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Il Sole 24 Ore

In arrivo 80mila stagionali ... Decreto Flussi 2010. Pronte al clic day le organizzazioni dei datori di lavoro che devono prenotare le assunzioni. In settimana via libera alle richieste per agricoltura e turismo... È l a settimana decisiva peri lavoratori extracomunitari stagionali che aspettano il via libera per poter arrivare in Italia. Il decreto sui flussi che consente di far entrare nel nostro Paese 80mila cittadini stranieri non comunitari residenti all’estero per motivi di lavoro stagionale è pronto. Il contenuto è perfezionato, lo ha confermato nei giorni scorsi il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: “il decreto è quasi pronto. Ci sarà anche una quota più contenuta nell’ordine di poche migliaia di persone per gli ingressi non stagionali, per lo più lavoratori autonomi. Lo firmeremo a giorni”. Il tempo, però, passa. Nel 2008 la pubblicazione è arrivata a fine gennaio, lo scorso anno il via libera del Governo è stato dato il 20 marzo. “Speriamo che prima di Pasqua ci sia la pubblicazione in “Gazzetta ufficiale” - sono le parole di Romano Magrini, responsabile del settore lavoro di Coldiretti - per riuscire a stare nei tempi. Altrimenti si rischia di mettere in difficoltà l’andamento stagionale delle produzioni”.

Le organizzazioni di categoria, aspettando il clic day (per iniziare a inviare online al ministero dell’Interno le richieste per i lavoratori stranieri), si sono portate avanti. “Abbiamo raccolto le richieste delle aziende, abbiamo già pronta la loro documentazione. Aspettiamo solo la pubblicazione del decreto per far partire le domande di lavoratori e non perdere troppo tempo”, dice Magrini. Lo scorso anno, nel primo giorno valido sono state 19.500 le domande presentate al Viminale.

“Una volta inviata la richiesta per il lavoratore stagionale da parte del privato o delle associazioni di categoria, nell’ipotesi migliore passa almeno un mese e mezzo prima di avere il nulla osta”, sottolinea Roberto Caponi, responsabile del settore lavoro di Confagricoltura. I tempi variano. Le realtà più efficienti, come Verona e Treviso, impiegano circa trenta giorni per completare l’iter allo Sportello unico. “Poi, però, bisogna ottenere il rilascio del visto presso i consolati esteri”, precisa Claudia Merlino, responsabile lavoro della Confederazione italiana agricoltori (Cia).
“Nel 2008 il ministero dell’Interno aveva calcolato un tempo medio di 85 giorni per avere il nulla osta della prefettura. La Cia ha fatto una stima che comprende anche il tempo per i documenti all’estero: 125-130 giorni. Ovviamente, ci sono casi di eccellenza ma anche situazioni in cui questi tempi si dilatano”.

I lavoratori agricoli, secondo i dati forniti dalla Cia, sono un milione. Tra questi, stando all’ultimo rapporto Caritas/Migrantes, circa 100mila sono immigrati, dei quali il 90% stagionali provenienti da 155 Paesi diversi. La Coldiretti ha calcolato che da loro, impiegati in circa 30mila aziende agricole italiane ogni anno, dipende il 10 per cento dei raccolti nelle campagne italiane. Una bella fetta del made in Italy.

“Il decreto flussi è l’unica strada che le aziende agricole possono seguire per occupare regolarmente i lavoratori extracomunitari nelle campagne - sottolinea Capone - Senza questo si rischia di dare spazio a situazioni poco trasparenti, con una diminuzione della legalità. Le aziende difficilmente trovano dei Lavoratori italiani disposti a pesanti lavori nei campi”.
“Tra fine aprile e inizio maggio vanno raccolte le fragole (soprattutto al nord, in Emilia Romagna e Piemonte) e le ciliegie al sud, nell’alta Murgia”, ricorda Claudia Merlino. “La raccolta inizierà tra poco e, con tempi diversi per i vari prodotti, arriverà fino all’autunno inoltrato. Da maggio ci sono gli ortaggi, a giugno inizia la raccolta dei pomodori e delle cipolle in Puglia e Calabria, in piena estate servono lavoratori in Trentino, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna per le mele e le pere. Per non parlare dei fiori che non hanno stagione”.

Il decreto flussi è atteso anche dal settore turistico: “Per le vacanze di Pasqua gli albergatori e i ristoratori sono abbastanza coperti - conferma Romano Magrini - ma da maggio e giugno iniziano le gite, i fine settimana nelle strutture agrituristiche in Toscana, Emilia Romagna, Liguria, Piemonte, Marche e a quel punto la gestione familiare non riuscirà a soddisfare tutte le richieste”.

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