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Il Sole 24 Ore

Niente Doc a chi non produce ... L’eccesso di denominazioni d’origine controllata e garantita... Uno degli aspetti “paradossali” dell’intero sistema italiano dei controlli sul vino è che al suo interno, convivono le rigidità dovute agli eccessi di purismo (come quelli denunciati dal ministro De Castro, si veda articolo in pagina) con una vera e propria inflazione di burocrazia. Bastipensare che il sistema in Italia conta oggi 352 riconoscimenti. Alle ben 316 Doc si aggiungono 36 Docg (denominazioni d’origine controllate e garantite) che insieme coprono il 32% della produzione italiana. Il resto è rappresentato dai vini da tavola (che detengono una quota del 41%)e infine dalle Igt (che sono vini da tavola ma con una indicazione geografica) che rappresentano il 27% della produzione totale.
“Ma il vero collo di bottiglia sono Doc eDocg - spiega il direttore di Assoenologi (l’associazione degli enologi ed enotecnici italiani), Giuseppe Martelli -. Perché in base al nostro monitoraggio sugli oltre 350 riconoscimenti attivi in Italia, 90 utilizzano meno del 50% del proprio potenziale, 28 meno del 20%, 14 meno del 5% e infine ben 7 non hanno mai realizzato una bottiglia ed esistono pertanto solo sulla carta. Tutto questo crea un aggravio burocratico e di costi per le procedure da attivare. Perché anche chi esiste solo in teoria va controllato e finisce per assorbire sforzi e risorse. Per questo noi proponiamo la revoca del marchio per chi non utilizza o ricorre solo in parte alla denominazione che gli è stata riconosciuta”.
“L’eccesso di riconoscimento è un problema che va assolutamente risolto - spiega il direttore del Consorzio del Chianti classico Docg (e vicepresidente di Federdoc, l’associazione dei consorzi dei vini Doc), Giuseppe Liberatore -. Siamo tra coloro che si attendono una maggiore severità dal Comitato vini istituito presso il ministero per le Politiche agricole, nel concedere in futuro nuovi riconoscimenti Doc e Docg. Oggi infatti sugli oltre 350 marchi attivi in Italia, 100 rappresentano 1’8o% della produzione. Il che significa che le restanti 250 affollano l’altro 20% e - francamente - sono troppe. Tuttavia, noi proponiamo che anziché la revoca del riconoscimento si proponga, per
quei viticoltori che non riescano a raggiungere determinate quantità di produzione rivendicata, il declassamento a vino Igt”.

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