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Il Sole 24 Ore

È la promozione la via del rilancio ... Intervista. Lamberto Vallarino Gancia... No ad appesantimenti burocratici e rilancio delle strategie di filiera per cogliere le oportunità sui mercati. È questa la ricetta del presidente di Federvini, Lamberto Vallarino Gancia (che, nel corso dell’assemblea e all’unanimità, è stato confermato alla presidenza per un altro triennio) per il rilancio del vino italiano. “Il vino all’estero sta attraversando un momento positivo - spiega Vallarino Gancia - sono ripartite le vendite negli Usa. Ma anche in Russia e Cina, Paesi che ormai rappresentano per il made in Italy sbocchi consolidati”.

E invece in Italia?

Qualche segnale positivo viene anche dal nostro Paese. Con la nostra campagna “Wine in moderation” da anni ci battiamo per promuovere lo stile mediterraneo, il bere cioè con moderazione privilegiando la qualità alla quantità. E i risultati cominciano ad arrivare. Oggi anche in Italia si registrano progressi per i vini della fascia di prezzo superiore agli 8 euro a bottiglia Un segnale a nostro avviso del fatto che anche il consumatore italiano sta sempre più privilegiando prodotti di qualità in una logica che punta a conciliare meno vino e prevalentemente ai pasti.

E quale futuro si prospetta per i vini Igt per i quali è in vista una piccola rivoluzione?

Il ministero per le Politiche agricole sta studiando un decreto che punta a introdurre una stretta sui controlli per i vini a indicazione geografica. In sostanza anche i vini Igt, come già accade per i Doc e i Docg, dovranno sottostare ai controlli di un ente terzo di certificazione al posto delle attuali verifiche che sono solo documentali.

E questo può comportare difficoltà?

Il rischio, secondo molti produttori, è che si introducano nuovi adempimenti penalizzando una tipologia di prodotti che ha fatto della semplicità delle regole il proprio punto di forza. Ci auguriamo si riesca a individuare una soluzione in grado di offrire le giuste garanzie ai consumatori senza però ingessare il sistema.

Quanto pesa il segmento delle etichette Igt?

Certo non si tratta di una nicchia. Si calcola che i vini a indicazione geografica tipica rappresentino circa il 27% della produzione nazionale.

E sulla liberalizzazione degli impianti qual è la vostra posizione?

Siamo contrari a riforme che possano intaccare il patrimonio costruito negli anni dai territori inflazionando aree vocate. Ma siamo anche dell’idea che questa non rappresenti la pietra angolare della viticoltura europea. E cioè, non è evitando la liberalizzazione dei vigneti che si risolveranno tutti i problemi del settore europeo.

Cosa manca al vino italiano per lo sviluppo futuro?

Un osservatorio nazionale che possa fornire dati puntali e univoci sui mercati guidando gli investimenti delle imprese, anche di quelle di più piccola dimensione. E una cabina di regìa per coordinare le iniziative promozionali.

La promozione resta un tallone d’Achille?

Resta un nervo scoperto, ma sarebbe ingeneroso dire che in questi anni non è stato fatto nulla. Grazie ai finanziamenti Ue sono nate aggregazioni di imprese ed è stato possibile avviare un importante percorso che porterà presto alla nascita di un marchio unico per contrassegnare all’estero le iniziative del vino italiano.

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