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Il Sole 24 Ore

Patente di qualità per le produzioni ... Le province venete si suddividono un totale di 33 certificazioni Dop e Igp... Agroalimentare. Il comparto cerca di superare le fragilità strutturali che lo caratterizzano... Ripartire dalla qualità del cibo e del vino, produzioni trainanti dell’economia veneta che hanno evidenziato una capacità di reagire alla crisi e invertire la tendenza negativa superiore ad altri comparti produttivi. Ripartire, cercando però di superare le fragilità strutturali, che caratterizzano il comparto agroalimentare e frenano la capacità di conquistare crescenti quote di mercato disponibili all’estero, soprattutto nei paesi emergenti. Le imprese della filiera italiana sono 1,2 milioni, 102mila in Veneto, 42mila a Verona, provincia leader nel settore (tra cui 18mila imprese agricole, 700 industrie alimentari su 3.500 attive in regione, 5mila imprese di commercio e ristorazione sulle 22mila venete), producono l’8,5% del Pil nazionale e occupano il 12,5% degli addetti. Le province venete si suddividono i primati, forti delle 33 certificazioni di produzione a denominazione di origine protetta o a indicazione geografica protetta (ortaggi e frutta, formaggi, insaccati, riso, oli extravergine d’oliva), di cui 15 riconducibili alla provincia scaligera. Verona è polo specializzato nell’industria dolciaria, nella lavorazione di frutta e ortaggi, nelle bevande, nella lavorazione di alimenti per animali e di olii e grassi; Treviso è leader nei settori lattiero caseario, nelle bevande, nella lavorazione di granaglie e amidacei; Padova, nella produzione di carne; Venezia e Rovigo, infine, nella pesca e nella lavorazione del pescato. Più del 70% dell’industria alimentare regionale è concentrata nella produzione di panetteria, pasticceria, biscotti, caramelle, zucchero, cacao, paste alimentari, tè e caffè. Verona, che in questo contesto ha un ruolo di assoluta leadership, proprio per la presenza di grandi industrie dolciarie e di paste alimentari i cui brand sono diventati leader a livello nazionale e internazionale (da Bauli a Paluani, da Melegatti a Del Colle, a Rana) esporta più del 47% dei prodotti alimentari veneti e si conferma ai primi posti anche nella produzione di vino (pari a oltre il 40% delle esportazioni alimentari venete). In particolare, il comparto produttivo del vino veronese e del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene hanno registrato già nel primo trimestre 2010 una decisa crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (rispettivamente +16,2 e +16,5%), come documentano i dati elaborati dal Servizio studi e ricerche di Intesa SanPaolo, contenuti nel Monitor dei distretti produttivi presentato nel giugno scorso. Se l’agroalimentare è dunque un settore trainante, che promette di poter crescere ancora, “occorre però affrontare i problemi strutturali che riguardano l’endemica polverizzazione della filiera in unità aziendali di dimensioni ridotte, soprattutto tra le produttrici di vino e negli allevamenti. Troppo piccole sono anche molte industrie agroalimentari, oltre il 60% delle quali artigiane - sottolinea Bettina Campedelli, prorettore dell’Università di Verona e ordinario di economia aziendale -. Altri punti deboli riguardano la fragilità dei modelli imprenditoriali, il limitato ricorso a ricerca e sviluppo e all’informatica”. Occorre quindi - secondo Campedelli - “valorizzare maggiormente il prodotto veneto soprattutto di filiera vitivinicola, lattiero casearia e della carne, promuovere il biologico e proporre prodotti rispondenti alla domanda di qualità, di appartenenza territoriale, dai quali il successo degli alimentari a chilometri o, di sostenibiità”. Per ovviare alle dimensioni aziendali ridotte, ad esempio, i produttori di amarone della Valpolicella, nel Veronese, hanno fatto squadra e dato vita da poco più di un anno all’associazione delle Famiglie dell’Amarone d’Arte, che raggruppa 12 cantine storiche (tra cui Nicolis, Allegrini, Speri, Tommasi, Venturini e Masi Agricola) con l’obiettivo di promuovere e difendere la qualità di uno dei tre grandi vini rossi italiani più conosciuti al mondo. “Canada, Svizzera e Stati Uniti sono i nostri principali mercati”, elenca Stefano Cesari, vicepresidente. Sempre tra i produttori del prezioso rosso veronese c’è chi punta tutto sull’internazionalizzazione: la Gerardo Cesari Spa, che esporta l’amarone in 44 paesi, studia strategie per conquistare nuovi spazi sul mercato del Brasile. Incrocia infine le nuove tendenze del mercato, orientato a promuovere la filiera biologica e la sostenibilità, la filosofia di sviluppo di Ecornaturasì Spa, specializzata in prodotti biologici e biodinamici, fatturato 2009 pari a 122 milioni, che commercializza oltre 4mila prodotti in circa mille punti vendita (290 Cuorebio, 78 supermercati Naturasì in Italia e due in Spagna, che lo scorso anno hanno fatturato 94 milioni). La Spa ha sede legale a Verona e riferimento logistico e commerciale a San Vendemmiano, nel Trevigiano.


Vince la dolcezza

Pasticcini e biscotti. Più del 70% dell’industria alimentare veneta produce panetteria, pasticceria, biscotti, caramelle, zucchero, cacao, paste alimentari, tè e caffè.

L’esportazione di alimentari. Più del 40% è rappresentata dal vino.


Prosecco extra dry sul podio a Los Angeles.

Medaglia d’Oro, più due menzioni: best of class e best sparkling per il Prosecco Valdobbiadene
extra dry Docg Terre di San Venanzio Fortunato, prodotto dall’omonima azienda. Il riconoscimento, conquistato a Los Angeles, in un concorso che ha visto la partecipazione delle migliori etichette di champagne, incorona una piccola impresa vitivinicola di Valdobbiadene (quest’anno anche premio all’etichetta), da tre anni sul mercato, che produce 100mila bottiglie all’anno. Una produzione che punta tutto sulla qualità: una lavorazione il meno invasiva possibile, anidride solforosa ridotta al minimo, nessun uso di chiarificanti e solo uva di Valdobbiadene.

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