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Il Sole 24 Ore

Ecco le archi-cantine d’Italia ... Viaggio nei luoghi del vino progettati da grandi architetti, da Botta a Piano, da Gehry alla giapponese Hiracu Mori... Visitando le cantine del Castello di Ama a Gaiole in Chianti, può succedere di pensare di essere in uno straordinario museo d’arte contemporanea. Ci sono opere di Michelangelo Pistolletto, Giulio Paolini, Louise Bourgeois, Chen Zhen, Cristina Iglesias, Carlos Garaicoa, Anish Kapur, Daniel Buren. Così come, una volta sull’Acino, grande bolla ovale, appoggiata su una piattaforrna, sospesa tra le vigne delle tenuta Monsordo Bernardina dei fratelli Ceretto di Alba, si ha l’impressione di essere in una navetta spaziale pronta per il lancio. Che succede nelle cantine? Forse quell’opera di Kendell Geers, sempre nelle cantine di Ama, costituita da una scritta luminosa rossa “Noitulover”, letta al contrario “Revolution”, sia il manifesto per una nuova funzione delle cantine? Oppure, più prosaicamente, questi luoghi del vino sono trasformati dai loro patron perché appassionati d’arte o d’architettura? E se invece da parte di alcuni ci fosse solo la voglia dimostrare il loro potere? Qualunque sia la risposta molte cantine sono diventate musei e opere architettoniche, in Italia come in Spagna, Portogallo e Napa Valley, Australia e Nuova Zelanda, grazie agli archistar: Botta, Calatrava, Gehry, Piano, Foster, Rogers eccetera. Mentre la storica (in fatto divino) Francia, forte di un passato, costituito dagli Chateau, ha utilizzato molto poco (qualche ristrutturazione) gli archistar. L’arte è stata chiamata in ballo, ma solo per disegnare le etichette, a partire dal 1945 dal Chateau Mouton Rothschild con Chagall, Mir e Picasso. Poi molte aziende hanno seguito questo esempio, ma forse senza il successo della prestigiosa azienda francese. Dopo i grandi artisti, oggi sono gli archistar a dominare la scena. Tutti o quasi hanno lasciato il segno. In Italia ha cominciato lo svizzero Mario Botta che ha realizzato la cantina Petra di Terramoretti a Suvereto, e pure il marchio, quasi a comunicare della simbiosi tra l’edificio e il vino. La Toscana, al terzo posto fra le destinazioni enoturistiche del mondo, assieme al Piemonte, sembra essere la regione più attiva nell’integrare la produzione del vino con una funzione di attrazione nel territorio dei viaggiatori del gusto. L’abbinamento prodotto-territorio-cultura è diventato sempre più un medium di straordinaria importanza economica, uno dei turismi con il più grande potenziale di sviluppo. Dunque arte e architettura paiono essere una leva sulla quale puntare. Arti comunque al servizio di un prodotto come il vino, che già di per sé, presenta aspetti intriganti da trasmettere: l’agricoltura, la vendemmia, il lavoro di cantina, l’affinamento e la degustazione. Proprio su quest’ultimo dettaglio si sono basati molti progetti a cominciare dall’Acino dei Ceretto, costruito, come percorso finale (la vista dei vigneti) di grandi spazi riservati ai tasting dei vini. Insomma il concetto di ospitalità, giustamente finalizzato alla promozione o alla vendita dei prodotti. Un esempio importante per rappresentare il vino e promuovere il territorio in cui l’uva viene coltivata è il Winecenter della cooperativa viticoltori di Caldaro, progettato dal laboratorio di architettura Feld 72. Su questo piano possiamo anche ricordare l’hotel del prestigioso produttore spagnolo Marqués de Riscal firmato da Frank O. Gehry che si può forse scambiare con il Guggenheim Museum di Bilbao e che purtroppo ha sconvolto il paesaggio del borgo, sede dell’azienda vinicola. Sempre in Toscana, nel cuore dellaMaremma un altro archistar, Renzo Piano, ha progettato la cantina per Rocca di Frassinello a Gavorrano (Grosseto), attribuendo alla barriquerie, posizionata al di sotto del livello del terreno, un ruolo centrale, attorno alla quale gira una fascia che contiene tutte le fasi di produzione. Sempre in Maremma, a Campagnatico (Grosseto), è in fase di conclusione la Cantina Pieve Vecchia, costruita con grande attenzione verso i temi della sostenibilità e del risparmio energetico. Il tetto, progettato da Cini Boeri, avrà un’originale forma a vela. Il Piemonte ha, oltre ai Ceretto, due cantine interessanti quali la Brunella a Castiglione Falletto, nel cuore del barolo, progettata dal giovane architetto Guido Boroli, della famiglia proprietaria dell’azienda vinicola. Una delle peculiarità originali è il rivestimento esterno con doghe di legno ricavate da barrique usate: una trovata che oltre a garantire un eccellente isolamento termico, offre una inedita caratterizzazione. Sempre in terra di Langhe, la Cascina Adelaide di Barolo, progetto dello studio Archicura, è un bellissimo esempio di integrazione nel territorio e rispetto dell’ambiente. In Alto Adige due esempi diversi fra loro: la Cantina Manicor di Caldaro (al cui fianco c’è la cantina preesistente, che risale al Seicento), progettata da Angonese, Koberl, Boday, è tutta costruita sotto le colline vitate, mentre solo i luoghi riservati al pubblico sono visibili. La cantina di Alois Lageder di Magrè (Bolzano), produttore biodinamico, segue i principi con i quali produce i suoi vini, ed è dunque stata costruita con materiali biologici e a basso consumo energetico (energia solare). Al Sud un piccolo gioiello è la cantina di Feudi di San Gregorio a Sorbo Serpico (Avellino), progettata da una donna, la giapponese Hiracu Mori che ha creato un complesso multifunzionale aperto, accanto alla produzione del vino ci sono ambienti per comunicare e commercializzare, sale per degustazioni e spazi per la ristorazione e per convegni. Sine qua non.

Edificare il vino. Ecco una piccola mappa dei luoghi enologici che hanno unito l’aspetto architettonico e turistico a quello della produzione del vino.

Alba, Tenuta Monsordo Bernardina, 600.000 bottiglie. Loc. San Cassiano di Alba, arch. Luca De Abate, Giuseppe Blengini (www.ceretto.com).

Cuneo, Cantina la Brunella, 140.000 bottiglie. Azienda agricola la Brunella di Castiglione Falletto (Cuneo), architetto Guido Boroli (www.boroli.it);

Cantina Cascina Adelaide, 45.000 bottiglie. Loc.Barolo (CN), arch. Ugo e Paolo Della Piana, Francesco Bermond des Ambros (www.cascinaadelaide.com).

Grosseto, Cantina Rocca di Frassinello, 180.000 bottiglie. Gavorrano (Grosseto), architetto Rezo Piano (www.castellare.it);

Pieve Vecchia, 100.000 bottiglie. Campagnatico (Grosseto), arch. Enrico Sartori, Cini Boeri (www.cantinapievevecchia.com).

Feudi di San Gregorio, 3.500.000 bottiglie. Loc. Sorbo Serpico (Avellino), architetto Hiraku Mori (www.feudisangregorio.it).

Bolzano, Cantina Manicor, 180.000 bottiglie. Caldaro (Bolzano), arch. W. Angonese, Rainer Kobril, Silvia Boday (www.manicor.com);

Alois Lageder, 1.600.000 bottiglie. Loc. Magrè (BZ), arch. Abram&Schnobl (www.aloislageder.eu).

Gaiole in Chianti, Castello di Ama, 300.000 bottiglie. Comune di Gaiole in Chianti, è una vecchia cantina ma contiene opere di artisti vari di valore mondiale: Pistoletto, Buren, Kapour, Paolini, Iglesias eccetera (www.castellodiama.com).
Livorno, Cantina Petra, 300.000 bottiglie. Suvereto (Livorno), architetto Botta (www.petrawine.it).

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