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Il Sole 24 Ore

Crescere all’estero con le aggregazioni ... La globalizzazione del vino segue quella dell’economia. “I volumi si fanno ancora sui mercati tradizionali - osserva Gianni Zonin, 72 anni, presidente della Casa vinicola Zonin di Gambellara, nel Vicentino - ma il mondo è diventato piccolo e bisogna essere dappertutto. Il nostro vino è anche sulle tavole di 12 paesi africani, compresi Sudafrica, Kenia, Madagascar e Mauritius. Non si esporta tanto, ma lì dove ci sono turisti occidentali vanno intercettati e fidelizzati”.

Il vinicolo italiano o esporta o rischia di morire. Qual è il giusto livello?

Elevato: tre quattro anni fa esportavamo il 35%, oggi siamo al 60 e ora puntiamo al 70%. Esportiamo in ben 101 mercati.

I dati sull’export dicono che la ripresa negli Usa è avviata anche per il vino.

Lo confermo: negli Usa abbiamo due aziende, una di produzione, la Barboursville in Virginia, e una di distribuzione. Abbiamo anche un ristorante, sempre a Barboursville, e un altro, con l’insegna Gustavo, che apriremo a New York il prossimo 1° maggio.

Rimangono i mercati lontani, quelli che crescono di più ma su cui bisogna investire: un problema per un settore polverizzato come il nostro.

Abbiamo vigneti piccolissimi e aziende piccolissime. Certo che si fa fatica a penetrare i mercati lontani: non c’è massa critica. Bisogna invece aggregarsi o solo consorziarsi e poi tentare la fusione. Pensi che invece in Australia le prime tre aziende controllano il 70% del mercato nazionale.

In Italia è crisi: calano ancora i consumi, anche se cresce il segmento alto di mercato.

Il fenomeno purtroppo è di lungo periodo. Ma è anche vero che il consumatore è diventato più attento: snobba i vini di moda e premia quelli con un miglior rapporto prezzo-qualità. Senza trascurare la sicurezza: non necessariamente un prodotto costoso è più sicuro, ma eviterei anche un primo prezzo.

Dal rapporto Mediobanca sul vinicolo emerge che nelle aziende è aumentato il costo del lavoro e ora sono meno competitive. Le risulta?

Negli ultimi anni si sono sommati due fenomeni negativi: il calo della domanda e il taglio dei prezzi, praticato da molte aziende, nell’intento di mantenere i volumi. Questo spiega il calo dei profitti.

Nel vostro bilancio 2009 avete aumentato i ricavi ma è calato il Mol del 20% a quattro milioni. È la conferma del trend Mediobanca?

Non abbiamo tagliato i prezzi: abbiamo preferito mantenere le posizioni e mi pare di non aver sbagliato. Nel 2010 siamo andati meglio: i ricavi sono saliti da 91 a 107 milioni e continuiamo a migliorare anche nel 2011.

Quali sono i vini italiani oggi più richiesti?

Tra i bianchi il Pinot grigio continua ad andare bene. Ma vedo in rapida ascesa il Vermentino e il Fiano di Puglia del Salento. Inoltre il Sauvignon blanc sta avendo performance straordinarie.

E tra i rossi?

Bene il Nero d’Avola, tiene bene il Sangiovese. Bene anche il Refosco del Friuli e la Bonarda dell’Oltrepo. E poi da noi va forte l’Amarone.

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