02-Planeta_manchette_175x100
Allegrini 2018

Il Sole 24 Ore

Vigne a redditività crescente ... Terreni. Le quotazioni degli investitori... Da Valdobbiadene alle Langhe volano i prezzi degli appezzamenti di prestigio, ora scoperti anche dai fondi pensione... La terra non tradisce mai, dice un vecchio detto langarolo. “Dovessi vendere la vigna oggi, sono sicuro che riprenderei tutti i soldi investiti finora”, afferma l’ex industriale Amabile Drocco che, dopo un’intera carriera nella meccanica industriale, ha scelto di investire tutti i risparmi in una cantina delle Langhe. A pensarla come lui oggi sono numerosi imprenditori o professionisti che hanno deciso di acquistare un vigneto o una piccola tenuta. Per passione sicuramente, ma soprattutto per garantire redditività al proprio investimento. Le quotazioni dei vigneti, infatti, continuano a crescere e se la zona è esclusiva il valore del terreno può schizzare fino alle stelle. L’ultima indagine dell’Inea sul mercato fondiario mette in evidenza un incremento medio del 13% dal 2004 al 2009, confrontando i valori dei terreni vitivinicoli (o delle intere aziende) per i quali è stata registrata una significativa attività di compravendita. Per un vigneto Docg Chianti Classico le quotazioni sono salite del 75% e per un Docg di Valdobbiadene del 55 per cento. Nella zona del Prosecco, ad esempio, si trattano appezzamenti per un valore tra i 340 e i 516mila euro a ettaro. Nelle zone dei grandi vini italiani, i prezzi 2009 registrati dall’Inea - e anticipati dal Sole 24 Ore - non mostrano affatto segni di flessione, nonostante le contrazioni registrate nel comparto agricolo. Per alcuni analisti i terreni su cui crescono vini pregiati sono investimenti sicuri come l’oro, beni rifugio che offrono rendimenti elevati, quasi come quelli immobiliari, ma senza subire i riflessi della crisi internazionale, come accade invece per il mattone. “Le transazioni restano comunque poche, ma si sta manifestando una particolare domanda interessata agli asset immobiliari vinicoli in uno scenario di investimento a 3 o a 5 anni”, afferma Edoardo Narduzzi, presidente di Synchronya ed esperto di wine economy. Investire in vigna, dunque, nonostante il calo dei prezzi delle uve, continua ad essere un ottimo affare, “a patto di avere capitali consistenti e di scegliere territori con un’immagine consolidata”, aggiunge Narduzzi. Il mercato, infatti, come riporta il sito internet specializzato Winenews, si sta orientando sempre più sulla qualità con un aumento significativo per le etichette dei grandi vini: pari al 51% per le Docg, mentre i vini comuni sono scesi del 9,2 per cento. “L’acquisto di un vigneto è un buon investimento alternativo - precisa l’esperto di wine economy - specialmente nei momenti di crisi perché ha una capacità di tenuta superiore ad altri asset. Sono fisicamente scarsi, cioè fisicamente determinati, e quindi il loro valore tende a conservarsi e quando cresce la domanda, a parità d’offerta, addirittura a crescere. Il loro prezzo, infine, è correlato solo in parte con la capacità produttiva della vigna: in alcune zone di prestigio hanno ormai un valore da “real estate”, cioè immobiliare”. Perfino alcuni fondi di investimento iniziano a credere in questo tipo di asset: grandi fondi pensione internazionali che cercano di piazzare una quota del loro patrimonio in investimenti alternativi e di lungo termine; fondi sovrani alla ricerca di investimenti qualificati e redditizi; fondi specializzati del real estate. Prima o poi, comunque, il calo della redditività delle uve - dovuto all’eccesso di offerta - arresterà l’impennata dei prezzi dei vigneti: i grandi produttori avranno la meglio e i piccoli non riusciranno a sostenere i costi. “La concentrazione delle proprietà è una direzione inevitabile”, conclude Narduzzi. Nel frattempo la vigna continua a richiamare investitori. Nelle Langhe un ettaro di vigneto a Barolo classico costa sui 150-200mila euro per ettaro, e qualora si tratti di Barolo Cru può toccare anche i 700-800mila euro. Le quotazioni più alte, secondo i dati Inea 2009, si incontrano sulle colline senesi di Montalcino (340-420mila euro per ettaro), dove la spesa necessaria per un investimento nella zona del Brunello parte di solito dai 4 milioni di euro, considerato che la tenuta deve avere almeno 8-10 ettari di vigneto per essere efficiente. Svettano anche i prezzi nel Trevigiano: qui il riconoscimento della Doc interregionale del Prosecco ha provocato un innalzamento delle quotazioni su un’area molto ampia, anche se i picchi oltre i 500mila euro per ettaro si registrano solo nella Docg di Conegliano e Valdobbiadene.

Il listino

Barolo. Nelle Langhe un ettaro di vigneto a Barolo classico costa sui 150-200mila. Se però si passa dal classico al Barolo Cru le cifre registrano un’impennata vertiginosa e per un ettaro si può arrivare a pagare tra i 700 e gli 800 mila euro.

Prosecco. Per un vigneto Docg Chianti Classico le quotazioni sono salite del 75% e per un Docg di Valdobbiadene del 55%. Così nella zona del Prosecco si trattano appezzamenti per un valore che può andare dai 340 ai 516mila a ettaro.

Brunello. Nelle colline senesi le quotazioni più alte. La spesa necessaria per un investimento nella zona del Brunello parte di solito dai 4 milioni di euro, considerando che la tenuta deve avere almeno otto o dieci ettari per essere efficiente.

Copyright © 2000/2018


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2018

Pubblicato su

Altri articoli