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Il Sole 24 Ore

Per i gestori di pub e night inutili i poster sull’alcol ... Sicurezza stradale. Prime reazioni all’obbligo di esporre le tabelle nei locali... Disponibili a collaborare per la prevenzione, ma critici sul metodo adottato per la stesura del decreto - che li ha tenuti ai margini - e perplessi sulla effettiva utilità delle informazioni da pubblicare.
I gestori dei locali di intrattenimento (discoteche, pub e night) che dal 23 settembre dovranno esporre alla clientela le tavole sugli effetti dell’alcol (si veda “Il Sole 24 Ore” di ieri) non rifiutano il ruolo di responsabilità affidato loro dalla legge, dato che tra l’altro dovranno istruire i dipendenti per rendere “consapevoli” i consumatori dal bicchiere facile, ma ribadiscono il loro “no” al divieto di somministrazione di bevande alcoliche dopo le 2 notte.
“Le tabelle - dice Antonio Flamini, vicepresidente della Silb-Fipe Confcommercio - sono un’appendice, peraltro attesa, del decreto Bianchi dello scorso anno. Noi non siamo contrari alla divulgazione dei rischi sull’assunzione di alcol, tantomeno alla responsabilizzazione degli esercenti. Il problema resta un altro”. Quale? “I gestori dei locali di intrattenimento scontano l’ingiustizia del divieto di vendita e somministrazione di alcolici dopo le 2 di notte; una misura assurda e inefficace che, per esempio, esclude i bar, e che la commissione parlamentare Trasporti della scorsa legislatura aveva depennato. Perché? Il consumo dentro i locali è più controllabile e controllato rispetto al “fai da te” di chi si attrezza per aggirare le norme. E comunque i risultati nella prevenzione si ottengono con i controlli stradali e con campagne, come quella da noi promossa, del “guidatore designato”. Non con divieti posticci”.
Ma anche sull’utilità informativa delle tabelle che verranno esposte tra due settimane in pub, discobar, discoteche e night, le associazioni esprimono qualche riserva. “Il decreto è stato fatto a tavolino, senza coinvolgimento dei gestori - dice Tullio Galli, direttore di Fiepet Confesercenti - con il risultato- di aver standardizzato una realtà che non esiste: nei locali non si beve la birra da 33 centilitri, né il quartino di vino o il limoncello: quello che “va” sono piuttosto i cocktail, le bevande combinate di cui non c’è traccia nelle tabelle, che pertanto non sono inutili ma quasi. Se solo ci avessero invitato alla stesura del provvedimento, avremmo evitato di deliberare un documento che, più che orientativo per il consumatore, rischia di essere virtuale”.
Anche Confesercenti comunque tornerà a fare lobby parlamentare per eliminare il divieto di somministrazione di alcolici dopo le due di notte in night e discoteche. “Il limite posto così non ha senso per vari motivi - aggiunge Galli - anche per le difficoltà di applicazione: di fatto ha incitato il “fai da te” dei ragazzi, che compra- no alcol prima di entrare e lo consumano all’esterno dei locali, ma ha anche alimentato un mercato abusivo e fuori controllo nei dintorni delle discoteche. Nessuno ha pensato che il controllo sul consumo, anche per ragioni di costo, è più efficace se svolto dentro i locali, esattamente come saremo chiamati a fare in applicazione del decreto pubblicato ieri”.
Secondo Manuele Scafato, direttore del centro Oms per la ricerca sull’alcol all’Istituto superiore di sanità, “l’adozione delle tabelle un passo avanti verso la riduzione del tasso di alcolemia al quale ci invita il Parlamento europeo: gli Stati membri - ricorda Scafato - sono chiamati a ridurre il tasso di alcol a 0,2g per litro di sangue e si consiglia il limite zero per i neopatentati”.

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