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Il Sole 24 Ore

A rischio l’export di vino ... Germania e Giappone chiedono garanzie sulla qualità dopo le inchieste partite da Verona e Taranto... De Castro: riforma per semplificare e rendere autonomi i controlli... A rischio l’export italiano di vini in Germania e Giappone. L’ipotesi di un’ennesima tegola pronta ad abbattersi sull’alimentare made in Italy, e sul vino in particolare, circolava ieri tra gli stand della 42ma edizione del Vinitaly. Un’edizione nella quale, sul vino italiano, sono continuamente piovute notizie scandalistiche legate a due inchieste giudiziarie. Una partita da Verona e culminata a Taranto e l’altra che invece coinvolge la procura di Siena e il celebre Brunello di Montalcino. Lo stesso presidente di VeronaFiere ha ribadito ieri di essere a conoscenza di un innalzamento del livello di allarme sul flusso di export italiano in Germania e Giappone. Paesi che hanno chiesto rassicurazioni all’Italia dopo gli scandali dei giorni scorsi.
Un eventuale blocco delle frontiere, dopo le iniziative annunciate (e poi ritirate) sulla mozzarella di bufala, potrebbe avere effetti negativi incalcolabili per il vino italiano. Germania e Giappone sono infatti il secondo e il sesto mercato in valore per e etichette made in Italy con fatturati di 733 milioni in Germania (+1,5%) e di 100 milioni in Giappone (+1,2%).
Come confermato dalle clamorose ipotesi sul fronte export, si è quindi tutt’altro che spenta l’eco delle indagini dei giorni scorsi. In particolare l’inchiesta di Verona rilanciata dal settimanale l’Espresso (e ribattezzata “Velenitaly”) è finita al centro di un’azione legale promossa da VeronaFiere che sarà affiancata (come parte civile) dalla stessa Giunta regionale del Veneto.
Resta alta la tensione anche sulla seconda indagine, quella della procura di Siena, che ha bloccato 600mila bottiglie di Brunello di Montalcino perché
- ipotizzano gli inquirenti - potrebbero essere state prodotte con tagli di differenti partite di uve in violazione del disciplinare di produzione. “L’intero sistema dei controlli sui vini va rivisto - ha detto ieri il ministro per le Politiche agricole, Paolo De Castro -. Ma attenzione: non perché faccia acqua. Ma perché prevede alcuni ‘eccessi di purismo’ che, come il caso del Brunello dimostra, alla lunga possono creare problemi”.
De Castro è tornato sugli scandali degli ultimi giorni per distinguere ancora una volta le ipotesi di frode (con possibili implicazioni sulla salute) dai casi - certo meno gravi - di mancato rispetto dei disciplinari. Due piani che non vanno confusi. “E chiaro - continua De Castro - che prevedere un Brunello in purezza, realizzato al 100% con uve Sangiovese, può risultare difficile da realizzare in annate di produzione scarsa come quella 2003. In alternativa, va detto che aggiungere qualche percentuale di Merlot, non provoca certo danni alla salute”.
Il ministro auspica quindi un’iniezione di flessibilità all’interno dei disciplinari di produzione come fatto di recente da diverse “appellation d’origine contro1ée”, le Doc francesi o da altri consorzi italiani come quello del vino Nobile di Montepulciano. “Occorre una riforma - aggiunge De Castro -i mprontata alla semplificazione e alla terzietà dei controlli che vanno a mio avviso affidati ad organismi
terzi come avviene per i prodotti alimentari Dop e Igp. Bisogna studiare una formula flessibile anche per raccordare il nuovo sistema con i compiti svolti dai consorzi di tutela”.
“Se ci sono rigidità sono nei disciplinari di produzione e non nei controlli che stanno dimostrando di funzionare in maniera sistematica “ ha detto il presidente di Federdoc (la federazione dei consorzi Doc), Riccardo Ricci Curbastro Inoltre sono scettico che le ipotesi di riforma delineate dal ministro siano alla portata. In una recente riunione dei produttori di Brunello non è emersa alcuna volontà di modificare il disciplinare. E questo non mi stupisce: oltre il 98,9% risulta rispondente al disciplinare. Il Brunello nel mondo ha fatto proprio dell’eccesso di purismo una bandiera. Un elemento di differenziazione da altri vini. E i produttori temono che un annacquamento del disciplinare venga vissuto dal mercato come un tradimento”.

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