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Il Sole 24 Ore

Barolo, Moscato & partners: il Piemonte torna re del vino ... Barolo über alles. Ma non è il solo. E soprattutto non c’è solo rosso. In Piemonte il vino gioca a tutto campo, con i grandi prodotti a base di uve Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Freisa ma anche bianchi come il Gavi e l’Arneis, rivelazione degli ultimi quindici anni. Per non dire dell’Asti che, nella versione Moscato e spumante, fa qualcosa come 80 milioni di bottiglie. Vale a dire il vino italiano più prodotto e più venduto nel mondo (50 milioni le bottiglie esportate). Barolo, Barbaresco, Grignolino, Brachetto. Nomi famosi legati a territori che hanno fatto la storia del vino italiano. E che ora, dopo una pausa di riflessione causata anche dall’esuberanza di altri vini di regioni concorrenti, tornano a dominare la scena. Lo suggeriscono i numeri delle vendite, con l’export in boom (+17% nella prima metà dell’anno), proprio quando tutto complotta contro. A confermarlo sono i soliti americani, con Wine Spectator che ha inserito nella top ten dei migliori vini del mondo il Barolo 2004 di Pio Cesare (si veda il Sole 24 Ore del 20 novembre), un’azienda che produce Barolo da 127 anni. Senza mai tradire la propria origine. ... Il Piemonte salva il vino italiano ... La crisi mondiale pesa sull’export ma la nostra offerta soffre meno di altre... Dicembre è solitamente un mese che porta bene al mercato dei prodotti alimentari. Ciò è ancora più vero per le bevande alcoliche, vini e spumanti in testa, con le aziende che in questo mese realizzano un terzo del fatturato. Insomma, Natale e Capodanno pagano. Con i vini e le regioni più virtuosi che beneficeranno più di altri dei favori dei consumatori. E’ il caso del Prosecco, considerato sempre più lo spumante d’Italia, ed è soprattutto il caso dei rossi del Piemonte tornati con prepotenza a trascinare l’immagine del vino italiano nel mondo. Un Piemonte in grande spolvero, con le esportazioni che segnano un incremento del 17% a fronte di un consuntivo nazionale deludente. Nel complesso infatti i risultati parziali finora accumulati sul mercato vinicolo domestico e all’export lasciano a desiderare. E certo non basteranno le consegne di dicembre a capovolgere una situazione che, purtroppo, appare fortemente segnata. Infatti,dalla rilevazione Ismea sull’andamento dei prodotti di largo consumo risulta che, a tutto settembre, la domanda interna di vino si è ridotta dello 0,6%. Una quota tutto sommato contenuta, se non fosse che questo calo è il seguito di una tendenza in discesa che parte da lontano. Già nel 2007 l’Organization international du vin di Parigi sottolineava che in Italia la domanda divino si era fermata a 27 milioni di ettolitri, con un consumo pro capite sceso in un annodi mezzo punto, a 45,2 litri. Ebbene, alla luce delle indicazioni emerse nella prima parte di quest’anno e con l’aggravarsi della congiuntura nella seconda parte, c’è il fondato timore che nel 2008 si potrebbe scendere per la prima volta sotto i 45 litri a testa. Una situazione difficile, aggravata dal sensibile rallentamento delle esportazioni. Una voce, questa, che per tre lustri abbondanti ha tenuto alta l’immagine del vino made in Italy nel mondo. Mentre ora la situazione si è parecchio intorbidita, con cali vistosi nell’area dollaro. La caduta delle Borse e la recessione in atto dell’economia reale hanno infatti smorzato la voglia di spesa delle famiglie. Per conseguenza anche l’export di vino ha finito per risentirne. Il monitoraggio dell’istituto per il commercio estero valuta a tutto agosto un export totale di 10 milioni di ettolitri (-16% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima), per un valore di 2,2 miliardi, in crescita del 3,5 per cento. Questo risultato, però, ancorché pesante nella sua complessità, va interpretato alla luce delle diverse area geografiche di destinazione del vino, nonché della qualità del prodotto e del fattore prezzo. Per quanto riguarda i Paesi di destinazione, è indubbio che a pesare sul risultato totale abbia influito il forte rallentamento della domanda nei Paesi dell’area dollaro. Al riguardo l’ufficio Ice di New York ha rilevato che l’Italia nei primi nove mesi ha esportato 161 milioni di ettolitri, con un calo del 6%, quando i nostri concorrenti pi diretti hanno lasciato sul terreno quote ben maggiori (-14,5% l’Australia e -7,6% la Francia). Se poi si esce dall’area dollaro, il quadro pur sempre meno brillante rispetto al passato tende a migliorare. Con dati che tengono bene in Sud America, Far East e Medio Oriente, dove si registrano punte positive del 30% in quantità e del 60% in valore. E proprio il fattore prezzo in rapporto alla qualità l’altro elemento che aiuta a capire cosa sta accadendo al vino italiano nel mondo, Se è vero che cala l’export, il prezzo medio di vendita sale per a 2,08 euro al litro rispetto a 1,8 euro. Si può sostenere che questo accade in presenza di un rincaro della materia prima. Vero. Ma perchè non pensare che si tratti di un riposizionamento del vino italiano nel inondo? Evidentemente a un livello più alto.
Barolo “re” dei vini ... Top ten: Barolo 2004 Pio Cesare di Alba è stato eletto una settimana fa tra i primi dieci vini al mondo da Wine Spectator.
Prezzo-Qualità: sono 100mila le bottiglie prodotte di Barolo Pio Cesare e hanno il pregio di essere vendute a non più di 45-50 euro.
Export a gonfie vele: il ritorno al successo dei vini del Piemonte è sottolineato dall’ottimo andamento dell’export: +17% nel 2008.
Uve Nebbiolo100%: il Barolo come pure il Barbaresco Dogc sono prodotti ottenuti utilizzando unicamente uve Nebbiolo.
Tesori di Langa: Le Langhe sono la zona di produzione. Qui c’è anche un altro protagonista: l’Asti nella versione Moscato e spumante.

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