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Il Sole 24 Ore

Il vino diventa cosmesi ... Vendemmia 1993. Allora Mathilde Thomas e il marito Bertrand avevano poco più di vent’anni ed erano studenti di prestigiose écoles de commerce. Un fine settimana si ritrovarono nella proprietà dei genitori di lei, chateau Smith Haut Lafitte per la precisione: un mito nel cuore dell’Aquitania. E tra le vigne, quei giorni, incrociarono dei ricercatori della facoltà di farmacia dell’università di Bordeaux. I quali, vedendo i semi e i raspi messi da parte per essere gettati, sottolinearono distrattamente: “È un vero peccato, sono i maggiori avversari dei radicali liberi”.

In altre parole contengono i polifenoli, presenti anche nel vino rosso, che hanno un effetto antiossidante dichiarato. Insomma, frenano l’invecchiamento. Mathilde si interessò subito alla questione. “Perché nonutilizzarli per la cosmesi?”, si chiese. La risposta venne dal professor Joseph Vercauteren, a capo del gruppo di studiosi: per un utilizzo del genere, i polifenoli dell’uva andavano stabilizzati. Lui stava sperimentando una nuova tecnica proprio con quello scopo, nell’ambito della lotta contro il cancro.

In seguito diventò un brevetto, che Mathilde e Bertrand, con l’aiuto dei genitori di lei, decisero di comprare. Per fabbricare dei prodotti cosmetici. “Nel settembre 1995 erano pronte le prime creme antirughe e quelle idratanti. Iniziammo ad andare da una farmacia all’altra, cominciando da Bordeaux - racconta Mathilde -. Non fu facile convincere i farmacisti a provare i nostri i prodotti e a venderli”. Cosmetica a base di uva? Strana cosa. I radicali liberi? Allora oggetti misteriosi, dal nome vagamente inquietante, ma perlopiù sconosciuti. “È stato lungo e laborioso”, conferma la nostra paladina della vinoterapia.
Ma ne è valsa la pena. L’anno
scorso Caudalie, il gruppo fondato dai Thomas, che oggi ha 45 dipendenti, ha realizzato un fatturato di 70 milioni di euro. Il 60% delle vendite è realizzato in Francia, seguita da Stati Uniti e Italia,
che sono i due mercati stranieri
principali. Da quel lontano 1995,
dopo che Caudalie iniziò ad avere successo, altre imprese hanno
seguito la strada delle terapie a base di vino. E le multinazionali
della cosmesi, inizialmente scettiche, hanno fatto diverse avance ai coniugi Thomas. Che però
non hanno alcuna intenzione di
vendere: “Cosa faremmo con
tanti soldi, ma senza lavoro?”, si
chiede Mathilde.

La forza di Caudalie è la ricerca, sempre sugli antiossidanti dell’uva. L’azienda ha depositato
nuovi brevetti, anche in questo
caso in collaborazione con il professor Vercauteren, relativi in particolare al resveratrolo, che aumenta il numero di proteine della longevità, e la viniferina, che invece corregge le macchie della pelle. In parallelo si sono moltiplicate le linee di prodotto (l’ultimo, che sta arrivando sul mercato, è un siero “prime rughe”, concentrato e 100% antiossidante). Caudalie ha esteso le sue ramificazioni pure al settore delle spa. Ne gestisce ormai quattro, fra cui una alle porte di Parigi, che viene inaugurata proprio in questi giorni. Poche settimane fa, invece, il gruppo ha aperto una spa al quarto piano dell’hotel Plaza a New York (all’interno disponibile un “bar a vin”, tanto per chiudere completamente il cerchio). E la crisi?

Mathilde Thomas, che è una donna di provincia, con i piedi ben saldi a terra, non tergiversa. “La crisi c’è. Notiamo una flessione nelle frequentazioni delle spa che abbiamo da più tempo. Nelle farmacie i nostri prodotti si continuano a vendere molto bene, ma i farmacisti hanno le banche che li sostengono sempre meno: quindi, riducono gli ordinativi. Diciamo che, al tempo stesso, la crisi può rappresentare un’opportunità per noi. L’anno scorso sono usciti una trentina di nuovi marchi di prodotti naturali qui in Francia. Ma il mercato non può crescere in maniera esponenziale, tanto meno ora. I consumatori faranno una selezione. E spero che noi, con la nostra esperienza, saremo privilegiati”.

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