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Il Sole 24 Ore

Se l’Amarone cura il cuore dei bimbi ... Franca e Raffaella non si sono mai conosciute, ma il loro legame è profondo come le radici delle vigne e degli ulivi che costellano l’anfiteatro naturale della Conca d’oro, centro pulsante del progetto vitivinicolo La Pala. I destini di queste due donne si sono incontrati fra i vigneti della Valpolicella, terra storicamente vocata alla produzione di grandi vini come l’Amarone. Siamo in località Sant’Ambrogio in questi sei ettari di terreni coltivati a vigneto (e in parte anche a uliveto) dove l’azienda ha origini lontane. Il nome viene da un’antica espressione: nell’800 e forse anche prima i vignaioli sorreggevano la pianta della vite, al momento dell’impianto, con una palata di terra, da qui il nome La Pala. Per volontà testamentaria di Franca Maculan, già produttrice con il fratello nella zona del vicentino e fondatrice dell’azienda, La Pala viene lasciata in dono a una Onlus che ne diventa proprietaria, mentre la gestione dell’attività viene affidata alle cure di Raffaella Veroli, marchigiana, laureata alla facoltà di viticoltura ed enologia all’Università di Milano. La Onlus è l’Associazione bambini cardiopatici nel mondo a cui vengono devoluti ogni anno i proventi dell’attività della azienda agricola La Pala. L’associazione, senza fini di lucro, in anni ha svolto più di 100 missioni operatorie, con più di 800 interventi di cardiochirurgia in Egitto, Perù, Siria, Romania, Tunisia, Cina, Libia, Camerun, Cuba, Polonia, Yemen, Albania, Iraq, Kossovo, Azerbaijan e Palestina. È dunque nelle vigne di Franca che si incrocia con il destino di Raffaella. “Ho raccolto reredità di Franca Maculan - spiega l’enologa Raffaella Veroli - con entusiasmo e gioia, ma anche con la consapevolezza di poter sbagliare. Coltivare i vigneti, seguire l’azienda proprio come lei stessa avrebbe fatto, con l’impegno di produrre vini di grande prestigio”. “Il nostro modello imprenditoriale - spiega Davide Gaeta, docente alla facoltà di Economia all’università di Verona e presidente de La Pala - è un modello imprenditoriale particolare in cui il profit è al servizio del no-profit. Ogni anno cerchiamo di chiudere l’attività in utile perché i proventi, depurati da tutti i costi, vanno all’Onlus. In media riusciamo a devolvere tra i 10 e i 15mila euro. Per aprire un’unità di cardiopatia infantile in uno dei tanti ospedali africani dove siamo arrivati, il costo è stato in media 4/5mila euro”. L’Amarone de La Pala (considerato tra i primi sei della categoria) non è solo il vino di Raffaella, ma il risultato di scelte condivise. A cominciare da quelle con Francesco, l’agronomo che, nato a Sant’Ambrogio, conosce piante e terra come le sue tasche. L’Amarone esce dalla cantina dopo sei anni dalla sua vendemmia (tutta a mano e solo con uve coltivate in vigneti di proprietà), un periodo lungo, in controtendenza con le ultime linee di mercato. “Solo in questo modo - conclude Veroli - è possibile ottenere quel bouquet intenso e ricco tipico dei grandi vini”.

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