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Il Sole 24 Ore

L’Italia è presente con investimenti negli elettrodomestici, nel tessile e nel vino… Nuova Zelanda al rilancio … Dal biotech alle infrastrutture il Governo punterà su molti settori... I continui terremoti a Christchurch, la tragedia dei minatori di Pike River e l’ondata di gelo che ha paralizzato il Paese ad agosto. Gli ultimi mesi non sono stati facili per la Nuova Zelanda. Lo stato di salute del Paese, che dal 9 settembre ospiterà i Mondiali di rugby, tuttavia resta buono, specie se paragonato alle principali economie occidentali. La recessione che si è recentemente abbattuta sulle principali nazioni occidentali ha risparmiato l’Australia e la Cina, con cui la Nuova Zelanda intrattiene cospicui scambi commerciali. Di conseguenza, il Paese, dopo un breve periodo con il segno negativo (dall’ultimo trimestre del 2008 al primo del 2010) ha ripreso a crescere, segnando un +1,7% nel quarto trimestre del 2010 e un +0,8% nei primi tre mesi dei 2011. I terremoti che hanno colpito la città di Christchurch negli ultimi mesi hanno causato seri danni all’economia dell’isola del Sud, ma la ricostruzione di case, aziende e infrastrutture costerà due miliardi di dollari neozelandesi nei prossimi dieci anni, contribuirà ad alimentare il settore delle costruzioni e porterà anche una crescita del Pil e dell’occupazione (a giugno 2011 il tasso di disoccupazione è al 6,5 per cento). Lo scorso marzo la Banca centrale neozelandese ha abbassato il tasso ufficiale di sconto dal 3 al 2,5% per cercare cli recuperare la fiducia dei risparmiatori e degli investitor, livello che non è stato ritoccato da allora, nonostante incoraggianti dati di ripresa economica, a causa dell’attuale fragilità delle economie a livellò globale. Preoccupante invece per l’export, e per i turisti che andranno in Nuova Zelanda per i Mondiali di rugby, l’alto livello del dollaro neozelandese, che ora vale 58 centesimi di euro. Il Governo neozelandese ha individuato alcuni settori di punta in cui è auspicata una collaborazione con aziende estere. Tra questi settori figurano biotecnologie e tecnologie pulite, food and beverage, manifatturiero ad alto valore aggiunto, information and communication technology, infrastrutture, petrolio e materie prime, venture capital e private equity. In particolare, Wellington ha deciso di dedicare forti investimenti nello sviluppo delle infrastrutture nei prossimi anni, con particolare attenzione alla rete ferroviaria, recentemente rinazionalizzata, e all’energia geotermica. Verranno investiti anche 1,5 miliardi di dollari neozelandesi (0,9 miliardi di euro) nella banda larga nei prossimi dieci anni, in modo da garantire una connessione Internet ultraveloce ad almeno il 75% della popolazione. Qui non si applica una tassazione sul capital gain e le materie prime possono essere importate a zero tasse. A partire dal 2012, la tassa corporate sarà al
28%, rispetto al precedente 30 percento. Dal 2008-2009, gli imprenditori stranieri che investono in ricerca e sviluppo possono usufruire di un credito d’imposta pari ali per cento. La Nuova Zelanda non è, salvo alcune interessanti eccezioni, nel radar delle imprese italiane. Tra i pochi brand presenti ci sono De Longhi e Natuzzi, che hanno conquistato una fetta del mercato di fascia alta degli elettrodomestici e dell’arredamento. Sulle tavole neozelandesi compaiono anche i dolci Ferrero, prodotti nella vicina Australia. Complici la natura incontaminata, l’alta qualità della materia prima e i prezzi relativamente bassi della terra, la Nuova Zelanda però è entrata nei portafogli di alcuni imprenditori dei tessile e del vino. Loro Piana, per esempio, ha ideato Zealander, una linea di abbigliamento maschile prodotta con la più fine lana merino neozelandese. La collaborazione con produttori locali ha portato anche alla creazione dell’innovativa “pecora nera”, una varietà di lana per la quale si utilizza esclusivamente il vello di pecore dal colore naturalmente scuro. Anche la biellese Reda è presente nel Paese australe con tre allevamenti di lana merino nell’isola dei Sud, per un totale di 30miia pecore e 33mila ettari di terreno. Nel settore enologico, i fratelli Antinori possiedono 13 ettari di vigneti nella regione di Marlborough, famosa per il suo Sauvignon Blanc. Guala Closures Group, che realizza chiusure di sicurezza in plastica e alluminio per bottiglie, ha una fabbrica a Auckland che serve il settore vitivinicolo locale, in forte crescita e sempre più apprezzato all’estero. Infine Mapei (sigillanti e ausiliari per l’edilizia) controlla Mapei New Zealand al 100 per cento. La società ha recentemente fornito i materiali per la ristrutturazione e il rafforzamento del Grafton Bridge, l’iconico ponte che collega il centro di Auckland con il suo hinterland.

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