare il disciplinare significherebbe produrre un vino internazionale, come si può fare in tutto il mondo. Sono molto preoccupato per l’immagine del Brunello - dice ancora Biondi Santi, che dal 1997 ha lasciato al padre Franco 1a gestione dell’azienda familiare e si è impegnato a coltivare vigne di sangiovese in Maremma, dove produce con successo sette diversi vini -. Attenti a criminalizzare tutto il comprensorio di Montalcino, ma chi ha sbagliato è giusto che paghi”.
Intanto, i produttori di Brunello si preparano alla controffensiva. Il presidente del consorzio, Francesco Marone Cinzano, ha annunciato ieri una riunione a porte chiuse per mercoledì prossimo. “Da questa vicenda usciremo rafforzati”, dice. C’è già chi pensa a querele e richieste di danni. Ma prima sarà determinante dimostrare il rispetto del disciplinare.

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