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Il Sole 24 Ore

Perle di Pinot nero ... Il pianeta cibo&vino ruota spesso tra luoghi comuni, a volte confermati, in altri casi frutto di ciarle. Tra questi uno dei più gettonati è: “In Italia non è possibile produrre un grande pinot nero”. C’è anche chi aggiunge: “Forse sarebbe possibile, sulle pendici dell’Etna”.
Un diorama tuttora, una flebile possibilità ancora da dimostrare. E’ chiaro che i confronti di questo grande rosso sono sempre con la grande Borgogna di Francia, dove questo vitigno trova le migliori condizioni possibili per dar vita a vini memorabili. Forse la stessa cosa succederà quando in Napa Valley, piuttosto che in Canada, in Cile o in Argentina saranno prodotti vini, a base sangiovese o nebbiolo. Sarà difficile poterli confrontare con i rossi toscani e piemontesi, ottenuti dagli stessi vitigni perché il terroir li impregna in maniera profonda dei suoi profumi e del suo sapore. Detto questo però - cioè date a Cesare quel che è di Cesare, dunque ai francesi di Borgogna la podestà dei grandi pinot neri è possibile che in altre parti del mondo si possano ottenere buoni vini da questo vitigno, di cui non va dimenticato il grande contributo alla produzione di champagne in Francia e di spumanti, metodo classico, in Italia.
Chi ha visto “Sideways”, film di gran successo (di promozione del vino Usa, mia personale interpretazione) certo ricorderà come viene esaltato un pinot nero californiano (creato dalla nota enologa Lane Tanner), mentre viene disprezzato un premier cru francese, bevuto in un bicchiere di carta. Negli Stati Uniti la corsa al monopolio del pinot nero di qualità da parte francese è in atto, basti pensare che uno fra i più noti si chiama, guarda caso, Testarossa (di Rob e Diana Jensen ). E l’Italia? Ebbene ha la sua via al pinot nero soprattutto in Alto Adige, dove ci sono due produttori che, da un paio di anni, hanno raggiunto eccellenti risultati: Bruno Gottardi (Mazzon, frazione del comune di Egna) con la sua attuale riserva 2004 e anche con il pinot nero Mazzon 2004 e l’azienda Stroblohf (famiglia Hanny) con il Pinot nero riserva 2005 e il pinot nero Pigeno 2006. Vini di stili diversi ma di grande piacevolezza per gli amanti dell’ostico vitigno. Non di meno sorprendente è il pinot nero di un giovane produttore dell’Oltrepò (territorio da sempre coram populo vocato a questo vitigno), Andrea Picchioni, di cui si parlerà certamente anche in futuro perché oltre al suo gioiello Bricco Arfena 2006, produce nella sua azienda (in località Camponoce, Canneto Pavese) sia un eccellente Buttafuoco, Bricco Riva Bianca, sia un inaspettato brut nature metodo classico millesimato Profilo 1997. Sine qua non semper.

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