02-Planeta_manchette_175x100
Allegrini 2018

Il Sole 24 Ore

Gancia ricomincia dall’aperitivo ... Il gruppo rivede la strategia industriale e il riposizionamento. Grandi marchi. La gestione affidata a un top management esterno. A breve La ricapitalizzazione... Per il gruppo Gancia, storico marchio dello spumante italiano, si profila un complesso riposizionamento di mercato e una nuova strategia industriale. Ma anche un riassetto finanziario che passa attraverso un accorciamento della catena di controllo.
I Gancia, che già in primavera hanno compiuto un passo indietro nella gestione operativa del marchio storico di Canelli (Asti,) affidando le deleghe ad un top management esterno, si apprestano a ricapitalizzare l’azienda. La prossima assemblea, in programma il 10 novembre, porrà il sigillo definitivo a una decisione che è già stata presa: la fusione fra la Gancia Spa, la controllante che sparirà, e la Fratelli Gancia & C. Spa, la società operativa. La famiglia piemontese apporterà una somma compresa fra otto e dieci milioni di euro. “Fondi - dice il cinquantatreenne Paolo Fontana, amministratore delegato dello storico gruppo - che serviranno a ridurre l’indebitamento e a rinegoziare le posizioni con le banche”. Con la fusione, inoltre, la holding trasferirà alla Fratelli Gancia i marchi finora erano in capo ad essa. “Brand storici e più recenti - garantisce Fontana - che però non saranno rivalutati come valore di bilancio”. Una operazione obbligata: analizzando i conti, fra il 2005 e il 2007, a fronte di ricavi aumentati da 99 a 109 milioni di euro, le perdite di esercizio sono salite dai 941mila euro a quasi 6 milioni. Il patrimonio netto ha sperimentato una significativa erosione: dagli oltre 26,7 milioni di tre anni fa ai 17,9 milioni euro dell’esercizio scorso. Il Roe è passato da -3,5% del 2005 a -33,4% del 2007. “Oggi il debito verso le banche - dice l’amministratore delegato -viaggia intorno ai 40-45 milioni. A inizio anno era sopra i 50 milioni. Attualmente i nostri debiti sono per un terzo a medio lungo termine e per due terzi a breve. L’obiettivo è invertire le quote, trasformando in maggioritaria quella a medio lungo termine. In un contesto finanziario complesso, il rapporto con le nostre banche di riferimento, Intesa Sanpaolo e Unicredit, è buono”.
Fontana, ultima esperienza in Demolli Industria Cartaria, in aprile ha ottenuto poteri di ordinana e di straordinaria amministrazione. La famiglia Gancia svolge ormai il ruolo di semplice azionista: i tre membri della quinta generazione (Lamberto, Massimiliano e Edoardo) non hanno più deleghe. In questi mesi, Fontana ha cambiato tutta la prima linea aziendale: sono nuovi i capi della finanza, del commerciale e del marketing, della produzione, dell’information technology, della logistica e degli acquisti. La sistemazione del capitolo finanziario, però, è solo una delle parti di un problema che passa necessariamente attraverso un diverso modello di business. “Negli ultimi tre anni - chiarisce Fontana - lo sviluppo di attività nel settore vino ha portato a risultati non coerenti con i programmi”.
Il vino attualmente pesa per un 10% del fatturato di Gancia; il 45% è garantito dagli spumanti e il restante 45% dalla distribuzione di marchi di altri gruppi (per esempio, Macallan per il whiskey, Sauza per la tequila, Larios per il gin e Remy Martin per il cognac). “Quella del vino sembra una quota bassa - annota Fontana- ma nonio è. Negli ultimi anni, per svilupparla, è stata investita una cifra stimabile fra i cinque e i dieci milioni. Ma, soprattutto, sono state orientate a questa attività molte energie aziendali, in particolare commerciali e organizzative”.
Adesso per Gancia si profila una svolta. “Da un lato pensiamo - annuncia l’amministratore delegato - di uscire dal settore dei vini, o almeno di riposizionarci drasticamente. Dall’altro vogliamo concentrarci sui nostro core business, gli spumanti. E, allo stesso tempo, dedicare più attenzione agli aperitivi. Anche perché spumanti e aperitivi sono sinergici”. L’obiettivo è crescere sui mercati stranieri, in particolare in Paesi come la Russia, la Cina, la Corea e gli Stati Uniti dove aumentano i consumi di spumante e di bevande a basso contenuto alcolico. Oggi i ricavi sono ottenuti per l’80% in Italia e per il 20% all’estero. Secondo il nuovo piano industriale, entro la fine del 2010 quest’ultimo dovrebbe pesare per il 40 per cento. “Nei primi nove mesi dell’anno - dice Fontana - l’estero è incrementato del 25 per cento”.
Il progetto di rilancio di Gancia passa per il brand altrui, ma anche per il proprio. Se il portafoglio dei marchi di altri prodotti distribuiti dalla società piemontese è in via di rimodulazione, Gancia ha invece pensato di modernizzare il suo rivisitando, con la collaborazione della agenzia milanese Rba, quello degli anni Cinquanta. “La crisi finanziaria e quella dei consumi - conclude Fontana - rendono tutto più complicato. Ma questa azienda ha la tradizione e l’innovazione di prodotto per fare di nuovo bene. Anche per questo la famiglia Gancia ci crede e ha deciso d apportare nuovi capitali”.

I numeri...
Fatturato 2007 - 109 milioni di euro
Spumanti e specialità - 45%
Vini - 10%
Marchi distribuiti (Maxximum) - 45%
Italia - 80%
Estero - 20%
Dipendenti -130 unità
Vigenti controllati - 2000 ettari
Capacità produttiva - 30 milioni di litri


Copyright © 2000/2018


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2018

Pubblicato su

Altri articoli