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Il Sole 24 Ore

Il ciclista ubriaco ha un incidente? Sospesa la patente di guida ... Il tribunale di Trento applica le nuove regole: multa da 3mila euro, arresto per quattro mesi e quattordici senza licenza... Il ciclista spericolato, e magari anche unpo’ alticcio, paga anche con la sospensione della patente. A prevederlo è la nuova versione del Codice della strada messa a punto negli ultimi anni dai vari pacchetti sicurezza; a certificarlo è adesso una sentenza del tribunale di Trento (la n. 53 del 2010) con la quale è stata messa sotto chiave la patente di un giovane che, dopo aver alzato troppo il gomito, si era messo alla guida non di un’automobile o di una moto, ma di una “semplice” bicicletta. In sella a quel “bolide” aveva, però, provocato un incidente stradale con alcuni feriti. Immediato l’arresto e il processo che si è svolto davanti al giudice unico del tribunale. All’imprudente ciclista è stato contestato il reato di guida in stato di ebbrezza. Per come ricostruita la condotta dell’imputato dall’autorità giudiziaria, risultava accertato che il giovane in stato di evidente ubriachezza (era stato effettuato l’alcoltest che aveva dato come esito un tasso alcolemico superiore al consentito) aveva investito un pedone. Per il giudice esiste, quindi, la prova sia dello stato di ebbrezza sia della condotta di guida in condizioni alterate. Il giudice, appellandosi a un precedente sancito dalla Corte di cassazione (sentenza del 14 novembre 2007), sottolinea poi che la disciplina prevista per la guida in stato di ubriachezza, indirizzata naturalmente a colpire in primo luogo gli automobilisti, si applica anche al caso delle biciclette. Accertata la colpa bisognava però trovare anche il castigo e, su questo fronte, a soccorrere il giudice è arrivata la norma, introdotta da poco meno di un anno, che intende sanzionare in maniera molto più severa chi mette in pericolo sulle strade la sicurezza degli altri e la propria. Proprio nell’ambito dell’ultimo pacchetto sicurezza è stato così inserito nel Codice della strada un articolo 219 bis che colpisce in maniera esplicita con la sospensione della patente di guida anche chi commette violazioni conducendo un veicolo per il quale non è richiesto alcun titolo particolare. Ergo, una bicicletta. Applicando, ed è una delle prime volte, l’inedita disposizione, il giudice ha così condannato il ciclista, che peraltro non risultava avere mai commesso in passato altri reati neppure per ubriachezza, a 3.000 euro di ammenda e quattro mesi di arresto oltre alla sospensione per un anno e due mesi della patente. Punizione draconiana, ma oggetto di sospensione per effetto dell’assenza di precedenti penali, che risulta coerente con la stretta a carico dei ciclisti nella nuova versione del Codice stradale. A loro infatti le infrazioni commesse, dall’attraversamento con il rosso al semaforo, al trasporto di passeggeri in situazioni non consentite, possono oggi costare tagli ai punti della patente (al netto della sospensione per i casi giudicati più gravi). Ma la stretta potrebbe in parte essere messa sotto l’occhio della Corte costituzionale, se un giudice considerasse una violazione al principio della parità di trattamento, la diversità delle sanzioni inflitte per la medesima infrazione a chi non è in possesso della patente di guida.

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