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Il Sole 24 Ore

Vendemmia, immigrati in campo ... Tra Alba e Asti l’80% della manodopera è dell’est, al sud molti clandestini... “Vino italiano Docg, riserva speciale 2008: da uva colta, per l’80%, da mani immigrate”. Nessuna etichetta, in realtà, spiega chi ha faticato per il vino. Ma la vendemmia che si svolge proprio in queste settimane in tutta Italia, viene fatta solo grazie a decine di migliaia di stagionali stranieri. “Senza gli extracomunitari non potremmo fare più nulla - conferma Romano Magrini, responsabile lavoro di Coldiretti -: sono una presenza fondamentale nelle vigne”. La percentuale di lavoratori stranieri nella produzione del vino tocca il suo picco durante la vendemmia e varia a seconda della regione: sulle Langhe, tra Alba e Asti, l’80% dei lavoratori è immigrato, precisamente di nazionalità macedone. In Friuli Venezia Giulia sono molti gli sloveni che varcano il confine per vendemmiare. In Trentino, buona parte dei 6mila stagionali extracomunitari e neo-comunitari (polacchi e rumeni) che lavorano nella raccolta delle mele, viene impegnata anche in quella dell’uva. Così in Puglia dove il 30% dei lavoratori della vendemmia è immigrato, ma in alcune zone a spiccata vocazione vinicola, come la Capitanata di Foggia, si raggiunge il 60 per cento. E la Valle del Belice, in provincia di Trapani, non ci darebbe i suoi rossi siciliani senza il 70% di lavoratori stranieri.
Nel 2008 in Italia, per la vendemmia, è stato introdotto il “voucher”, con lo scopo di incentivare il lavoro di studenti e pensionati italiani; in poche settimane, con soddisfazione di Governo e aziende agricole, sono stati venduti oltre 170mila tagliandi. Ma questo non ha diminuito la richiesta di lavoratori immigrati. “Da noi sono stati circa mille gli stranieri impegnati nelle vigne - spiega Adriano Baffelli, presidente del Consorzio per la tutela del Franciacorta - il 40% del totale; in particolare, romeni e polacchi. È l’impressione è che la percentuale aumenterà”. “Fino agli anni ’90 la vendemmia veniva fatta da studenti e pensionati delle nostre parti, con una forte storia contadina alle spalle - racconta Claudio Rosso, presidente del Consorzio di tutela Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Roero -. Adesso i pensionati sono sempre meno e gli studenti non vogliono più lavorare tra i filari. Il problema è accentuato durante la vendemmia, ma le vigne richiedono cure tutto l’anno: non possiamo fare a meno degli stranieri”.
Come nella lombarda Franciacorta e nelle Langhe piemontesi, anche nella Valle del Belice, Sicilia, l’uva rimarrebbe sui tralci senza il lavoro immigrato. Ma qui la vendemmia si tinge del colore dell’emergenza sociale. “Sul nostro territorio in questo periodo si concentrano circa 1.500 stranieri per lavorare nelle vigne - racconta Giacomo Scala, sindaco di Alcamo -. Da agosto a ottobre, assieme a Caritas e Croce Rossa, allestiamo un campo di accoglienza con 170 posti letto e circa 400 pasti caldi al giorno. Due tende per visite mediche. I più numerosi sono i lavoratori provenienti da Senegal e Marocco. L’ospitalità però è riservata agli stranieri regolari”. A centinaia, pur lavorando nelle vigne, privi di documenti, rimangono fuori dal campo cercando un riparo nei giardini pubblici di Alcamo o in qualche casolare abbandonato. “Le condizioni di vita degli irregolari sono drammatiche - racconta Antonio Virgilio, responsabile di una missione di Medici senza frontiere nella valle del Belice, durante la vendemmia 2007 -. I lavoratori vivono in pessime condizioni igienico-sanitarie e prendono 20 euro anche per 12 ore di lavoro al giorno”.
Non molto diversa la situazione alla Capitanata, nel foggiano. “Nel comune di Cerignola abbiamo circa 3mila lavoratori immigrati, regolari e irregolari, per la maggior parte rumeni - spiega Matteo Valentino, il sindaco -. Lavorano i pomodori e, in questo periodo, le vigne. Abbiamo allestito un centro di accoglienza per 150 persone ma il grosso dei lavoratori vive in casolari abbandonati, con evidenti problemi a volte anche di ordine pubblico”. Pur rimanendo critica, la situazione è però migliorata rispetto al 2007. La Regione Puglia da alcuni mesi ha installato nelle campagne intorno alla città quattro cisterne d’acqua, 60 bagni chimici e ha firmato un protocollo d’intesa per 21 ambulatori medici per stranieri senza documenti. “La terra qui si presta alla produzione vinicola come poche altre - spiega Valentino -. Abbiamo un’imponente capacità produttiva e vini di qualità, e abbiamo bisogno del lavoro di questi stranieri. Ma c’è il rischio di una vera guerra tra poveri: gli stranieri accettano 20 euro a giornata, togliendo così lavoro ai braccianti italiani che chiedono una cifra intorno ai 40. E il Comune non ha le risorse per ospitare un così gran numero di immigrati”.


Piemonte (Asti, Alba): Barolo, Barbaresco

80% macedoni

Lombardia (Franciacorta, Brescia): Franciacorta

40% rumeni, polacchi

Puglia (Cerignola, Foggia): uve da vino Sangiovese, Trebbiano

60% rumeni, polacchi, bulgari, cittadini africani

Sicilia (Valle del Belice, Trapani):Alcamo doc, vini siciliani

70% senegalesi, marocchini, tunisini

Autore: Carlo Giorgi e Francesca Padula

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