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Il Sole 24 Ore

I pastai ricorrono all’Antitrust ... Ventisei aziende accusate di fare cartello contestano la multa di 12,5 milioni... La multa di 12,5 milioni di euro è salata. E colpisce per la prima volta l’industria della pasta, settore trainante della filiera agroalimentare italiana. Ad essere accusate infatti sono 26 aziende: praticamente tutti i grandi marchi di spaghetti e maccheroni presenti sul mercato nazionale; pi due associazioni di categoria (Unipi e Unionalimentari). Tutti nel mirino dell’Antitrust, con motivazioni e peso sanzionatorio differenti, di avere tra maggio 2006 e maggio 2008 fatto un cartello sui prezzi, determinando così un’impennata dei listini del prodotto finito. Gli interessati per non ci stanno, rimandando l’accusa al mittente e preannunciano ricorsi in massa.

Aziende e associazioni osservano che la lievitazione dei listini non è opera loro, ma è stata la logica conseguenza dall’incremento dei valori della materia prima. L’Unipi rileva che nel primo semestre del 2008 il costo medio del grano duro è cresciuto del 220% rispetto alla media del 2005. Aggiungendo inoltre che, in un settore in cui operano “in regime di forte concorrenza e margini ridotti” più di un centinaio di imprese, fare cartello è un esercizio di fatto “impraticabile”. Non è di quest’avviso l’Autorità garante del mercato. L’Antitrust, dopo due annidi indagini conoscitive, ritiene i pastifici sanzionati, rappresentativi del 90% del mercato, colpevoli di avere attuato “un’intesa restrittiva della concorrenza finalizzata a concertare gli aumenti di prezzo di vendita della pasta da praticare al settore distributivo”. Quanto alle associazioni, esse si sono rese colpevoli di avere “concorso alla realizzazione dell’accordo anticoncorrenziale comunicando al settore pastaio, ai clienti e alla pubblica opinione gli aumenti prestabiliti”.

Più in dettaglio, l’Antitrust sostiene che “i documenti rinvenuti nel corso dell’istruttoria dimostrano inequivocabilmente che le imprese hanno concertato una comune strategia di aumenti”. A questo proposito nel verbale dell’Antitrust è detto che nel periodo di indagine il prezzo di cessione della pasta alle catene della Gdo “ha registrato un aumento medio del 51,8 per cento”.

Accuse, dunque. Ma anche attenuati che tengono conto del fatto che le imprese stesse hanno accusato nel frattempo perdite di esercizio, oppure hanno operato in modo tale da contenere l’incremento del prezzo di cessione della pasta. Di qui una sorta di sconti che nei fatti è l’Antitrust a sostenerlo hanno alleggerito l’entità del provvedimento sanzionatorio.

Ma questo non basta a contenere la preoccupazione degli imprenditori e delle organizzazioni sindacali. Non a caso il presidente dell’Unipi, Massimo Menna, parla esplicitamente di volontà nel “penalizzare un settore importante per l’economia italiana”. Aggiungendo che “l’ordinamento ci permette di appellarci nelle sedi deputate, cosa che faremo, confidando di vedere riconosciute le nostre ragioni”. Di ricorso parla esplicitamente Guido Barilla, presidente del maggiore gruppo italiano e mondiale di pasta. E per questo è anche quello a cui è stata comminata la multa più salata, pari al 50% dell’intera somma. In un messaggio pubblicitario a tutta pagina, oggi sui giornali, Barilla ricorda il fatto che negli ultimi due anni il prezzo del grano ha raggiunto quotazioni mai viste prima. Di conseguenza “anche noi siamo stati costretti ad aumentare i listini. E stata una scelta obbligata”, che ha permesso di mantenere “il conto economico dell’azienda in equilibrio e la qualità della pasta eccellente”. Nel rigettare l’accusa di avere promosso d’intesa con altri produttori accordi sui prezzi, Barilla preannuncia di volere ricorrere contro il provvedimento dell’Autorità “per dimostrare la nostra assoluta estraneità ai fatti contestati”.

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