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Il Sole 24 Ore

Viva il modello Pietrasanta … Una, dieci, cento Pietrasanta! Questo borgo potrebbe diventare un modello per sviluppare turismo in luoghi dove non ci siano né mare né montagna (senza nulla togliere alle ammiccanti Apuane alle spalle). Il mix di arte, bellezza e gastronomia, assieme alla piacevolezza del borgo, attrae visitatori interessati alla decina di atelier di grandi artisti e alle gallerie. Non solo arte: anche il cibo gioca un ruolo importante. Durante le serate, in estate, attorno alla ragnatela del centro si forma un lungo refettorio, con tavoli e tavoli apparecchiati. Si ha l’impressione che Forte dei Marmi, Viareggio, Marina di Pietrasanta trasferiscano in questo borgo un pubblico brulicante: per cenare o per mostrarsi in vetrina (c’ero anch’io.), così come succede nei locali vip della Versilia. Un modello, nel modello Pietrasanta, diventata l’Enoteca Marcucci (via Garibaldi 40, tel. 0584791962), sempre più punto di riferimento, creato dall’elettrico Michele, il patron, che, vigile all’ingresso del locale, comanda una squadra di scattanti collaboratori o è pronto a stappare una bottiglia millesimata per il cliente appassionato. La prestigiosa e coccolata cantina dell’Enoteca (circa 2500 etichette) vale un viaggio con assaggio di salame d’oca o di foie gras di baccalà (merluzzo): una rarità. Poi, in quei tavolini di strada, gradevoli con candele e piccole sculture, piovono proposte easy, ma con ingredienti ricercati o sorprendenti, quali il tenero e sapido filetto con osso di black angus americano. Una maniera intelligente di proporre sì, il banale filetto, ma con modalità medita. Le cotture alla brace (bistecche, seppioline, baccalà) sono da sempre un must (la legna è di sottobosco di papà Giuseppe). Vasta la scelta di zuppe (farro e fagioli; verdure; seppioline e frutti di mare, il pesce del giorno) e soprattutto la gustosa pappa al pomodoro; variegati gli antipasti, tra cui un riuscito crostone con fichi e salame d’oca, la terrina di pesce spada, la tartare di ricciola. Squisito il gelato fatto al momento, con latte affumicato; profumata la mattonella di lavanda di Franca. Il successo del modello Pietrasanta-Enoteca ha generato nuovi locali, quali il colorato “Filippo” (via S. Stagi 18, tel. 058470010). Un ristorante, ma pure b&b, che serve un menu della giornata o “i piatti classici”: paste all’uovo ben fatte (testaroli della Lunigiana al pesto; maltagliati con gamberi e fiori di zucca); delicata crema fresca di pomodoro con noce di ricotta di bufala cervello e animelle fritte con fiori di zucca (solo il martedì sera, giorno di macellazione) fritto di pesce alla viareggina (solo il giovedì, per marcarne la freschezza); trancetto di baccalà o roast beef con patate arrosto. Ottima la cassata ghiacciata della casa. La cucina semplice, ricercata negli ingredienti, lontana dai roboanti menu degustazione (e dalle dekrizioni birignao) a costi abbordabili forse attira ancora, nonostante la crisi. Sine qua non.

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