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Il Sole 24 Ore

Prezzi in caduta libera per la vendemmia 2009 ... Frescobaldi: ora interventi per rilanciare la competitività... “Siamo di fronte a una situazione paradossale. Se da un lato, le uve raccolte si presentano di ottimo aspetto e sotto il profilo qualitativo ricordano la mitica vendemmia ’97, dall’altro questo valore non è riconosciuto dal mercato che invece vede ovunque e per quasi tutte le varietà prezzi in picchiata”. Nelle parole del direttore del Consorzio di tutela dell’Oltrepò pavese, Carlo Alberto Panont, c’è il senso dell’attuale fase del vino italiano. Una produzione sugli stessi livelli quantitativi dello scorso anno, ma con qualità a “cinque stelle” non basta a frenare la caduta dei listini. Che invece sembrano essere influenzati più dal trend stazionario dei consumi interni e dalla frenata dell’export. Ed è cosi che le contrattazioni sulle uve appena vendemmiate (anche se le operazioni di raccolta non si concluderanno prima di novembre) fanno registrare flessioni diffuse che non risparmiano neanche i vini di maggiore qualità. Uno dei dati più eclatanti ad esempio riguarda una partita di Sangiovese per produrre Brunello di Montalcino che è stata scambiata nei giorni scorsi al prezzo di 100 euro a quintale. Ovvero il 45% in meno rispetto ai 180 euro che nel 2008 rappresentavano il valore medio. Ma non solo. Una riduzione dei prezzi del vino la stanno scontando anche le uve : Nebbiolo (il vitigno base dei grandi rossi piemontesi o il Sangiovese per il Chianti (-50%). “Dobbiamo tornare a riflettere sui costi di produzione - spiega Lamberto Frescobaldi, vicepresidente del gruppo vinicolo di famiglia - e lo dobbiamo fare aggredendo l’eccessiva frammentazione della proprietà fondiaria che frena il ricorso alla raccolta meccanizzata. Tutti fattori che possono rafforzare la competitività del vino italiano e che invece negli ultimi anni abbiamo un po’ tralasciato”. Dall’ondata di ribassi non si salvano neanche in Veneto le uve della Valpolicella destinate all’Amarone. Le ultime quotazioni infatti vedono cali del 20-25% (180 euro a quintale contro i 230 dello scorso anno) nonostante la recente decisione della Regione Veneto di disporre, su richiesta del Consorzio di tutela, un giro di vite sul fronte dell’offerta abbattendo (del 50%) i quantitativi di uve da destinare all’appassimento. “Due eventi che non sono in contraddizione - smorza i toni il presidente della Cantina veneta Masi, Sandro Boscaini -, La realtà è che negli scorsi anni si era uno po’ esagerato tanto sul fronte della produzione quanto su quello dei prezzi. Per cui sono convinto che stiamo assistendo più a un riallineamento dei listini che a un vero e proprio crollo”.
E la situazione non cambia passando alle Regioni del Centro. In Abruzzo - aggiunge il presidente dell’Assoenologi regionale, Nicola Dragani - con l’ultimo calo dei prezzi di circa il 20% registrato tanto dalle uve Trebbiano quanto da quelle Montepulciano le quotazioni stanno tornando ai livelli di 25 anni fa”. “Peggio ancora va in Sicilia - spiega invece il direttore della cantina Colomba Bianca di Trapani, Carlo Forracane -: le uve bianche delle varietà Catarratto, Insolia e Grecanico, sono quotate 14 euro a quintale il che equivale all’incredibile prezzo di 14 centesimi al chilo”. Tuttavia anche in questa difficile situazione non mancano le eccezioni. È ad esempio il caso degli spumanti che stanno beneficiando anche all’origine del positivo momento di mercato delle bollicine made in Italy. Sono infatti stabili (intorno ai 120 euro a quintale) le quotazioni delle uve Prosecco come stanno limitando i danni (120 euro, -12%) le uve Chardonnay per gli spumanti della Franciacorta. Allo stesso modo sembra essere immune dal difficile trend dei listini la nicchia dei vini liquorosi, “Abbiamo appena venduto una partita di uve per la Vernaccia a 50 euro a quintale - dicono al Consorzio del Chianti Geografico di Gaiole in Chianti -, lo stesso prezzo dello scorso anno”.

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