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Il Sole 24 Ore

Campari resuscita i no-rating bond ... In arrivo un prestito obbligazionario per un importo ipotizzato fino a 500 milioni... A suo modo è certamente un evento. Il gruppo Campari è pronto ad emettere un prestito obbligazionario, per un importo ipotizzato fino a un massimo di 500 milioni di euro, senza rating. Il gruppo famoso per il liquore omonimo e per il crodino si prepara così a riaprire un mercato che sembrava irrimediabilmente danneggiato dal default della Cirio di sette anni fa, quello dei bond privi di una valutazione delle agenzie di rating. Ieri Campari ha infatti annunciato di avere affidato a Banca Imi, Bnp Paribas e Calyon il compito di curare l’operazione. E in settimana prossima, verosimilmente, il bond a 5 o 7 anni sarà emesso e collocato presso investitori istituzionali. Riaprendo un mercato su cui presto si getteranno altre aziende italiane: in arrivo, secondo le indiscrezioni, ci potrebbero essere infatti altri 2 o 3 bond italiani. Tutti senza rating.
Per capire questo ritorno dei prestiti obbligazionari “non certificati”, bisogna guardare il mercato attuale. A causa dell’enorme quantità di liquidità che le banche centrali hanno iniettato sul sistema finanziario, gli investitori istituzionali (banche e fondi) sono pieni di soldi ottenuti a basso costo e dunque comprano obbligazioni a piene mani. Acquistano titoli di Stato, ma soprattutto bond più remunerativi: quelli aziendali. È per questo che le società, in cerca di fondi, continuano ad emettere bond in tutto il mondo. Prima l’hanno fatto quelle super-solide. Poi quelle un po’ meno solide. Ora stanno tornando anche i bond senza rating. E tutti raccolgono sempre una domanda molto superiore all’offerta. In effetti Campari nonè un caso isolato. Proprio ieri Heineken, la società famosa per la
birra, ha emesso un bond senza rating. Nelle ultime settimane l’hanno fatto anche Christian Dior, Lagardere, la francese Rallye e - a luglio - anche Adidas. E presto altre emissioni simili arriveranno. A guardare bene, però, questi titoli sono ben diversi dai Cirio-bond di un tempo. Innanzitutto non sono destinati ai risparmiatori, ma solo a investitori professionisti. Inoltre quasi tutte queste società, pur senza rating, hanno una buona affidabilità creditizia: la stessa Campari - riferiscono fonti di mercato - potrebbe avere un rating buono, catalogabile nel campo dell’investment grade. In fondo queste emissioni dimostrano che per le imprese c’è un’alternativa al credito (col contagocce) bancario. Eppure questo boom impensierisce non pochi addetti ai lavori. È evidente, infatti, che la domanda degli investitori sia in parte “drogata” da una liquidità abnorme presente sul mercato. E questo, sottolineano alcuni, sta riducendo i rendimenti dei bond ben sotto i reali rischi. È curioso, infatti, notare che proprio nell’anno della grande recessione, i bond aziendali offrano un rendimento mediamente inferiore rispetto ai mesi precedenti alla crisi: oggi i corporate bond pagano mediamente in Europa (sommando l’indice iBoxx e il tasso swap) un tasso d’interesse del 3,91%, mentre il 31maggio 2007 pagavano il 5,09 per cento.

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